Imola. I tempi, certo, non consentono inutili passerelle; resta il fatto che la tavola rotonda organizzata al termine dell’assemblea annuale della Cooperazione di Imola non è stata per niente banale. Al contrario, le necessità di stare in tempi brevi ha “costretto” gli invitati ad essere molto asciutti e senza concessioni alle frasi di maniera.
Coordinati da Dario Guidi (direttore del mensile “Consumatori”) hanno parlato Davide Brentani (direttore generale 3 Elle), Pietro Cassani (direttore generale gruppo Sacmi), Paolo Cattabiani (presidente regionale Legacoop) e Marco Gasparri (presidente delegazione imolese Unindustria). Erano stati preceduti da un saluto per nulla formale del sindaco di Imola Daniele Manca.
E proprio dal primo cittadino è venuta un’affermazione importante. Tutti hanno ricordato che l’amministrazione pubblica paga con tempi biblici e che molte imprese rischiano di essere messe in ginocchio e da Manca è venuto un impegno significativo. “Se sono messo di fronte alla scelta: o la vita delle aziende o il patto di stabilità, io non ho dubbi, io voglio salvare le imprese”.
E’ stata praticamente unanime la valutazione sulla crisi (nulla sarà più come prima e ancora questo concetto non è stato completamente digerito) e anche, a ben vedere, sulle mosse da fare per rilanciare lo sviluppo. Bisogna abituarsi a vivere in un mondo globale e questo ha delle conseguenze precise: le aziende italiane, cooperative e non, sono troppo piccole per competere all’estero, perché lì i nuovi paesi, ormai emersi, arrivano forti non più solo dei bassi salari, ma con un know-how di altissimo livello. E il tutto è aggravato da un paese, l’Italia, che non sa fare sistema. Cattabiani lo ha ricordato con chiarezza: “Granarolo non ha acquistato Parmalat perché dietro all’acquirente francese c’era anche uno Stato, un’Amministrazione, una serie di certezze che da noi mancano”.
Cassani ha definito il Gruppo Sacmi come la misura industriale minima per operare nel mondo, ma quei numeri riguardano solo una piccola quota delle imprese italiane, tanto è vero che le nostre storiche magagne fanno sì che i gioielli (è stata citata la Ducati) vengano poi venduti a chi mette sul piatto quei soldi che qui non ci sono.
Anche il tema delle banche, di conseguenza, è stato ampiamente citato, se non altro per ricordare che il caso di un gruppo cooperativo con un fatturato di 20 milioni di euro si è visto offrire un prestito di favore ad un tasso dell’8% (ma quale settore ha oggi quei margini di redditività?)
E nel che fare per uscire dalla recessione (Gasparri ha detto che per lui il governo Monti ha esaurito la sua spinta propulsiva) c’è tanta richiesta di innovazione e di cervelli. Cassani ha ricordato che va sul mercato un nuovo forno per la ceramica che consente un risparmio energetico del 30%, ma quanti si possono permettere ricerche che hanno bisogno di tempo e di verifiche.
Sono processi, anche qui la valutazione è stata unanime, che non si mettono in moto a tavolino. E di qui la riflessione, più esplicita in Cattabiani, che la riforma della politica e dei partiti è l’elemento che potrà fare la differenza.
Sperando, aggiungiamo, che ci sia ancora qualcuno in grado di ascoltare.