Leggo e rileggo su “leggilanotizia” l’articolo di Denis Grassi “Lo tsunami di cemento” che ha cancellato il Belpaese. Lo condivido in gran parte e di conseguenza mi preoccupa l’assenza di ogni commento in calce a tale articolo. Mi chiedo come mai: indifferenza? rassegnazione? insensibilità? A meno che non sia, come nel mio caso, l’inabilità al mezzo telematico, quella che mi induce a esprimere il mio parere con la presente tradizionale “lettera al direttore”.
Dal “Sole24 ore” di oggi 18 aprile riporto una valutazione del Censis che prevede un drastico crollo del valore degli immobili. “La nuova tassa sugli immobili, insieme alla rivalutazione del 60% degli estimi sono i veri problemi che peseranno sulle tasche delle famiglie italiane le quali, per far fronte all'ulteriore pressione fiscale, prima di intaccare i risparmi ricorreranno alla messa in vendita delle seconde case. E questo farà crollare per la prima volta dopo i decenni il prezzo delle case”.
Senza entrare nel merito delle  modalità di applicazione dell’Imu, è prevedibile che perdurando la crisi le prime ad essere vendute saranno le tante abitazioni inutilizzate, acquistate a suo tempo quale forma di investimento-rifugio. Con tutto ciò c’è chi crede di poter pigiare ancora sul pedale dell’espansione edilizia per creare lavoro e (se ho capito bene) fare affluire denaro nelle casse comunali sotto forma di oneri di urbanizzazione. La crisi potrebbe essere un’opportunità per ri-orientare il nostro modo di creare benessere e ricchezza, e invece si vive dentro una deleteria coazione a ripetere…
Perciò mi convince per molti aspetti la critica che l’associazione Attiva muove al Psc nel suo più recente documento. Ne sottolineo un punto propositivo: “Priorità alla rigenerazione e riqualificazione, immobiliare e urbana, cioè priorità al riutilizzo della città esistente rispetto alla nuova espansione e alla edificabilità di suoli agricoli. … Potrebbe porre fine al fenomeno particolarmente acuto nei centri storici dell’affitto di case fatiscenti o poco dignitose alle persone migranti. Favorirebbe la trasformazione della industria delle costruzioni, consentendo lo sviluppo delle piccole imprese e dell’artigianato. … Si deve rigenerare la città esistente definendo ambiti di riqualificazione prevedendo un indice di perequazione specifico in funzione della loro localizzazione, compensato da un sistema di incentivi”.
Certo, le strade nuove sono talvolta anche le più difficili da percorrere, però io dalle amministrazioni del mio territorio mi aspetterei scelte coraggiose.
(Giuliana Zanelli)

L'articolo di Denis Grasso