Imola. A quasi un anno dall’istituzione del Registro comunale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat – testamento biologico) 58 sono i cittadini che ne hanno chiesto la registrazione (34 donne e 24 uomini) di cui ben 15 nei primi tre mesi del 2012, corrispondente all’1 per mille della popolazione imolese maggiorenne. Un percorso che è partito nel 2009 dalla raccolta di oltre 400 firme realizzata dalla Federazione della Sinistra, proseguito dal gruppo consiliare della Sinistra Arcobaleno culminata a fine 2010 con l’iniziativa con Beppino Englaro nella gremitissima sala dello Zoo Acquario, e dal Forum Pd “Etica, scienza e nuovi diritti”, e giunto all’approdo grazie al voto della maggioranza compatta (Sinistra Arcobaleno, Pd e Idv) di una mozione cui poi la Giunta ha dato attuazione.
“Sono poche? Sono tante? – riflette il Comitato imolese per la laicità -. L’aspetto qualificante è aver permesso a chi voleva depositare la propria Dat di poterlo fare, dando l’opportunità di esercitare un diritto, e quindi, prescindendo dal dato quantitativo, ciò che maggiormente conta è l’aver innescato un cambiamento culturale e l’aver proposto alla città l’occasione per riflettere e per confrontarsi su tematiche di grande importanza. Ma anche rimanendo sul dato quantitativo, a noi sembra che sia un risultato davvero interessante, considerata specialmente la delicatezza del tema. Peraltro, da una sommaria verifica sullo stato dell’arte dei registri Dat in giro per l’Italia non emerge un quadro esaltante. La comparazione ci dice che la nostra esperienza ne esce notevolmente valorizzata”.

I registri esistenti
I registri comunali e provinciali operativi e funzionanti sono meno di una novantina, una cinquantina sono invece le situazioni in itinere o che presentano situazioni simili a quelle dei registri, ma in collaborazione con altri soggetti, o nei quali il progetto è stato presentato ma poi bocciato da giunte di centrodestra: un totale quindi di circa 140 Comuni che si sono concretamente posti il problema… abbastanza pochi. Nel campo delle grandi città, a Napoli, la giunta lo ha annunciato ma non ancora istituito, il Comune di Torino lo ha istituito a marzo 2011 e dopo circa un anno le Dat sono 291 su oltre 900mila abitanti (a Imola 54 su 70mila in 9 mesi è un dato sorprendente), il Comune di Milano non ce l'ha (c’è una proposta del consigliere comunale radicale Cappato), il comune di Bologna l'ha istituito in dicembre 2011, ma in una forma complessa che prevede una collaborazione con i notai (quindi non a costo zero), a Bari, siamo alla raccolta firme, a Cagliari è stato istituito dalla Provincia nel 2009 e non dal Comune, Palermo l'ha istituito a novembre 2011; a Genova è stato istituito a fine 2009. Nella Provincia di Modena, sono 12 i Comuni, compreso il capoluogo, che lo hanno istituito per un totale di circa 200 Dat.

La risoluzione del Consiglio d’Europa
Come conferma della nostra scelta di istituire il Registro delle Dat ad Imola proprio recentemente il Consiglio d’Europa, con la risoluzione 1859 del 25 gennaio 2012, raccomanda agli Stati membri di adeguare la propria regolamentazione interna sull'applicazione del testamento biologico. Il documento del Consiglio d'Europa chiede che tutti i 47 Stati membri regolamentino il testamento biologico affinché tutti i cittadini siano messi in condizione di esprimere le loro volontà su cure e trattamenti che sono disposti a ricevere quando la loro condizione gli impedirà di comunicare le proprie decisioni al medico. Un principio peraltro già espresso nella Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina. Nell’affermare questo, è anche stato indicato come principio guida quello dell'accessibilità: il testamento biologico deve diventare un diritto riconosciuto per ogni cittadino dell'Unione. Questo vuol dire che l'impegno dei legislatori dovrà andare verso una soluzione caratterizzata da burocrazia snella e costi contenuti. Ma quando riusciremo in Italia a legiferare, tra crisi economica, governi tecnici, campagne elettorali ed equilibrismi con il mondo ecclesiastico?

Il ruolo dei Comuni
In questo scenario come può intervenire un Comune in favore dei suoi cittadini? Istituendo il Registro comunale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento, regolamentato nel pieno rispetto delle leggi vigenti, e consentendo quindi ai cittadini che vogliano esprimere le proprie volontà in tema di fine vita, di iscriversi al registro. Il Comune di Imola lo ha fatto. L’iscrizione al registro permette di garantire certezza sulla data di presentazione, sulla fonte di provenienza (il dichiarante) e sul fiduciario, la persona depositaria delle volontà scritte del dichiarante designata a garantirne la corretta esecuzione. Il tutto senza alcun costo e creando i presupposti per agevolare all’occorrenza la verifica dell’esistenza del testamento biologico di un malato da parte di un medico o di un parente. Appare evidente come gli obiettivi che l’istituzione di un registro comunale permette di raggiungere non sono di poco conto, senza dimenticare che quanti più Comuni operassero in tal senso, tanto maggiore sarebbe la pressione sul nostro Parlamento perché provveda a legiferare in materia secondo le direttive europee.

“Quante volte abbiamo pensato di scrivere il nostro testamento biologico, ma poi non lo abbiamo fatto? Quante volte avremmo voluto parlarne in famiglia o con la persona che più ci è vicina e non ne abbiamo mai trovato il tempo? A volte può giocare la pigrizia, altre la disinformazione, altre ancora il voler evitare di parlare in famiglia di un argomento di assoluta delicatezza: se tutto ciò è umanamente comprensibile, riteniamo che scrivere e depositare la propria Dat sia un atto di responsabilità e di maturità. Evidentemente se facciamo una classifica di cosa preoccupa più le persone, sicuramente in testa c'è il tema de lavoro, che non c'è, o è precario e non dignitoso, ma è comunque necessario uno Stato in cui siano salvaguardati i diritti civili, anche per pochi, perché sono segnali di civiltà. I diritti collettivi e quelli individuali sono molto più collegati di quanto non si voglia vedere ed uno Stato che abbia a cuore il benessere dei suoi cittadini dovrebbe garantire gli uni e gli altri”, conclude il Comitato.

Per informazioni o per richiedere un modello di Dat scrivere a testamentobiologicoimola@gmail.com.