Bologna. Ricorso al Tar Emilia-Romagna dei Comitati Acqua e Federconsumatori contro la delibera del 22 dicembre 2011 di Ato Bologna che aumentava le tariffe idriche e approvava una nuova convenzione col gestore Hera per il quinquennio 2011-2012. I Comitati per l’acqua bene comune di Bologna, di Imola e dell’Emilia-Romagna, la Federconsumatori di Bologna congiuntamente alla Federconsumatori nazionale hanno così deciso di passare dalla protesta ai fatti. Ciò che viene contestato è che in quella delibera dell’Ato contiene la riaffermazione e l’inserimento in tariffa della “Remunerazione del capitale investito” nonostante il referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011, e nonostante il decreto del Presidente della Repubblica del 18 luglio 2011 n° 116. “Ricordiamo inoltre che la Corte Costituzionale, nel decreto di ammissibilità del quesito referendario ha chiarito che ‘Invero, il quesito in questione risulta idoneo al fine perseguito, perché, come sopra si è notato, coessenziale alla nozione di rilevanza economica del servizio è la copertura dei costi…, non già la remunerazione del capitale’ e che, ‘… Infine, la normativa residua, immediatamente applicabile (sentenza n. 32  del 1993), data proprio dall’art. 154 del d.lgs. n. 152 del 2006, non presenta elementi di contraddittorietà, persistendo la nozione di tariffa come corrispettivo, determinata in modo tale da assicurare «la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio “chi inquina paga. La delibera di Ato Bologna poi,  introduce una nuova voce a sostituzione parziale della ‘remunerazione’ denominata ‘Oneri finanziari’, voce inesistente nella legislazione della tariffa normalizzata e quindi illegittima, ed inapplicabile. Oscura risulta inoltre la definizione della nuova convenzione nelle parti relative alla definizione dei costi operativi e della determinazione dei cosidetti crediti per minori ricavi”.
Ciò che chiedono i ricorrenti è “un diverso sistema di finanziamento del servizio, ed il nostro orizzonte, non è quello del “metodo normalizzato” senza la “remunerazione”, ma il sistema indicato dalla proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da 400.000 persone nel 2007, ma intanto va ripristinata la legalità applicando la legge e quindi l’esito referendario”.
Viene poi fatto un invito ai sindaci del territorio “ad aprire il confronto che non c’è stato nella definizione della delibera del 22 dicembre, sia coi comitati acqua che con le associazioni dei consumatori e con le Organizzazioni sindacali dei lavoratori al fine di operare scelte legittime, necessarie alla tutela della risorsa idrica, a garantire il diritto umano all’acqua e la coesione sociale del nostro territorio”.