Ferrara. “La più grande debolezza della violenza è l’essere una spirale discendente che dà vita proprio alle cose che cerca di distruggere. Invece di diminuire il male lo moltiplica.” E’ questa frase di Martin Luther King ad introdurre il catalogo della mostra “Violence l’arte interpreta la violenza”, tema scelto per la XVª edizione della “Biennale Donna” di Ferrara, inaugurata sabato 21 aprile. Organizzata dall’Unione donne in Italia (Udi) e dalle Gallerie di Arte moderna e contemporanea della città estense, la mostra ospita le opere di 7 artiste  di nazionalità diversa: Naiza H. Khan (Pakistan), Yoko Ono (giapponese naturalizzata statunitense), Loredana Longo (unica italiana), Valie Export (Austria), Regina Josè Galindo (Guatemala), Lydia Schouten (Olanda), Nancy Spero (USA, scomparsa nel 2009). La violenza messa sotto i riflettori in tutte le sue manifestazioni: dalla criminalità comune che popola le cronache dei media , alla guerra , alla violenza contro le donne nelle sue diverse forme e contesti. Naiza Khan: Un tema impegnativo, sottolinea Liviana Zagagnoni del Comitato Biennale Donna e anche rischioso, che si è voluto trattare e indagare in una visione ampia, come precisa Lola Bonora una delle due curatrici della mostra insieme alla giovane critica Silvia Cirelli. “Non è una mostra consolatoria”, continua Bonora, “potrebbe anzi essere il cosiddetto pugno nello stomaco, ma credo faccia bene a tutti riflettere su quello che sta succedendo, per mettervi rapidamente un freno”. “Le artiste sono state selezionate fra coloro che da sempre indagano questo tema e da sempre lo vivono traducendolo nelle loro opere. Una scelta quindi accurata, con la proposta di opere non banali, non create per l’occasione e idonee ad esprimere la complessità dell’argomento” dice Silvia Cirelli. “Sono le violenze di oggi. Le opere esprimono un costante equilibrio fra la consapevolezza che la violenza è senso comune , riguarda tutti e l’attualità del tema, antico ma nuovo, che richiede partecipazione emotiva, sensoriale”. Obiettivo centrato, perché la mostra è di alto livello e merita di essere visitata sia per il percorso che propone che per la qualità delle artiste. Un livello che questa manifestazione, unica nel suo genere, mantiene da 15 anni grazie all’intelligenza, la competenza e la creatività di un universo femminile che in essa trova spazio e voce. Tutte le artiste hanno trascorsi di impegno sociale e politico per la pace, per i diritti delle donne (Nancy Spero è nota fra le femministe americane), per i diritti umani (la Galindo si è incatenata per 4 giorni per protestare contro una legge che considera criminali tutti gli immigrati privi di documenti). Prima visitatrice d’eccezione e in forma privata, è stata Dacia Maraini che l’ha visitata in anteprima.

Le opere e le artiste
Le opere esposte propongono riflessioni e immagini crude del mondo contemporaneo. Esse chiamano Nancy Spero: in causa i visitatori chiedendo loro una partecipazione emotiva e un’ interazione attiva divenendo protagonisti essi stessi della performance. E’ il caso di Floor 5 Triangle Shirtwaist Fire, l’installazione di Loredana Longo, dedicata alle 146 operaie morte nell’incendio della fabbrica di camicie Triangle di New York nel 1911, episodio al quale viene attribuita l’origine della festa dell’8 marzo. L’artista siciliana propone una riflessione sulle morti sul lavoro con 146 piastrelle di cemento (una per ogni operaia morta), ciascuna delle quali imprigiona brandelli di camicie bruciate. Un pavimento calpestabile che porta il pubblico a contatto col dolore delle vittime mentre ne è al contempo l’involontario carnefice, calpestandone le tracce. Di grande impatto anche l’installazione di Valie Export che, realizzando una torre di oltre 3 metri fatta di 105 fucili Kalashnikov (garantisce la Questura) e poggiata su una vasca di olio motore esausto, citazione dell’oro neo, rimanda alle cause delle guerre nel mondo mosse da interessi economici. Due monitor con immagini rispettivamente relative alla guerra in Iraq e alle esecuzioni capitali in Cina completano l’installazione. E di guerre si occupa anche Nancy Spero, coi suoi disegni dedicati alla guerra in Vietnam, all’Olocausto e alle violenze consumate a Guantanamo e ad Abu Ghraib. Più centrate sulla criminalità urbana i lavori di Lydia Schouten impressionata dalla violenza che invadeva le strade di New York negli anni ’80, quando risiedette per 4 mesi nella metropoli americana. L’opera, complessa, prende spunto dalla cronaca quotidiana: aggressioni, omicidi e crimini realmente accaduti durante la sua permanenza. Le sculture a grandezza naturale di Naiza H. Khan, aprono il percorso espositivo. Armature composte da vestiti e parti del corpo femminile nell’ambigua e contemporanea  rappresentazione dell’ aggressività e della seduzione che paradossalmente caratterizzano la violenza sulle donne nei Paesi islamici. Una violenza che si consuma nella costrizione fisica e spirituale delle donne. Della violenza sulle donne trattano anche i lavori di Regina Josè Galindo che si è fatta riprendere nuda dentro un sacco di plastica in mezzo a cumuli di rifiuti comunicando la crudezza e la disarmante miseria della violenza perpetrata sulle donne nei Paesi del Centro America. Un video inoltre la ritrae svestita su un letto mentre scorrono in continuazione le cronache di violenza sulle donne divulgate dai media. Yoko Ono, è presente con due video che riprendono una performance di cui l’artista stessa è protagonista. Una realizzata negli anni ’60 a Parigi e una nel 2003 alla Carnagie Hall di New York. L’artista siede immobile al centro della scena mentre il pubblico sale sul palco e taglia brandelli del suo vestito fino a lasciarla praticamente spogliata.

Attività connesse
L’evento prevede una intensa attività  con le scuole tesa a sensibilizzare i ragazzi e le ragazze sul tema della violenza e che culminerà nell’esposizione dei loro lavori sul tema il 25 novembre prossimo, giornata internazionale contro la violenza verso le donne.

Sede e orari
La mostra, sostenuta dal Comune e dalla Provincia di Ferrara nonché dalla Regione Emilia Romagna, è allestita presso il padiglione di Arte Contemporanea di Ferrara e sarà aperta fino al 10 giugno; gli orari: da martedì a domenica : 9.30 – 130/ 15 – 18. Aperto anche il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno.
(Virna Gioiellieri)