Imola. E’ nelle librerie l’ultimo libro di Claudio Marcello Costa “La vittoria di Marco e il folle sogno del dinosauro: eroi, non estinguetevi” (Fucina Editore 2012). La pubblicazione è stata presentata lo scorso 2 maggio nella biblioteca comunale di Imola. “La vittoria di Marco”, dedicata a Marco Simoncelli, è composta da due libri abbracciati in uno solo. Come riferisce l’autore “sono due testi strettamente collegati l’uno all’altro. Il primo, dal titolo “Il sogno del dinosauro”, è un libro di ricordi e di esperienze, dove nelle imprese degli eroi s’intravvede il mito dell’uomo antico, mito che promette speranza là dove il pericolo non lascia scampo e tantomeno scorgere vie di salvezza. I numi tutelari di questa prima parte del libro sono gli eroi che hanno giocato nella loro vita con il destino: Mick Doohan, Loris Capirossi, Wayne Rainey, Alex Zanardi, Shoya Tomizawa, Marco Pantani e Marco Simoncelli. Il secondo, “La vittoria di Marco”, racconta il perché della Vittoria di Marco Simoncelli in Malesia, anche se il Campione muore. Il trionfo del sorriso, la vittoria della famiglia, della gioventù immortale dell’anima che non si vuole arrendere alla gelida stretta di mano della Morte… La Vittoria segreta che Marco regala a tutti: alle persone che lo amavano e lo amano tuttora, quelle che hanno scoperto di amarlo il giorno in cui è morto, e anche quelle che lo ameranno leggendolo in questo libro che gli dedico con infinito amore: ‘a Marco Simoncelli, vivo nei nostri cuori’”.
Il volume si pregia della prefazione di Alex Zanardi legato al “dottorcosta” da una “profonda amicizia”. Zanardi afferma “Lo ammetto, Claudio, mi ha spiazzato”, il suo scritto risulta come uno “specchio di tante realtà assurde e diaboliche che caratterizzano le nostre vite”; e osserva, “in un mondo in cui l’uomo ha fatto progressi inimmaginabili la storia potrebbe al contrario dimostrare che c’è ancora molto di più da scoprire e potremmo farlo solo se sapremo conservare quella curiosità che alimenta il sogno”.

40 anni di clinica mobile
Tutto è nato da un sogno, quello di mio padre e del suo amore per i piloti di moto racconta Claudio Costa -. Tutto è nato da mio padre Checco. Oggi mi sento il sogno di mio padre, il sogno della mia famiglia, il luogo dove è stato alimentato il fuoco per forgiare le mie emozioni. Famiglia, teatro indispensabile per colorare il cielo di sogni e l’orizzonte di porti da cui salpare. Quando è morto mio padre Checco non è stata la fine, ma la continuazione del suo sogno, ardita fantasia dove io, assieme a mio fratello Carlo, ancora oggi vivo, anche se tormentato senza tregua dal sentimento triste della melanconia… E oggi è qui, assillante guardiano della mia anima, anche lui vestito a festa per assistere a quarant’anni dedicati ai piloti e per onorare Marco Simoncelli, che ci ha unito per sempre in un tormento che non si calma mai. Mi manca mio padre. Mi manca la sua figura che se pur ammantata di polvere trasmette aristocrazia, mi manca la sua soddisfazione di vedere una delle cinque Cliniche Mobili costruite fino a questo momento, precisamente la terza, battezzata assieme pochi giorni prima della sua morte, muoversi lungo strade polverose, per avanzare lungo le rive del fiume Gambia in Senegal e portare aiuto a una popolazione colpita dalle sofferenze. Roadway for Africa è il nome di questa umana iniziativa voluta dal giornalista Emerson Gattafoni e dall’attore Luca Zingaretti, interpreti, in questo teatro di soliderietà, di un copione scritto dall’amore verso chi soffre… Nel 1998, quando è nata la terza Clinica Mobile, oggi in Africa, è iniziata anche la storia della Clinica nella SBK… Perché sono nate le Cliniche mobili? La creazione della Clinica è a un atto d’amore. Un atto d’amore nei confronti degli eroi del motociclismo, un atto generoso nei confronti di chi ci ha insegnato che il dolore può essere sconfitto. Come siamo riusciti a ripagare questo dono?  L’abbiamo ripagato dando un respiro di vita a tanti eroi, che qui vedete seduti su quella paglia che tante volte li ha salvati prima del nostro umano intervento… Giunto a quarant’anni di carriera, di storia intrisa di gioie che si sono trasformate fin troppo presto in nostalgia, volevo scrivere un altro libro. Un libro che fosse ancora più importante, senza un senso definitivo, permeato dalla mia filosofia di vita e dai sentimenti di un mondo che non voglio si estingua: quello dei dinosauri. L’ho scritto partendo dai temi che mi sono cari, cioè i piloti, invocando i sogni, la lotta quotidiana contro la tecnologia e la noia. Ho scelto per questo libro alcuni numi tutelari, alcune figure rappresentative di eroi che fossero spiriti guida della mia avventura. Forse l’ultima. Essi sono: Mick Doohan, Loris Capirossi, Alessandro Zanardi, Marco Pantani, Wayne Rainey, Shoya Tomizawa e Marco Simoncelli.
Le immagini e le parole di questi eroi rappresentano la nostra speranza di farcela. La speranza di esistere e continuare ad esistere. La speranza dei dinosauri. Non a caso il libro che avevo inizialmente scritto si intitolava “Il sogno del dinosauro”. Ma una settimana e un giorno dopo aver consegnato il libro all’editore, Marco Simoncelli muore. Questo mi ha sconvolto dal punto di vista umano, come ha sconvolto migliaia di persone, un’infinità di giovani che hanno scoperto di amare questo magnifico ragazzo; mi sono sentito a disagio, disperato perché Marco era già nel mio primo libro e nelle sue parole, nelle mie parole si presagiva la tragedia.
Questo mi ha costretto a riprendere in mano il libro e tornare a scrivere: per capire, per spiegarmi come fosse stato possibile e trovare il significato di questa morte. Ma soprattutto perché io avessi, del tutto inconsciamente o così almeno mi appariva, avuto una premonizione, perché nell’intervista con Marco avevamo parlato di morte, di sfidare la morte. Così è nato un secondo libro, che ho voluto costituisse la seconda parte di ciò che avevo già scritto fino a quel punto, perché mi sono reso conto che esso era un tutt’uno, una storia abbracciata all’altra, era un unico discorso.
È il libro che avete tra le mani. Si intitola “La vittoria di Marco”, perché è dedicato a lui…
Voglio concludere con le parole scritte da un marinaio su una nave norvegese che all’inizio del ‘900 ha sfidato i ghiacci
dell’Antartide: “Fino a che sei in pericolo sei vivo”. Ma la morte di Marco è stata ancora di più: è stata illuminante, è stata un segno, la speranza della speranza. Grazie Marco, gesto d’amore!
(Stralcio dell’intervento del dottor Claudio Costa)