Spett. redazione,
io e gli operatori di Lungodegenza, il reparto dove risiedo perché devo essere ventilato con un respiratore artificiale, le scriviamo perché insieme desideriamo denunciare all’opinione pubblica imolese quanto ci è successo. Sono appassionato di tecnologia, mi piace proprio. Da anni facevo la posta all’Iphone e qualche mese fa, grazie ad alcune fortunate coincidenze, sono riuscito a comprarlo.
Ero orgoglioso del mio telefonino che aveva un sacco di funzioni. Avevo preso anche una cassetta di sicurezza, da tenere qui in camera e la sera lo mettevo sotto chiave. Dopo qualche tempo ho comperato una dock station in grado di caricare il telefonino e di trasmettere la musica che vi avevo caricato. Il caso ha voluto che la sera tra il 3 e il 4 aprile io lasciassi fuori il telefonino nella sua dock, a caricarsi, agevolando così il ladro che me lo ha rubato. Il mattino dopo quando me ne sono accorto, gli infermieri e i medici mi hanno aiutato a bloccarlo (c’è una apposita funzione che lo permette e rende inutilizzabile l’IPhone).
Purtroppo io sono costretto a vivere in ospedale e qui con me stanno tutti gli operatori sanitari, per cui questo è il luogo in cui operano quotidianamente, giorno e notte. Siamo offesi e preoccupati per quanto accaduto «a casa nostra». Siamo profondamente indignati anche perché questo è un luogo in cui si vivono situazioni di sofferenza particolari, che trasformano questo furto in un gesto ancor più spregevole.
Tutto ciò è tollerabile nella civile e solidale Imola? Ci resta una sola speranza: che chi ha compiuto questo furto comprenda quanto questo gesto sia andato oltre al «semplice furto» di un cellulare e trovi il modo di riparare. All’intera nostra comunità vogliamo invece lanciare uno spunto di riflessione: dove stiamo arrivando? E perché?
(Massimo Bulzamini e tutti gli operatori dell’Uoc Lungodegenza dell’Ausl)