Imola. C’è una data importante nella vicenda che riguarda la società per la gestione dei servizi di manutenzione e gestione del patrimonio pubblico che l’Amministrazione comunale di Imola vorrebbe fare: il 27 giugno. In quella data il consiglio comunale è convocato per decidere il via libera alla costituzione della nuova realtà imprenditoriale. La risposta dei sindacati, in forma unitaria, è stato quello di decretare lo stato di agitazione dei dipendenti. Una ricomposizione sindacale dopo che nei giorni scorsi Cgil e Cisl, a differenza di Csa e Uil, hanno firmato un accordo congiunto con l’amministrazione comunale “che dà alcune garanzie importanti alla novantina di dipendenti implicati in questo passaggio come la possibilità del reintegro e l’assegnazione temporanea fino al 1° luglio del 2014 quando la giunta prevedeva di partire senza altre mediazioni verso la fine di quest’anno. Dunque, un risultato l’abbiamo ottenuto.
Ciò non significa – sottolinea la segretaria della Funzione pubblica / Cgil Mirella Collina – che siamo favorevoli alla nascita della società, anzi restiamo contrari fin dal primo momento e proprio per tale motivo abbiamo proclamato lo stato di agitazione che potrebbe portare fino a uno sciopero e saremo presenti in aula al consiglio comunale del 27 giugno quando si discuterà e si approverà la nuova società”.

La posizione dei lavoratori
Intanto i lavoratori i lavoratori cercano di spiegare la loro contrarietà. E lo fanno partendo da un concetto semplice. Noi siamo  coloro che “si sono occupati della gestione, manutenzione e progettazione di un patrimonio pubblico molto cospicuo, costituito da strade, aree verdi, aree sportive, asili nido, scuole dell’infanzia, scuole  primarie, secondarie di primo grado, edifici storici/monumentali, istituzionali, culturali, sportivi, centri sociali, immobili commerciali, edifici residenziali pubblici in gran parte in gestione convenzionata con Acer”, attività che sono state per tanti anni fiori all’occhiello della pubblica amministrazione.
Allora come mai ora sono finiti nel mirino di una probabile “privatizzazione”? “Le scelte operate in questi ultimi dieci anni dall’Amministrazione hanno profondamente mutato le modalità di esecuzione delle attività manutentive – affermano -. Continui ed importanti tagli di risorse economiche hanno caratterizzato soprattutto gli ultimi 5 anni,  portando a riduzioni di oltre il 50% della capacità di spesa complessiva a fronte di un aumento importante del patrimonio da mantenere. Drastiche riduzioni di personale (- 50% dal ’95) hanno portato da una gestione diretta delle attività manutentive, ad una conduzione delle attività mediante appalti a ditte esterne, spesso senza evidenti risparmi economici e riducendo nel contempo il livello di qualità dei servizi erogati. Contestualmente non si è modificato l’assetto organizzativo in modo da far fronte ad i nuovi ed importanti impegni di controllo delle attività appaltate, ma si è lasciato che gli uffici preposti si svuotassero di personale e di attrezzature oltre che di capacità di spesa e di competenze”.
Ed ora queste professionalità e competenze  “che avevano progettato importanti opere nei periodi in cui la finanza pubblica permetteva enormi investimenti vengono svendute alle aziende partecipate del Comune”.

Un no sul metodo
“Non c’è stato alcun momento partecipativo-informativo sia nei confronti dei lavoratori coinvolti, sia della comunità che beneficia dei servizi che determinano la qualità urbana della città. L’Amministrazione non ha sentito alcuna necessità di discutere le ragioni della scelta di costituire una nuova società e questo non è sintomo di un governo consapevole della città, e l’idea che qualsiasi forma di innovazione debba passare attraverso una fase di scontro non pare particolarmente permeata da quei principi di partecipazione, negoziazione, coordinamento, chiarezza nei ruoli, ascolto attivo, coerenza, che dovrebbero essere alla base di un percorso democratico”.

Un no sul merito
“Ci viene detto che c’è ‘una domanda che sale dai Centri sociali, dai Centri anziani, dai Forum di quartiere, dalle società sportive… di risposte in tempi più brevi e con più agilità a tanti piccoli bisogni e migliorie, a partire da quelli manutentivi’. A questo si vorrebbe far fronte con la cessione delle attività di gestione, manutenzione, progettazione del patrimonio pubblico all’ennesima società giuridicamente privata a partecipazione pubblica (sono già 11 le società di scopo in cui il Comune di Imola è presente). Viene pubblicizzato che gli obiettivi della nuova società dovrebbero essere ‘migliorare la qualità, …. e contemporaneamente ridurre gradualmente i costi dei servizi gestiti dal  Comune, individuare un modello organizzativo che permetta di rendere la gestione maggiormente efficiente e flessibile, realizzare investimenti, garantire un adeguato livello di sviluppo delle professionalità degli operatori’. Ma come può essere migliorata la qualità quando le risorse che verrebbero assegnate dal Comune alla nuova società sono esattamente le medesime attualmente assegnate ai servizi che andrebbero a farne parte; quando non sono previste nuove assunzioni almeno per un quinquennio; quando sono previsti investimenti in macchine ed attrezzature di entità irrisoria rispetto ai bisogni e solo a partire dal 2014; quando i dipendenti che si dovranno occupare delle attività trasferite saranno meno rispetto ad ora (89 a fronte degli oltre 100 attuali) e le prestazioni da espletare previste saranno superiori a quelle attualmente eseguite; quando il contratto del personale ceduto potrebbe prevedere lo stesso numero di ore lavorate”.

Non convincono nemmeno le ipotesi di riduzione di costi dei servizi: “Come sarà possibile se il canone che il Comune corrisponderà alla nuova società sarà gravato dall’Iva per il suo intero importo (incluso il costo dei dipendenti ora non soggetto ad Iva); se vi sarà un Amministratore delegato che dovrà essere remunerato; se la nuova società dovrà dotarsi di figure professionali che effettuino contabilità, controllo di gestione, gestione del personale; quando per i lavoratori ceduti si prevedono contratti più remunerativi”.

Stessi dubbi su efficienza e flessibilità quando l’analisi sull’attività dei servizi è basata unicamente su valutazioni di dati numerici e nessuno, ribadiamo nessuno, è mai venuto a verificare il come quelle attività vengono svolte; quando non esiste alcuna valutazione dei processi produttivi e dei risultati in questi anni ottenuti; quando non vi è alcuno studio sugli eventuali sprechi del modello organizzativo attuale; quando non è stata eseguita alcuna analisi in merito ai reali bisogni della comunità ed alle eventuali carenze nell’erogazione dei servizi; quando si prevede che le funzioni di programmazione e controllo rimangano all’interno del Comune con il rischio che la nuova struttura presenti già carenze nelle competenze o peggio ancora un raddoppiamento dei ruoli.  

I lavoratori si chiedono “come possono essere realizzati investimenti quando viene dichiarato pubblicamente dagli Amministratori che questi ci saranno solo se e quando sarà possibile e che non vi è l’intenzione di ricorrere all’indebitamento. come puo’ essere garantito un adeguato livello di sviluppo delle professionalità quando  non è prevista alcuna risorsa per la loro formazione”.

Il rischio di peggioramento ulteriore del servizio
Secondo i lavoratori “le risorse che potranno essere utilizzate per la manutenzione del patrimonio pubblico saranno notevolmente inferiori a causa delle spese indotte dal mantenimento della società; inoltre la normativa vigente è chiaramente volta a limitare la creazione di società di scopo; le società di scopo debbono sottostare ai medesimi vincoli, o meglio lacci e lacciuoli, delle Pubbliche Amministrazioni (rispetto del codice dei contratti, dei tetti di spesa per il personale, del patto di stabilità); la possibilità di costituzione delle società strumentali in house (come diventerà Area Blu) è possibile solo sino al 31 dicembre 2012”. Nello stesso tempo “con le risorse assegnate non è possibile alcun percorso di efficientamento del settore operativo e che si dovrà continuare a ricorrere all’appalto di gran parte delle attività manutentive”.
Altra critica sul fatto che “non è stata eseguita alcuna analisi costi-benefici della cessione del ramo d’azienda, né alcuna proposta in merito all’assetto organizzativo futuro ed alla ripartizione di ruoli e mansioni. Il tutto non ha nulla di innovativo, ma è ciò che è stato attuato da un gran numero di Pubbliche Amministrazioni a partire dalla fine degli anni ’90, e che non sempre ciò ha portato benefici, né ai lavoratori, né ai cittadini (quali privatizzazione dei servizi, incremento di tariffe e tributi). Rivendichiamo la nostra funzione pubblica e la tutela dei valori propri di un pubblico servizio; il nostro ruolo deve essere quello di rispondere alle esigenze ed ai bisogni dei cittadini ed alle necessità reali della comunità locale”.

La proposta  dei lavoratori
I lavoratori propongono “di avviare un processo di riorganizzazione interna al Comune che sia veramente innovativo, che si ponga come obiettivo di riqualificare la loro funzione ed il loro operato per rispondere ai reali bisogni dei cittadini, secondo politiche e strategie che mettano al centro la qualità urbana della città e che prevedano economie di scala e criteri di misurazione dei risultati. Non ci opponiamo a modifiche di mansioni, riconversioni di ruoli, cambiamenti di orari, estensione della propria attività ai Comuni del Circondario nell’ambito delle Gestioni associate, per raggiungere quegli obiettivi di efficacia ed efficienza tanto decantati, dopo anni in cui il loro lavoro è stato volutamente e pedissequamente mortificato e portato lontano anni luce da quei principi, non per loro scelta”.