Ravenna. In queste giornate segnate dalle notizie sul terremoti (vicini e lontani), ha avuto un notevole spazio, nel mondo dell’informazione ravennate, la vicenda di un direttore di banca “infedele” che si sarebbe appropriato della notevole cifra di 2,5 milioni euro.
I giornali hanno spiegato sommariamente il meccanismo della truffa, hanno ricordato che dopo l’inizio delle indagini il direttore si è immediatamente dimesso e hanno dato anche spazio ad una associazione di consumatori (Codacoms) che intende costituirsi parte civile in questa vicenda.
Tutto tranquillo, tutto risolto? A nostro avviso neanche per sogno perché, come chi legge avrà certamente notato, mancano a questa notizia due elementi fondamentali: non è mai stato fatto il nome della banca, e non sappiamo chi sia questo direttore,
E’ ovvio che siamo tutti innocenti fino a prova contraria, ma abbiamo registrato che se un balordo o uno straniero avesse commesse un piccolo reato, non avrebbe trovato nel mondo dell’informazione altrettanta cautela.
E questo il motivo che ci ha spinto a fare una piccola ricerca, nella quale cercheremo di coinvolgere anche i nostri lettori.
Partiamo dalla domanda fondamentale: di quale banca si tratta?
A essere sinceri una qualche idea ce la siamo fatta, e possiamo anche dire che il suggerimento decisivo ci è arrivato da una persona che conosce bene il mondo bancario “una tipo di truffa così vecchio mi porta a pensare che si tratti di una banca locale; quelle nazionali hanno dei meccanismi di controllo così sofisticati da rendere quasi impossibile una birichinata di quel genere”. Una birichinata comunque che vale 2,5 milioni di euro (di questi tempi farebbero comodo a molti).
Allora abbiamo ristretto la nostra ricerca e a forza di telefonate e mezze ammissioni crediamo di avere individuato nell’area faentina l’istituto coinvolto. Quando abbiamo cercato di focalizzare meglio il nostro obbiettivo, ci siamo accorti che la cortina di nebbia diventava sempre più fitta, anche con motivazioni comprensibili.
“In questi casi – ci hanno detto alcuni responsabili sindacali – le banche tendono a minimizzare i danni. Non vogliono troppa pubblicità e si preoccupano di recuperare le somme che sono state sottratte agli ignari correntisti. In genere, preferiamo credere che il giusto rispetto per il ruolo della magistratura sia un po’ la bussola per la banca.”
Ma non sempre questa privacy viene rispettata? “In questi casi la preoccupazione di immagine supera ogni altra considerazione. Non è bello per una banca finire in prima pagina perché vittima di una truffa da parte di un dipendente. Insomma, cerca di recuperare il bottino, chiede le dimissioni (per evitare il tribunale) e cerca di limitare i danni”.
Considerazioni nobili e meno nobili, dunque, si mescolano fra di loro. E allora torniamo alla banca e all’aiuto che i lettori ci possono dare. Abbiamo detto che si tratta di una banca locale, che si trova nell’area faentina (qualcuno precisa: la collina di Faenza) e da poco si è dimesso il direttore di quella sede. Forse qualche lettore ci può aiutare in questa particolare caccia al tesoro?
(Michele Zacchi)