Imola. Fp-Cgil e Cisl-Fp hanno proclamato lo stato di agitazione contro la decisione del Comune di costituire la società strumentale a partecipazione pubblica. Il tentativo di conciliazione davanti al Prefetto di Bologna non ha portato a nessun risultato, nessuna delle parti si è spostata dalle proprie posizioni. Per Mirella Collina della Cgil e per Alessandro Lugli della Cisl il problema è che non sono stati dimostrati i requisisti di efficienza ed economicità. “Noi non pensiamo che cambiando il contratto, passando da pubblico a srl, un servizio possa funzionare meglio – sostiene Lugli – Ci chiediamo perché facendo le stesse cose con lo stesso personale e le stesse risorse si possa pensare di avere un risultato diverso”. Con il nulla di fatto in prefettura si è chiuso il dialogo con il cedente, il Comune, mentre deve ancora cominciare la discussione con il cessionario, la società che non è ancora nata e che dai sindacati si augurano non nasca nemmeno, discussione che verterà sull'aspetto contrattuale.

Dichiarando lo stato di agitazione la possibilità di uno sciopero è piuttosto concreta, intanto per martedì prossimo, 26 giugno, è stata indetta un'assemblea pubblica in piazza Caduti della libertà, ed il giorno dopo, al Consiglio comunale che sancirà la nascita della società di scopo i sindacati hanno ovviamente garantito la loro presenza.


I rappresentanti di Cgil e Cisl hanno firmato il verbale dell'esame congiunto, mentre i loro colleghi di Uil e Csa si sono rifiutati nettamente. “Qualcuno ha dato più importanza all'aspetto politico e qualcun'altro ha preferito dare maggior peso al punto di vista legale” chiarisce Lugli. “Abbiamo siglato il verbale per poter intervenire prima dell'atto costitutivo della società – dichiara Mirella Colina – prima del consiglio comunale del 27 giugno 2012, per poter aggiungere clausole per noi molto importanti per la tutela dei lavoratori e per apportare modifiche allo statuto”. Le clausole in questione riguardano la conferma dell'impegno preso dall'Amministrazione di avere nella futura società capitale totalmente pubblico, senza quindi la possibilità di inserimento da parte di privati, mantenere la continuità giuridica della società affinché i lavoratori rimangano nella stessa cassa previdenziale, l'impegno a reintegrare i lavoratori negli effettivi del Comune nel caso la società fallisca, nel caso di assunzioni da parte del Comune dare la priorità ai dipendenti della nuova srl, l'impegno a non fare ulteriori cessioni di rami d'azienda qualora la società si sciolga e far rientrare la spesa del personale della società nel tetto di spesa complessivo del Comune.

“In base al pronunciamento n.8 del 2010 della Corte dei Conti a sezioni riunite – spiega Alessandro Lugli – il reintegro degli operatori in caso di scioglimento della società o le garanzie rispetto al tetto del personale se non sono previste in un qualche atto, come un accordo, uno statuto o un protocollo, non è poi possibile effettuarle. E' uno strumento abbastanza consueto nel privato e finché non c'è una legge il parere dei giudici della Corte dei Conti è quello che traccia la via, sulla base di questo si è deciso di firmare”. La firma del verbale quindi non equivarrebbe a dichiararsi d'accordo con quanto proposto dal Comune, “ma significa che le parti si sono incontrate e hanno sottoscritto un documento congiunto – continua Lugli – fissare alcune garanzie coi lavoratori non vuol dire affatto che ci sia una condivisione con quelle che sono le istanze dell'Amministrazione”. (leonardo bettocchi)