Imola. Dopo che i referendum sull'acqua del 12 e 13 giugno 2011 hanno cancellato dalla legislazione “l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito” dal gestore, il Comitato “Acqua pubblica” aveva chiesto l’immediata applicazione dell’esito referendario. Nulla da fare però: “I nostri sindaci alla faccia della Corte costituzionale, del tanto incensato, ma solo a parole, Presidente della Repubblica e degli elettori, incredibilmente hanno stabilito di continuare a riconosce ad Hera la quota di remunerazione del capitale investito”. Così “una norma legalmente morta e sepolta loro nelle nostre tariffe idriche miracolosamente la possono rescuscitare”.
Contro questi comportamenti eversivi il Comitato “Acqua pubblica” ha intrapreso azioni legali e promosso la campagna di “obbedienza civile” per la riduzione delle bollette. Su quest'ultima iniziativa “l'unica risposta finora pervenuta è stata quella del gestore https://docs.google.com/open?id=0B2UFMMvsxsM1c29qVmF0TEE1Zzg che prontamente ricorda che la cancellazione dalle nostre bollette della remunerazione del capitale è solo ‘ipotizzata’; che sfortunatamente non può far altro che applicare le tariffe ‘deliberate dalle competenti autorità’; che in attesa di una normativa che recepisca l'esito referendario ‘bisogna pagare tutto altrimenti’ saranno espletate le normali procedure di recupero crediti per il residuo non pagato”.
Una risposta ritenuta “incommentabile”, che viene vissuta come intimidatoria “verso i propri clienti” e che scarica “tutta la responsabilità delle attuali tariffe alle ‘competenti autorità’, cioè i sindaci della nostra provincia. Confidiamo che al prossimo giro chi sarà stanco di essere preso ancora per i fondelli si ricordi le facce imperturbablimente sorridenti delle nostre competenti autorità”.