Esodato. Una parola bruttissima. Fa venire in mente “Exodus” noto film sulla tragica marcia degli Ebrei in cerca di una terra in cui vivere. Dal greco exodos, uscita, composta da ex, fuori e hodos, strada. Gli esodati del 2012 sono coloro che per diverse ragioni non sono più nel mondo del lavoro ma non possono ricevere la pensione, approdo naturale del percorso professionale. Gli esodati si trovano in una situazione paradossale e direi, se non fosse che il problema è piuttosto serio, grottesca. Sbattuti in strada, senza casa né meta, per stare in metafora. Esodo, letteralmente, partenza di un grande numero di persone da uno stesso luogo o anche, ultimo episodio nella tragedia greca. Una tragedia, quindi, che si evidenzia bene con un gioco di lettere. Aggiungendo una “n”, che ha la forma di un ponte, diventano esondati. Dalla strada all’acqua, ma sempre fuori: gli esodati esondano dal mondo del lavoro e anche da quello delle pensioni, in una sorta di espulsione preventiva, dunque esondati ex ante. La “n” è un ponte cieco, un non ponte, perché questi signori e signore non possono andare da nessuna parte, in beffa all’esodo che implica una partenza, un mettersi in marcia verso una meta che in questo caso non esiste. Un popolo senza terra, intrappolato in una prospettiva del nulla, come se non esistessero. Ironia della sorte se scomponiamo la parola nelle due sillabe che la compongono eso e dati, ancora una volta troviamo il senso: i dati sono usciti (non dovevano uscire, ma in realtà erano già di pubblico dominio). Neppure come dato quantitativo hanno certezze. Quasi una dannazione! Numeri e non numeri, gli esodati sono in realtà persone in carne ed ossa che hanno una vita, una condizione famigliare, vivono emozioni che non si possono congelare per decreto. Non si può impedire loro di pensare ad un futuro, che fa parte dell’essere vivi e di gestire il proprio percorso di vita, che si presenta come una prospettiva di preoccupazione, incertezza, paura. Dunque il termine esodato nasconde e neutralizza questa realtà che, se fosse raccontata attraverso le migliaia di storie umane che si celano dietro una fredda e orribile parola, farebbero un ben diverso effetto. Usciti dal lavoro non per scelta o per aver fatto scelte al tempo legittime, si trovano ad un diverso tavolo di gioco, dove possono giocare solo gli altri, condannati in un limbo. Esodato, messo in esodo, termine freddo, mistificante che riduce le persone ad una categoria economica senza umana condizione e che rivela la sostanziale disumanità di un linguaggio che rispecchia esattamente il suo tempo e le qualità del mondo che racconta.
(Virna Gioiellieri)