Bologna. Visionata la bozza del decreto sulla spending review (la revisione dei conti pubblici) l'Unione Sindacale di Base protesta contro la corrente irreversibile di smantellamento del servizio di sanità pubblica. Da quello che emerge vengono rideterminati i tetti alla spesa farmaceutica ospedaliera, ridotti i fondi per gli acquisti dei dispositivi medici, ridotto il tetto della spesa territoriale, inoltre nel territorio provinciale sono a rischio chiusura gli ospedali di Bazzano, Vergato, Porretta, Loiano e Budrio con i conseguenti disagi ai cittadini. A questo si somma il dato, inquietante quanto anacronistico, dell’allontanamento di migliaia di lavoratori dal sistema sanitario verso la definitiva trasformazione in disoccupati di tutti quei precari che da anni garantiscono la tenuta di un modello, ormai fuori controllo, nel quale per carenza di personale si attendono mesi per una ecografia o per un intervento. “La riduzione costante del fondo sanitario nazionale (3 miliardi), la demolizione del sistema capillare di diagnosi e cura rappresentato da una rete di piccoli ospedali sparsi sul territorio (216) e la contestuale chiusura di posti letto (13.591), non lasceranno soluzione alcuna al cittadino che non può permettersi un sistema alternativo a pagamento e per il quale il diritto alla cura non sarà più garantito” spiegano i rappresentanti Usb. “Per questo, a partire dal prossimo 6 luglio, ci mobiliteremo nelle piazze, sotto le prefetture, davanti gli ospedali delle nostre città, a tutela del diritto alla salute. Qui non si sta ristrutturando in nome di un servizio più sobrio, ma si cancellano servizi, posti letto e posti di lavoro in un’ottica di riduzione della spesa. Ci sembra di osservare, dopo anni di sperimentazione del sistema di privatizzazione del pubblico, come far uscire tutte le strutture sanitarie dall’alveo dei fondi economici regionali (e dallo stato sociale) per consegnarlo nelle mani di quanti orchestrano il sistema della crisi: banche, assicurazioni, fondi di investimento: gli stessi che la crisi l’hanno prodotta e hanno deciso che a pagarla dobbiamo essere noi”. (Elvis Angioli)