Imola. “Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 non possono costituire società né detenere partecipazioni in società che abbiano per oggetto sociale la prestazione di servizi a favore delle stesse pubbliche amministrazioni. Nel caso di partecipazione totalitaria, si provvede allo scioglimento della società entro il 31 dicembre 2013”. Attiva sceglie queste righe del decreto approvato dal governo Monti nei giorni scorsi per chiedersi come mai il sindaco di Imola, Daniele Manca, “abbia voluto a tutti i costi dare vita alla società di scopo Beni Comuni e lo abbia fatto anticipando coscientemente di un giorno il decreto del governo (la data stabilita per la sua costituzione era il 6 luglio).  Una scelta difficile da comprendere anche come uomo delle istituzioni, che in questo modo lancia una sfida allo Stato che gli vieta di costituire tali società e che, in caso di esistenza, gli impone di chiuderle entro il 31 dicembre 2013. Così come appaiono gravi e irresponsabili le affermazioni secondo cui con le elezioni e il futuro governo questa legge potrebbe essere cambiata. Erano altri  e di altri schieramenti politici i personaggi che calpestavano le leggi e che operavano in contrasto con le stesse”.
Un “decisionismo vuoto di partecipazione”, quello del sindaco che, secondo Attiva, ha ottenuto come primo risultato “una spaccatura senza precedenti tra i dipendenti comunali e la giunta municipale difficile da rimarginare. Nello stesso tempo la costituzione della società non sarà in grado di dare una risposta alle difficoltà di un settore che non dipendono certamente dai lavoratori. Anzi, con la pubblicazione del decreto si va a creare una situazione paradossale, dove una società appena nata è già avviata verso la sua cancellazione con tutto ciò che ne consegue per le persone coinvolte e per la qualità del servizio”.
Attiva ipotizza che la nuova società sia stata appositamente studiata per alleggerire la struttura comunale con la consapevolezza che i dipendenti “difficilmente avranno la possibilità di un ritorno verso l’ente qualora venisse chiusa” e per favorire la privatizzazione del servizio. Ma se ciò fosse vero “il primo cittadino non potrà scaricare colpe su altri. Tutti hanno chiaro cosa recita quel decreto e anche Manca sapeva benissimo a cosa sarebbero andati incontro con la sua scelta i lavoratori. Ma forse era proprio questo ciò che voleva. E tale disegno, qualora si avverasse, rappresenterebbe una sorta di mutazione genetica di questa coalizione di centro sinistra che metterebbe a nudo la propria incapacità di riformare la pubblica amministrazione, mantenendo al suo interno quei servizi fondamentali per la qualità della vita dei suoi cittadini. Su questa strada, dopo i servizi di manutenzione toccherà a qualche altra funzione pubblica: i servizi sociali? La scuola?”
Altro rischio a cui la nuova società va incontro è, secondo Attiva, quello di una probabile vertenza giudiziaria: “E’ bene ricordare che, forse l’Assessore Mungo lo ignora, vi sono, e sono le più recenti, decisioni favorevoli ai lavoratori pubblici che si sono rifiutati di essere trasferiti alla nuova società, vedi Tribunale di Siena. La stessa scelta del management della nuova società avviene in un quadro di non trasparenza e in contrasto con le scelte di rigore e di contrazione dei costi che il Paese cerca di praticare; vorremmo ricordare a chi blatera di efficienza che tutti i veri imprenditori (e non i monopolisti pubblici) puntano da sempre a abbattere i costi fissi (e lo stipendio dell’Amministratore delegato  lo è certamente). La totale sfiducia nei dirigenti comunali da parte del sindaco appare evidente (tra i tanti precedenti la creazione di una società per vendere 5 immobili…); vorremmo ricordare al sindaco che è suo compito tutelare e valorizzare  le persone (dipendenti pubblici a cui la Costituzione assegna precise responsabilità), dal cui impegno e senso di appartenenza dipende la qualità dei processi di pubblico servizio”.
Stoccata finale sulle capacità politiche della giunta comunale: “Ciò che stiamo vivendo in questi tempi a Imola (società di scopo, Psc, autodromo, trasporti, sanità, ecc.) sono purtroppo cattivi esempi di governo, dove, dietro una falsa sicurezza, l’arroganza è posta al centro dell’azione di governo in difesa di vecchi e superati privilegi. Crediamo invece che oggi il centro sinistra sia attraversato da una paura paralizzante, con alcune forze che non esistono più, pezzi che si perdono per strada (vedi la scelta di Sel), e il fiato sul collo di chi non ne può più di questa politica”.