Imola. Un gioco sul filo del rasoio quello che ha portato il sindaco, Daniele Manca, ad anticipare la nascita della nuova società di scopo comunale. Giovedì 5 luglio, invece del 6 come precedentemente previsto, davanti al notaio Tassinari sono state poste le firme per la costituzione della “BeniComuni”. Come mai questa fretta? Semplicemente per anticipare il decreto del governo Monti sulla spending review che, tra i suoi articoli, ve n’è uno che vieta ai Comuni di costituire società di questo tipo. Un gioco di cui non si capiscono bene i contorni e le conseguenze. “Non siamo più in grado di mantenere all’interno queste funzioni”, aveva detto qualche giorno fa il primo cittadino nella videointervista fatta da leggilanotizia. Ma pur con tutte le difficoltà economiche, sorprende questa sorta di abdicazione alle proprie funzioni di governo. Una resa, di fronte alla scommessa di ripensare e riorganizzare il ruolo del pubblico, che favorisce le esternalizzazioni e le privatizzazioni che mai sono state una linea di governo della sinistra. Quasi una dichiarazione di palese incapacità. Ma tutto questo non basta a spiegare questa ferrea volontà di procedere a tutti i costi e contro il parere di tanti. Perché non si è voluto rinviare e capire cosa effettivamente conteneva il decreto del governo e semmai operare per una riorganizzazione del servizio all’interno del pubblico? Perché rischiare di fare una cosa che nel giro di qualche mese dovrà essere chiusa con tutti ciò che comporterà dal punto di vista legale?
Più volte il sindaco negli ultimi tempi aveva affermato che la “sua” società non ricadeva in quelle comprese dal decreto di Monti, salvo poi anticiparne la costituzione rispetto all’uscita del decreto e affermare che comunque con le elezioni e il futuro governo questa legge potrebbe essere cambiata. Una strana tesi e una strana giustificazione per un uomo di governo.
Perché allora procedere? Forse la risposta sta nel futuro di quella novantina di dipendenti, che saranno costretti a seguire la nuova società, qualora la stessa venga poi chiusa. Non appare per nulla certo che potranno essere riassorbiti dal Comune, anzi leggendo il punto 3 dell’articolo 5 si parla addirittura di alienazione della società, quindi quella privatizzazione che il sindaco ha sempre escluso. E comunque una volta effettuato il passaggio alla nuova società le norme di riduzione dei dipendenti pubblici sembrano davvero essere una barriera insormontabile per chi afferma che sarà possibile un rientro nell’ente. Quindi alla fine della giostra l’unica certezza potrebbe essere quella di avere dimagrito la macchina comunale di un tot di dipendenti e di avere consegnato al privato di turno la gestione di un’altra fetta di servizi pubblici.
E’ chiaro che di fronte a tante incertezze dipendenti e sindacati metteranno in atto tutte le procedure possibili per evitare il passaggio alla nuova società. Difficile dargli torto anche perché le tante certezze del sindaco, con l’approvazione del decreto, rischiano di diventare altrettante incertezze.
Una prima diffida a procedere è già stata inviata al sindaco, alla Corte dei conti e all’Ispettorato della Funzione pubblica da parte del Csa, il sindacato maggioritario tra i dipendenti pubblici.  
“Questa organizzazione sindacale diffida codesta Amministrazione comunale a compiere atti tesi alla costituzione della società denominata “BeniComuni” srl prima dell'approvazione incombente del Decreto del Governo evitando una inutile e grottesca corsa burocratica contro gli interessi del Paese, civicamente diseducativa e destinata a minare ulteriormente la credibilità delle istituzioni”.
La storia, che poteva chiudersi con la firma notarile, rischia invece di essere solo l’inizio di una lunga querelle dove è difficile intravedere la parola fine.

L’amministratore delegato di “BeniComuni”
Loris Lorenzi è nato a Tossignano in Provincia di Bologna il 18 agosto 1948 ed ha conseguito la laurea in Ingegneria Elettrotecnica presso l’Università degli Studi di Bologna. Ha percorsi tutti i ruoli dirigenziali dell’Ami (Azienda municipalizzata di Imola) fino a diventarne direttore generale e legale rappresentante. Ha ricoperto l’incarico di presidente del Comitato tecnico consultivo di Federelettrica ed ha presieduto  dal 1996 al 1998 l’Unione nazionale dei gestori del teleriscaldamento nell’ambito dell’Airu (Associazione italiana teleriscaldamento urbano).
Ha svolto progettazione specifica di impianti elettrici di distribuzione, acquedottistici, teleriscaldamento, cogenerazione, smaltimento rifiuti e inoltre di impianti relativi alla realizzazione di una rete sovracomunale di acquedottistica industriale completa di impianti di presa, trattamento e distribuzione.
Da novembre 2002 a dicembre 2008 ha assunto il ruolo di direttore della divisione Vendita e Marketing nell’ambito del Gruppo Hera e di amministratore delegato di Hera Comm, società del Gruppo Hera incaricata dell’acquisto e vendita di servizi energetici e di qualunque altro servizio correlato a mercato libero.
Dal 1° gennaio 2001 svolge l’incarico di direttore generale e legale rappresentante del Con.Ami. Attualmente è anche presidente di Acantho Spa di Imola, società operante nel campo dell’Ict e di Sfera, società di gestione di Farmacie.


L’articolo 5 del decreto
I consigli di amministrazione delle società non quotate a totale partecipazione pubblica, diretta ed indiretta, devono essere composti con non più di tre membri, di cui due dipendenti dell’amministrazione titolare della partecipazione e il terzo con funzioni di presidente e amministratore delegato. (Composizione dei Cda delle società pubbliche)

Le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 non possono costituire società né detenere partecipazioni in società che abbiano per oggetto sociale la prestazione di servizi a favore delle stesse pubbliche amministrazioni. Nel caso di partecipazione totalitaria, si provvede allo scioglimento della società entro il 31 dicembre 2013. Le partecipazioni non totalitarie detenute alla data di entrata in vigore del presente decreto sono alienate con procedure di evidenza pubblica entro il 30 giugno 2013.

I servizi già prestati dalle società di cui al comma 1, ove non vengano prodotti nell’ambito dell’amministrazione, devono essere acquisiti nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale.

In luogo dello scioglimento della società previsto dal comma 1, l’amministrazione provvede alla alienazione della partecipazione totalitaria, con procedure ad evidenza pubblica, ed alla contestuale assegnazione del servizio per cinque anni a decorrere dal 1° gennaio 2014. Qualora la procedura di alienazione non abbia buon fine entro il 31 dicembre 2013, resta fermo l’obbligo di procedere allo scioglimento della società. (Messa in liquidazione o vendita delle società in house che svolgono servizi nei confronti della sola p.a.)

A decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2015, alle società non quotate, controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazione pubbliche si applicano le disposizioni limitative delle assunzioni previste per l’amministrazione controllante. Resta fermo, sino alla data di entrata in vigore del presente decreto, quanto previsto dall’articolo 9, comma 29, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. Salva comunque l’applicazione della disposizione più restrittiva prevista dal primo periodo del presente comma, continua ad applicarsi l'articolo 18, comma 2, del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112 , convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. (Limiti assunzionali per le società pubbliche)

A decorrere dall’anno 2013 le società di cui al comma 1 possono avvalersi di personale a tempo determinato ovvero con contratti di collaborazione coordinata e continuativa nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per le rispettive finalità nell’anno 2009.

A decorrere dal 1° gennaio 2013 e fino al 31 dicembre 2014 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti delle società di cui al comma 1, ivi compreso quello accessorio, non può superare quello ordinariamente spettante per l’anno 2011.

Le amministrazioni vigilanti verificano sul rispetto dei vincoli di cui ai commi precedenti; in caso di violazione dei suddetti vincoli i dirigenti e gli amministratori della società rispondono, a titolo di danno erariale, per le retribuzioni ed i compensi erogati in virtù dei contratti stipulati.

Dalla data di entrata in vigore del presente decreto è fatto divieto, a pena di nullità, di inserire clausole arbitrali in sede di stipulazione di contratti di servizio ovvero di atti convenzionali comunque denominati, intercorrenti tra società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta, e amministrazioni statali; dalla predetta data perdono comunque efficacia, salvo che non si siano già costituti i relativi collegi arbitrali, le clausole arbitrali contenute nei contratti e negli atti anzidetti, ancorchè scaduti, intercorrenti tra le medesime parti. (Divieto di arbitrati nei contratti di servizio tra lo Stato e società statali)

A decorrere dal 1° gennaio 2013 le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 possono, acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche in base a convenzioni, da enti di diritto privato diversi dalle società esclusivamente in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria. Gli enti di diritto privato, diversi dalle società, che forniscono servizi a favore dell’amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche. Sono escluse le fondazioni istituite con lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico e l'alta formazione tecnologica. (Enti privati “in house”).
(Valerio Zanotti)