Riceviamo e pubblichiamo questa lettera consegnata alla segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso, presente a Imola alla festa del Lungofiume, e firmata da gruppo di lavoratori dipendenti del Comune, da iscritti e/o simpatizzanti della Cgil.

Cara Susanna Camusso,
abbiamo saputo con piacere che sarai presente a Imola alla Festa del Pd come ospite centrale all’arena dibattiti. La nostra città, come le altre, è colpita dal problema di chi perde il lavoro, dalla difficoltà di dare una risposta all’occupazione giovanile, dai temi dei salari e dei tagli indiscriminati alla spesa pubblica. Anche qui ad Imola, la crisi spazia dal settore produttivo a quello sociale, ma sta anche bruciando ogni giorno un grande patrimonio. Si tratta delle conquiste lasciate in consegna da chi ha fatto la storia di questa terra con le lotte: per il lavoro, per le tutele, per i diritti.
Siamo lavoratori del Comune di Imola e – pur consapevoli esistano realtà più colpite della nostra – ci sentiamo “di diritto” fra coloro che pensano che “bisogna cercare risorse altrove, che noi lavoratori pubblici abbiamo già dato molto e molto di più dei dirigenti”. Vorremmo anche aggiungere che se abbiamo “dato molto” a causa dei governi centrali, negli ultimi anni, politica e governo locale non sono stati da meno. Chi in questi anni ha amministrato ed ha gestito il nostro lavoro e le nostre funzioni, oggi si rivela avere raggiunto il solo scopo di aver fatto sfumare le nostre professionalità. Unico obiettivo sembra essere stato quello di veicolare le competenze pubbliche, nella irreversibile direzione della privatizzazione, con la conseguenza di aver consegnato e di consegnare i beni comuni ed il patrimonio dei cittadini ed dei propri elettori, al privato ed al profitto.
Da alcuni mesi un centinaio di dipendenti del Comune di Imola sono in lotta contro l’amministrazione pubblica. Ci hanno infatti tirato un “sinistro” mancino: la costituzione di una ennesima società a partecipazione pubblica (il Comune ne detiene già più o meno una decina), alla quale verranno ceduti ad ottobre circa un quinto dei dipendenti comunali, cioè tutti quelli appartenenti ai settori tecnici. Questa nuova società, alla quale verremo trasferiti d’imperio mediante cessione di ramo d’azienda, è stata costituta con il completo disaccordo dei lavoratori e di tutti i sindacati, i quali, per l’ennesima volta hanno dovuto ricorrere al Prefetto per tentare di riconciliarsi con l’Amministrazione del Sindaco Manca. Questa società è stata costituta nell’impopolarità di un Sindaco contestato anche il giorno del Primo maggio, cosa qui mai successa ad una amministrazione di sinistra.
Questa società è stata costituita a tempi forzati, sapendo che Mr. “spending review” avrebbe messo in discussione appunto le società partecipate. E questo meno di 24 ore prima dell’approvazione del DL 95/2012.
Il Sindaco di Imola l’ha voluta chiamare BeniComuni.Srl – quasi a sfregio di coloro che hanno trovato ragione nell’opposizione a tale progetto di conduzione di tipo privatistico del patrimonio della città. I lavoratori sono contrari ad esternalizzare la gestione degli edifici pubblici, delle strade e delle aree verdi, perfino dei cimiteri. Essi pongono l’accento in primo luogo sul concetto che debbono avere le funzioni pubbliche riguardo la tutela dei valori propri dei servizi ai cittadini.
Non vogliamo dilungarci perché sappiamo conosci benissimo il problema delle oltre tremila società pubbliche o controllate e avrai sentito parlare anche di Imola. Di sicuro la questione ti sarà stata o ti verrà posto dalle nostre segreterie confederali e di categoria della Funzione pubblica. Ma l’Amministrazione di questa Città occorre rifletta: non è possibile che – in controtendenza – ad Imola si costituisca una ennesima società a responsabilità limitata. Ciò accade in un momento in cui s’individua fattore di necessaria diminuzione di spesa, proprio nelle società a partecipazione pubblica. Le città che hanno scelto di gestire i beni pubblici con società partecipate, fino ad oggi non hanno fatto rilevare miglioramenti e diminuzione della spesa. Il conferimento del ruolo pubblico, ha piuttosto fatto crescere i costi dovuti ai lauti incarichi a tecnici e a società di consulenza, o di amministratori delegati già con più cariche. Nuovi apparati di controllo ed amministrazione, gestionali e manageriali, si riflettono nella duplicazione delle cariche e dei servizi esistenti, ed inevitabilmente producono incremento delle tariffe e delle rette, cosa già avvenuta anche qui per i rifiuti e per l’acqua, per i parcheggi e per i tributi locali.
La politica si allontana dai cittadini e i sindacati si trovano a dover rifare battaglie già fatte anche decenni prima per riconquistare o mantenere dei diritti. La sinistra deve capire che i diritti dei lavoratori non si scambiano con gli interessi delle banche o col mantenimento dei diritti di posizione della politica. Di più non se ne può!