Imola. Legacoop e Confcooperative, unite per la prima volta quest'anno nel Coordinamento delle cooperative imolesi, hanno presentato il rapporto annuale sull'andamento delle loro associate. Molti i segni più, qualche segno meno, ma come si è affrettato a chiarire Sergio Prati, portavoce del Coordinamento, “spero non venga fuori il titolo: la cooperazione imolese si lascia la crisi alle spalle, perché non è assolutamente così”. L'anno 2011 ha fatto registrare dati nel complesso positivi fino al terzo trimestre, da lì in poi le cose sono cambiate e sembra che per il 2012, stando alle previsioni, non miglioreranno affatto. In generale tolte alcune grandi realtà che fanno lievitare i numeri, le altre fanno fatica, specie se sono di dimensioni medio-piccole, specie se lavorano solo per il mercato interno. Dall'analisi restano esclusi i dati finanziari, ma indubbiamente il loro peso non passa inosservato. Le difficoltà riferite all'accesso al credito, problema non nuovo e comunque non risolto, e le sempre maggiori difficoltà per le imprese ad incassare dal pubblico come dal privato, spiegano da sole il costante aumento delle patrimonializzazioni dal 2007 ad oggi.

 

I numeri del 2011.


Resta sostanzialmente immutato il numero di cooperative presenti sul territorio (121) ed aumentano leggermente i rapporti associativi (+3.2%) arrivando ad oltre 76 mila e 500. Da notare che quest'ultimo dato non è riferito alle singole persone ma ai diversi rapporti che ciascuna di queste può avere associandosi a più cooperative. Considerando i circa 130 mila abitanti dei dieci comuni del Circondario rimane comunque un numero di tutto rispetto.

Fatturati, esportazioni, investimenti ed utili fanno registrare percentuali significative, ma solo se riferite all'anno precedente, il 2010. Se si considerano invece i dati del 2007, prima cioè della crisi che ha coinvolto l'economia mondiale, la musica cambia e non di poco. Un dato fra tutti rende l'idea della situazione: gli utili netti delle cooperative imolesi nel 2011 sono pari a 44 milioni e 423 mila euro, segnando un incremento del 20.5% rispetto all'anno precedente, un po' meno della metà dei 90 milioni e 580 mila euro (-51%) registrati nel corso del 2007. A questo va aggiunto che la quasi totalità dell'utile complessivo, qualcosa come il 90%, è frutto del lavoro di una decina di cooperative, mentre sono circa il doppio quelle con un bilancio negativo. Stesso ragionamento vale per gli investimenti, a fronte di un aumento del 29% ci sono 38 milioni di euro in meno rispetto a cinque anni fa (94.5 milioni contro 132.6 milioni del 2007). Il fatturato aumenta del 17.3%, ma con 2 miliardi e 460 milioni di euro resta a 88 milioni di euro di distanza dalle cifre pre-crisi. Ad aumentare sono solo le esportazioni che raggiungono 1 miliardo e 75 milioni di euro, 360 milioni di euro in più rispetto al 2010, 56 milioni di euro in più rispetto alla fatidica annata 2007. Ma anche questo dato da solo non è del tutto sincero, occorre tener conto che le cooperative che esportano sono solo una dozzina, posizionate prevalentemente nel settore industriale, manifatturiero e nel settore agroalimentare, tra queste poi la percentuale di export varia sensibilmente, dal 3% al 90% della produzione.

Paradossalmente sembrano meno preoccupanti i dati negativi, quelli riferiti ad occupazione ed autofinanziamento. Nel 2011 sono andati persi 136 posti di lavoro su circa 9 mila totali (-1.5%). “Più che perdita di posti di lavoro – spiega Prati – parlerei di mancata sostituzione di chi è andato in pensione e dei lavoratori con altre tipologie contrattuali: stagionali, interinali, co.co.pro.

Mi sento di poter parlare di una sostanziale tenuta del livello occupazionale”. Anche la lieve flessione dell'autofinanziamento dei soci (-2%) non spaventa ma si inscrive nella generale tendenza al risparmio delle famiglie dovuta alla crisi.

 

Le prospettive per il 2012.

Se fino al settembre 2011 si poteva pensare di avere margini per un lento miglioramento, l'analisi previsionale relativa al 2012, che il Coordinamento delle cooperative ha condotto su di una sessantina di associate, mostra una situazione maggiormente critica. In generale rispetto all'anno scorso sono di più le aziende che pensano ad una situazione che al massimo può essere di stabilità, mentre aumentano le imprese che pensano di avere una diminuzione del fatturato. Cala la voglia di fare investimenti, pur rimanendo in termini significativi (64%), cala di 13 punti percentuali (39%) la propensione delle aziende a fare nuove assunzioni, cala di sei punti (84%) la determinazione a non voler ricorrere ad alcun tipo di ammortizzatore sociale in caso di necessità, di anno in anno si sposta in avanti la possibilità di vedere una ripresa economica: il 33% la ritiene possibile solo a partire dal 2013, il 60% dal 2014. “Le difficoltà ci saranno ma speriamo che qualcosa si metta in moto a livello europeo e non solo italiano – conclude Prati – davanti abbiamo una salita, non tutti ce la faranno a superarla: ci saranno sicuramente delle aziende che si dovranno ridimensionare. La cooperazione ha dato una risposta fondamentale alla tenuta di questo territorio e non solo delle proprie imprese e della propria gente. Abbiamo saputo reagire, possiamo essere una risposta”.

In questo 2012 che, al di là di ogni funerea previsione, è pur sempre l'Anno internazionale della cooperazione, danno un po' di fiducia in più le parole di Pauline Green, presidente dell'Alleanza internazionale delle cooperative (Ica), che, intervenuta a Roma dove ha incontrato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è spesa in elogi per la realtà cooperativa imolese, ricordando tra gli altri i casi virtuosi di aziende come la Sacmi, la Cooperativa Ceramica e la Clai. (Leonardo Bettocchi).