Ravenna. La Cgil ha rapidamente scelto il segretario provinciale che prende il posto di Marcello Santarelli, che alcune settimane fa aveva rassegnato le sue dimissioni. Un evento improvviso (anche se non del tutto inatteso) dovuto, secondo le parole dell’ex segretario, a problemi personali e a tensioni politiche interne al sindacato. Si è quindi messa in moto la macchina per individuare il nuovo numero uno e si è deciso di far presto; invece dei due giorni previsti dallo statuto, si è scelto di definire la partita in una sola giornata e ai blocchi di partenza c’era una sola candidatura, quella di Costantino Ricci, che per anni ha gestito (con le segreterie di Folegatti e Santarelli) l’organizzazione e i servizi. Una personalità, quindi, ortodossa per definizione e che sulla carta contava sul 95% dei consensi.
E allora cominciamo dai numeri perché a Ravenna sono la spia, un segnale importante per capire quel che bolle in pentola. Degli 87 presenti all’assemblea 66 hanno votato a favore di Costantino Ricci, 11 hanno detto “no” altri 10 si sono astenuti. Insomma anche in questa provincia cresce e si consolida un punto di vista altro, diverso da quello che vorrebbe una unanimità di facciata per lavare i panni in famiglia.
Ma oggi i panni da lavare sono questioni dirimenti, che vanno dal futuro del porto cittadino, alla questione della azienda sanitaria unica della Romagna e arrivano fino alla spending review che interviene sul pubblico impiego (e quindi sullo stato sociale): non bastano più i soli no alle manovre, la Cgil gioca il proprio futuro sulla sua capacità progettuale e propositiva.
Come si organizza questo lavoro e che ruolo ha il segretario? Nel suo intervento iniziale, il segretario regionale Vincenzo Colla ha posto dei paletti precisi che si possono sintetizzare in una frase che ha poi ripreso nelle conclusioni: non è più il tempo di “un uomo solo al comando”.
Ed è questo uno dei temi che ha lacerato la Cgil durante la vicenda Omsa (in Italia vista come straordinario esempio di lotta operaia femminile e proprio a Ravenna vissuta come una ferita da rimarginare): la tensione fra la segreteria ed i funzionari che hanno seguito la vertenza ha finito per occupare pagine di giornali (mentre della lotta stessa si parlava molto meno).
Costantino Ricci ha garantito che il metodo della collegialità avrà un ruolo determinante nel suo lavoro (ma la parola segreteria non è mai stata pronunciata) ed ha chiesto quella lealtà, correttezza e responsabilità che erano mancate al segretario uscente.
Le stesse cose ritornano, avrebbe detto Robert Musil; lui si riferiva al crepuscolo dell’impero austro-ungarico, ma oggi è un rischio che corrono tutte le grandi organizzazione. Quello stato d’animo che va sotto il nome di grillismo entra ovunque e non concede più sconti alla politica di “un solo uomo al comando”.
(Michele Zacchi)