Imola. Sono disponibili da alcuni giorni i moduli da firmare per il referendum proposto dall'Unione popolare, che in questi giorni sta guadagnando molti consensi e condivisioni sulla rete, forti di uno slogan a cui piace vincere facile: “Firma contro la casta per ridurre gli stipendi d'oro dei Parlamentari”.
La proposta dell'Up è l'abrogazione dell'articolo 2 della legge 1261 del 1965 che definisce i compensi relativi alla diaria e le spese di soggiorno a Roma per i membri del Parlamento. Una robetta da più di 3.500 euro mensili.
L'iniziativa parte ancora una volta dai cittadini, animata da una sempre crescente rabbia sociale, che però rischia di essere smorzata con uno sgambetto da parte della stessa legge italiana. L'articolo 31 della legge n. 352 del 1970 recita infatti che “non può essere depositata richiesta di referendum nell'anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l'elezione di una delle Camere medesime”. Questo sposterebbe qualsiasi possibilità di referendum al 2014, un anno dopo le elezioni politiche.
Molte accuse sono arrivate sulla pagina Facebook dell'Unione popolare, seguite dalla risposta on video della coordinatrice nazionale del comitato, Maria di Prato. “La legge in questione è lacunosa, e già nel 1992 il comitato per il referendum della Corte di Cassazione aveva dichiarato che per ‘un anno prima’ non si devono intendere i 365 giorni precedenti ma l'anno solare”. Il comitato è quindi determinato a proseguire la sua campagna e raccogliere le firme necessarie entro il 27 luglio, per presentarle poi ad agosto. E se non fosse sufficiente, spiega la Di Prato “attueremo una seconda raccolta firme a ottobre in modo da presentare di nuovo la proposta per l'1 gennaio del 2013”.
Le parole più pesanti sono però quelle che accusano l'Unione popolare di approfittare del malanimo dei cittadini verso la classe politica per intascare dei soldi. La legge 157 del 1999 sancisce un rimborso ai comitati promotori di un referendum pari a 52 centesimi per ogni firma: una bella fetta di torta da 250mila euro. “Il rimborso ci sarebbe solo se il referendum fosse celebrato e fosse raggiunto il quorum. Anche in quel caso, come abbiamo già dichiarato, non abbiamo intenzione di intascare un solo euro. Devolveremo questo rimborso a chi ne ha più bisogno”.
A prescindere dal raggiungimento o meno dell'obbiettivo del referendum “la raccolta di queste firme è un segnale da parte della gente” come afferma Andrea Girardini, libero cittadino non affiliato all'Unione popolare, che però ha deciso di abbracciarne la causa e organizzare il banchetto per la raccolta questo sabato (saranno sotto l'orologio dalle 9 fino a mezzogiorno). “Anche se la presentazione del referendum fosse regolare ci ostacolerebbero come hanno fatto con altre iniziative popolari – ammette Girardini -. Non c'è la volontà politica che servirebbe. Ma non dobbiamo scoraggiarci, dobbiamo muoverci comunque, farci sentire”.
Per firmare è sufficiente presentarsi con un documento di identità valido all'Urp – Informacittadino. L'ufficio è aperto dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13, il sabato fino alle 12.30 e il martedì pomeriggio dalle 15 alle 18. In alternativa ci si può presentare alla segreteria del comune: stessi orari la mattina, apertura pomeridiana dalle 15 alle 17.30 il martedì e il giovedì. Un banchetto sarà allestito da liberi cittadini sabato 21 luglio sotto l'orologio, dalle 9 fino alle 12.
Per informazioni: http://www.unionepopolare.eu/
(Andrea Montefiori)