Spett. redazione,
intervenire a metà della stagione turistica, di questa stagione, non è facile. Tutti i giorni siamo combattuti fra la richiesta della categoria, di dire la verità, sulle cose che non vanno e la necessità di non far circolare notizie, per così dire, “antituristiche” che avrebbero il solo effetto di essere autolesive della nostra ospitalità turistica. Diciamo quindi che rimandiamo a settembre, sia i compiti delle cose da fare, sia le analisi sui dati dei flussi turistici.
Però su alcune questioni, di ordine pratico e immediato non possiamo tacere. Non lo vogliamo e non lo possiamo fare perché gli associati sono arrabbiati e al limite della sopportazione e ci chiedono di rappresentarli di più e meglio in questo loro malessere. Ci chiedono di essere il loro megafono e di denunciare le cose che vanno alla rovescia, in modo inspiegabile e senza una logica plausibile.
Avevamo avuto l’impressione di un Governo incapace di riattivare la macchina economica dell’Italia, di creare lavoro vero e, in effetti, ogni giorno lo vediamo più impegnato a metterci le mani in tasca più che ad incentivare la nascita di nuovi posti di lavoro. Oltre a fare quello che fa molto male, aggiunge anche un’attività di persecuzione e di complicazione alla vita delle aziende. Prima il limite dei pagamenti in contanti a 1.000 euro, poi un’attività persecutoria all’auto di grossa cilindrata e alla barca da diporto, con il risultato di raffreddare un’economia di consumo dell’italiano medio, che si è immediatamente ripercossa anche su una riduzione della vacanza.
Il 18 luglio è entrata in vigore la “Riforma Fornero” sul lavoro che ci ha creato un immediato danno, sia di procedura che economico. Le modifiche apportate al “contratto a chiamata” per i dipendenti sono quanto di più becero e inutile oltre che intempestivo si potesse fare per il mondo della piccola e media impresa. Un contratto che ci dava quella elasticità, quella adattabilità nel gestire le imprese, sulle esigenze dei fine settimana e dei carichi di lavoro aziendali e stato modificato con il solo fine di rendere ancora più complicata la gestione del personale. Un furore interpretativo che portava a pensare allo sfruttamento del dipendente quando, di fronte a un mondo del lavoro profondamente cambiato, era uno strumento legale e che bene interpretava le dinamiche tipiche della piccola e media impresa.
È inoltre macroscopica la mancanza di un adeguato periodo di transizione dal vecchio al nuovo regime, necessario per permettere alle aziende di adeguarsi senza danneggiare i lavoratori.
Ma come si fa a produrre norme che sono l’esatto contrario del buon senso e dell’esigenza delle imprese?
Come si fa ad attuare queste modifiche nel bel mezzo della stagione estiva, ad aziende in attività senza pensare all’enorme lavoro da svolgere per cambiare tutto?
Tutti i contratti vanno trasformati con migliaia di comunicazioni, di fax, di raccomandate, con tempi assurdi e nuovi e aberranti costi per le piccole e medie imprese.
La sensazione, se non la certezza, è che chi ci governa non abbia una “prospettiva” sul mondo reale. Siamo preoccupati della crisi, siamo preoccupati della mancanza di lavoro che impedisce alle persone di fare vacanza. Ci rattrista e ci preoccupa la mancanza di una non visione e mancata consapevolezza dei problemi quando questi vengono affrontati in siffatto modo.
La storia non è finita e si ripete. Sulla normativa antincendio siamo punto e a capo, nel senso che dopo anni di proroghe, probabilmente gestite male, ora si stringe il cerchio e gli albergatori avranno poco tempo per adeguare le strutture e tutto questo a fronte di ridotte possibilità di fare investimenti, vista la scarsa liquidità a disposizione.
Che dire poi della resuscitata idea di abolire i ponti infrasettimanali per recuperare Pil? Anche in questo caso una “mazzata” per il turismo, che ha bisogno di qualche ponte primaverile per allungare le stagioni estive che si fanno sempre più corte.
Ripetiamo spesso che se un Governo si deve occupare di turismo in questo modo, preferiamo che si occupi di altro o non se ne occupi affatto perché sta solo aumentando i danni ad un settore strategico per il nostro Paese.
Ribadiamo che l’uscita dalla crisi e la risposta del sistema-paese al cambiamento in atto è darsi una prospettiva, condividendo obiettivi comuni e, soprattutto, cominciando a scrivere regole per gestire relazioni e lavoro aderenti alla realtà delle cose.
(Roberta Penso, presidente Confesercenti Cervia
Andrea Casadei Della Chiesa, direttore Confesercenti Cervia)