Imola. L’associazione culturale Primola, col sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e in collaborazione con l’Osservatorio Economico-statistico del Circondario, ha predisposto e realizzato una ricerca sulla condizione scolastica e lavorativa dei giovani del Circondario imolese con lo scopo di individuare le eventuali problematiche presenti e indicare le possibili soluzioni. In particolare, la ricerca si è posta l’obiettivo di capire come i giovani vedono  se stessi all’interno del mondo del lavoro e quali speranze, o paure, nutrono per il futuro.
Dall’analisi dei dati ottenuti attraverso un questionario somministrato nel secondo semestre 2011 a un campione casuale di 230 giovani di età compresa fra 16 e 25 anni residenti a Imola e nel Comuni del Circondario è risultato che il 42,2% dei giovani studia, il 31,7% lavora, il 16,1% lavora e studia contemporaneamente mentre il restante 10,0% è costituito da giovani non occupati ma in cerca di lavoro.
Dall’indagine emerge che nel Circondario il tasso di disoccupazione giovanile sembra attestarsi al 17,3% (2° semestre 2011), percentuale ottenuta dal rapporto fra il numero dei giovani del campione intervistato che “non studiano più e non lavorano ancora” (23 unità) e la “forza lavoro giovanile totale” intervistata (133 unità). Se il tasso di disoccupazione giovanile mostra valori (17,3%) di gran lunga inferiori a quelli registrati a livello nazionale (35,9%, maggio 2012 – Istat) i giovani del Circondario che “non studiano più e non lavorano ancora” sembrano ormai aver superato il migliaio, cioè il 10% circa dell’universo dei 16-25enni, pari 11.176 unità (Istat, 2010). Pur a fronte di tassi quasi doppi (19%) registrati a livello nazionale (Eurostat, 2010) anche nel Circondario imolese l’insieme dei giovani che tarda a entrare nel mondo del lavoro inizia ad assumere dimensioni non più trascurabili.
Dall’analisi delle risposte ai questionari è inoltre emerso che oltre un terzo degli studenti (36,9%) frequenta i licei, mentre la quota restante appartiene all’area tecnica o professionale. Questo risultato si rispecchia anche nella scelta universitaria: solo il 33,3% degli universitari intervistati frequenta infatti facoltà umanistiche, a fronte di un 48,9% impegnato in facoltà scientifiche (e del 17,8% in “altre”). La tendenza trova ulteriore riscontro nei dati del Ciss/T (Centro integrato servizi scuola/Territorio) che indicano un aumento di 605 unità negli Iscritti agli Istituti superiori di “Area tecnica” dal 2007/08 al 2011/12 e un lieve calo nell’Area umanistica. Questi andamenti sono probabilmente dovuti alla crisi economica, che induce evidentemente i giovani a preferire indirizzi più professionalizzanti nella speranza di trovare un lavoro stabile. Anche i dati del Miur segnalano, infine, che gli iscritti alle facoltà tecnico- scientifiche con sede a Imola sono aumentati in modo significativo dal 2006/07 al 2009/2010 (+113 unità).
Per quanto attiene invece ai giovani occupati, il 68,4% esercita un lavoro dipendente, rispetto al 15,4% che esercita un lavoro autonomo (il 16,2% fa “altri” tipi di attività). I dati mostrano inoltre che la maggioranza degli intervistati (41,8%) ha un contratto a tempo determinato, mentre solo il 20,0% gode di un contratto a tempo indeterminato. Il fatto che i contratti a tempo indeterminato si attestino al solo 20% del totale è indicativo della presenza di un tasso di precarietà lavorativa molto elevato, pari all’80%. Questa sostanziale instabilità si riflette inoltre sul modo in cui i giovani concepiscono il lavoro: il 32,5% lo vede come una necessità, il 26,2% come un dovere; solo per il 17,3% il  lavoro è un piacere o, per il 15,2%, realizzazione. Molto inferiori sono le percentuali di chi afferma che il lavoro è esperienza, indipendenza o altro.
Per quanto concerne le aspettative relative al lavoro, dai dati raccolti si evince che, come prima scelta, le maggiori percentuali si concentrano nell’area tecnica (22,4%), seguita dal turismo (13,7%), dalla comunicazione (13,2%) e dai servizi alla persona (11,0%). Inferiori sono le percentuali di scelta relative ai settori dell’educazione, della sanità, e dell’agricoltura.
Dai dati raccolti è emerso che la maggioranza dei ragazzi attualmente inoccupati cerca lavoro attraverso Internet (37,8%), il 20,7% si affida alle conoscenze e il 16,0% al passaparola. La percentuale restante si rivolge alle agenzie di lavoro (9,5%) e ai centri per l’impiego (8,0%). Ciononostante, si è registrato un incremento di 281 unità negli iscritti al Centro per l’impiego di Imola, e di 342 unità nell’avviamento al lavoro dal 2008 al 2011, a testimonianza della forte determinazione dei giovani a percorrere tutte le strade disponibili per la ricerca del lavoro.
La ricerca ha inoltre indagato su come i giovani valutano la propria formazione scolastica. Una decisa maggioranza (64,8%) conferma l’utilità della scuola per il futuro lavorativo, contro un 28,7% di risposte negative. I consensi salgono al 68,7% in relazione all’utilità scuola/vita, contro un 23% di pareri negativi. Ciò significa che la maggioranza dei giovani crede nell’utilità della scuola, ma quasi un ragazzo su tre reputa la formazione scolastica ricevuta inutile per il futuro lavorativo o la propria vita.
I giovani lavoratori con contratti di lavoro a tempo determinato, co.co.co, e atipici, risultano avere una percezione individuale del futuro piuttosto negativa e tendono ad essere disponibili a trasferirsi all’estero a causa della crisi e delle scarse opportunità offerte dal mercato del lavoro interno. Altri nutrono invece la speranza di trovare un impiego fisso che garantisca loro un impiego assicurato; alcuni, infine, stanno ancora studiando nella speranza di trovare impieghi coerenti con i percorsi di studio intrapresi.
Nell’ambito della ricerca sono stati poi sinteticamente indicati alcuni importanti interventi di sostegno che la Regione Emilia-Romagna e il Ministero del Lavoro hanno recentemente introdotto per contrastare il crescente problema della disoccupazione giovanile. Si è evidenziato innanzitutto che, fino al 31 gennaio 2013, saranno messi a disposizione delle imprese 20 milioni di euro, volti a incentivare le assunzioni o a stabilizzare i giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni. È prevista una graduazione degli incentivi compresa tra 0 e 150%, con “premi” maggiori attribuiti alle aziende che non hanno operato licenziamenti da almeno 12 mesi.
Un altro intervento di sostegno interessa quei lavoratori che nel 2012 decidano di rassegnare le dimissioni per mancato pagamento delle retribuzioni relative ad almeno due mensilità: essi potranno beneficiare immediatamente dell’indennità di mobilità.
La Giunta Regionale ha inoltre messo a disposizione un finanziamento di 900 mila euro da destinare a progetti degli enti locali rivolti ai giovani che incentivino la cittadinanza attiva e promuovano l’impegno civico e il volontariato. In conclusione, come si rileva dall’analisi dei dati, la maggioranza dei giovani ha ancora una certa fiducia nel sistema dell’istruzione, sebbene nutra forti paure per il proprio futuro lavorativo. Non si può tuttavia non sottolineare come la disoccupazione giovanile sia significativamente più bassa nel Circondario rispetto alla media nazionale e, soprattutto, il fatto che esistono misure plurime e interventi importanti volti a contrastarla.
A suffragio dell’elevata attendibilità del lavoro svolto si evidenzia, infine, che fra il tasso di disoccupazione giovanile rilevato dalla ricerca (17,3%) e quello Istat nazionale (35,9%) intercorre lo stesso rapporto (0,48) che esiste fra il tasso  di disoccupazione complessivo medio nella Provincia di Bologna nell’ultimo quadriennio (3,8%) e quello complessivo medio nazionale riferito allo stesso periodo (7,8%). I tassi di disoccupazione giovanile sul nostro territorio si mantengono quindi a livelli tendenzialmente non superiori alla metà di quelli nazionali come si registra, da tempo, per i tassi di disoccupazione complessiva.
Al fine di migliorare la condizione dei giovani nel mondo dell’istruzione e del lavoro, la ricerca si conclude con l’auspicio che siano innanzitutto incentivate l’imprenditorialità giovanile, lo sviluppo del settore non-profit e nuove forme di artigianato e agricoltura ecocompatibili, unite al miglioramento delle forme di tirocinio professionalizzante svolte durante il periodo scolastico, alla maggiore pubblicizzazione delle giornate di orientamento al lavoro e allo studio, all’utilizzo di Internet e del suo enorme potenziale informativo in relazione a bandi, concorsi e offerte di lavoro.