Imola. “Acqua di terra/Terra di luna”, il festival teatrale che valorizza luoghi ed emozioni in tutta la Vallata, si è appena avviata alla sua edizione conclusiva. L'associazione culturale “Attiva” dichiara la propria contrarietà alla decisione. “C'è amarezza per un territorio che non è capace di mantenere in vita le sue iniziative migliori, mostrando carenze imbarazzanti dal punto di vista culturale” spiegano tramite una lettera i rappresentanti dell'associazione. “Basta scorrere i programmi delle edizioni passate per capire di cosa parliamo, leggere i nomi degli attori e delle compagnie teatrali che hanno calcato le scene del Festival c’è da rimanere stupiti per la capacità di Enzo Vetrano e Stefano Randisi di anticipare i tempi, proponendo con largo anticipo spettacoli e attori che poi negli anni hanno dimostrato il loro valore, mietendo premi a vari livelli. Ora chiudere questa esperienza ha molto il sapore di una rinuncia non solo a produrre cultura, ma anche a valorizzare e qualificare i paesi del territorio. Non dimentichiamoci infatti che questo teatro itinerante ha portato gli spettatori in angoli suggestivi della città di Imola e della Vallata del Santerno, a molti sconosciuti. Una valorizzazione del territorio che forse non è stata colta in tutta la sua importanza. Tempo duri per fare cultura, che può sembrare uno spreco di risorse, anzi qualcuno l’ha apertamente affermato, ma, pur di fronte ad una crisi lunga e difficile, ritirarsi e rinunciare a proporre iniziative come queste significa dimostrare la propria incapacità di governo. Se amministrare si riduce ad un puro esercizio contabile per decidere cosa e dove tagliare, rischiamo di arretrare sul terreno della qualità della vita, disperdendo ciò che è stato costruito con tanta fatica e tante lotte. Non vogliamo pensare che le polemiche del 2011 per alcuni spettacoli (che fra l’altro hanno poi raccolto premi di carattere nazionale) siano state, anche solo in parte, la causa di questa situazione. Se fosse così il quadro di chi ci amministra è ben peggiore di quello che ci si poteva aspettare. Fortunatamente non tutto è così, gli assessori alla Cultura di Imola e Borgo Tossignano hanno resistito e ora si augurano che il Festival possa riprendere con altre caratteristiche. Siamo convinti che nulla è immutabile, un discorso è riflettere per cambiare, altro è chiudere. Non crediamo sia una questione di risorse. Non è credibile. I nostri territori, fortunatamente, sono ancora ricchi di eventi di ogni genere, ma, di fronte alla crisi che esiste ed è forte, ci sembra ci sia un arretramento, ci sembra che sia più facile tagliare qualche iniziativa piuttosto che impegnarsi a capire come mantenere alto il livello dell’offerta, non solo come quantità, ma anche come qualità”.