Imola. Si è appena conclusa l'ultima edizione del festival teatrale “Acqua di terra / Terra di Luna”. La cosa non è certa passata inosservata, su Facebook, ma anche alle redazione dei giornali sono arrivate lettere e commenti su questa vicenda. La nostra l’abbiamo già detta. Spazio ora ai contributi che arrivano dai lettori.

Abbiamo visto con piacere e commozione la rappresentazione “Totò e Vicè” con Stefano Randisi ed Enzo Vetrano. Apprendiamo con sgomento dell’annunciata fine del “Festival della Vallata” il cui svolgimento per dodici anni abbiamo seguito con impegno. Si tratta di un evento-simbolo di vivace varietà culturale. Molti amici tedeschi, olandesi e italiani ce l’hanno confermato. Ci domandiamo allora: perché si getta via un tale gioiello del quale altrove una regione, un comune si sarebbe ornati in funzione promozionale annoverandolo tra gli eventi di alto livello spettacolare con manifestazioni e attori riconosciuti a volte anche sul piano internazionale?
Non possiamo fare a meno di avere l’impressione che si prenda la crisi solo come pretesto per darla vinta ad attacchi da destra di critici (o politici?), invece di sostenere il Festival come parte di una cultura viva. Ad essa appartiene anche la contrapposizione su temi socialmente stimolanti, e sicuramente anche la provocazione fa parte dell’arte. Proprio nei momenti di crisi, in una società aperta al movimento e non impietrita nei tabù, c’è bisogno ovunque della cultura del conflitto.
Ovvero, per ritornare al paragone culinario della cultura “salsiccia e piadina” riportato dal Resto del Carlino, come mai non ci sono nemmeno più i soldi per il sale nella zuppa?
(Brigitte Henke-Sechtig und Birger Sechtig – Via Montefune 6003 – Castel del Rio)


Testo originale:
Eine großartig komische und bewegende Aufführung, “Totò e Vicè”, gestaltet von S.Randisi und E.Vetrano, haben wir genossen.
Um so mehr sind wir bestürzt, vom drohenden Ende des Festivals della Valata (!), dessen Entwicklung wir seit 12 Jahren engagiert verfolgt haben, zu hören und zu lesen.
Es ist ein Symbol lebendiger kultureller Vielfalt. Viele Freunde aus Deutschland, Holland und Italien haben uns das bestätigt. Und so fragen wir uns : Warum wirft man ein solches Juwel weg, mit dem sich andernorts eine Region, eine Commune werbewirksam schmücken würde, mit den spektakulär guten und teilweise international anerkannten Events und Akteuren????
 Wir können uns des Eindrucks nicht erwehren, dass die Krise nur zum Anlass genommen wird, um den kritischen (oder politischen ?) Angriffen von rechts nachzugeben, anstatt das Festival als Teil einer lebendigen Kultur zu fördern.
Dazu gehört auch die Auseinandersetzung mit gesellschaftlichen Reizthemen, und zur Kunst gehört selbstverständlich auch Provokation.
Gerade in der Krise brauchen wir überall die Konfliktkultur einer offenen Gesellschaft, die sich bewegt und nicht in Tabus erstarrt.
ODER- um auf den kulinarischen Vergleich der Kultur der salsiccia und piadina im Resto del Carlino zurückzukommen- Warum ist nicht einmal mehr das Geld für das Salz in der Suppe da?
Brigitte Henke-Sechtig und Birger Sechtig
Via Montefune 6003- 40022 Castel del Rio

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“Quanto una iniziativa culturale sparisce è un peccato, se poi il soggetto in questione è una rassegna di valenza nazionale, impegnata e che cede il passo ad iniziative più leggere e frivole allora la cosa è grave. Seguo attentamente, per via del mio ruolo di vice presidente della ‘European festival association’, il panorama dei festival e non posso che rammaricarmi delle  mutazioni che spesso, nel sud dell'Europa (guarda caso!) e specialmente in Italia stravolgono ed impoveriscono la cultura.
Si dimentica troppo spesso il fattore educativo a scapito di quello edonistico, l'assessore di turno passa dalla cultura alla sagra o al contentino locale, magari più redditizio in termini di consenso con sempre maggiore frequenza. Sicuramente un comico televisivo richiama più pubblico di una serata Bachiana, ma poi cosa resta?  La scomparsa di un festival colto come Acqua di terra, terra di luna, rappresenta un passo indietro a favore dell'imbarbarimento culturale.
(Massimo Mercelli)

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E' veramente triste e fa una certa impressione pensare che sarà l'ultima volta di questo Festival. Era una trovata geniale: il Teatro che arrivava in mezzo alla gente. Non dovevi avvicinarti a grandi palcoscenici o a templi sacri dello spettacolo, tutto si svolgeva nei luoghi della nostra vita. Scoprivi spazi magici della Vallata del Santerno che prima non avevi assaporato e poi l'incontro con artisti unici. Personalmente ho vissuto l'esperienza indimenticabile di un laboratorio con Judith Malina del Living Theatre, ma poi Ascanio Celestini, Baliani, Paolini, Elena Bucci, Marco Sgrosso, Randisi, Vetrano, Iaia Forte, Alfonso Santagata, Emma Dante….un elenco di vere eccellenze. Non ci sono soldi. E' questa la voce inutile da tagliare in un bilancio? Ci mancheranno quegli attori che entrano ed escono dalla scena, quelle parole che volano e che emozionano. E' un'esperienza collettiva che cambia, che crea un dialogo con la società tutta. Non ci farà bene farlo saltare. Grazie Stefano, grazie Enzo per avere arricchito la mia vita.
(Ambra Lenini)

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E’ appena iniziata l’ultima edizione del Festival teatrale “Acqua di terra/Terra di luna”. Una notizia che dispiace e che lascia un retrogusto di amarezza. Amarezza per un territorio che non è capace di mantenere in vita le sue iniziative migliori, mostrando carenze imbarazzanti dal punto di vista culturale. Basta scorrere i programmi delle edizioni passate per capire di cosa parliamo, leggere i nomi degli attori e delle compagnie teatrali che hanno calcato le scene del Festival c’è da rimanere stupiti per la capacità di Enzo Vetrano e Stefano Randisi di anticipare i tempi, proponendo con largo anticipo spettacoli e attori che poi negli anni hanno dimostrato il loro valore, mietendo premi a vari livelli.
Oggi assistiamo all’annullamento di grandi concerti perché sono difficilmente sostenibili dal punto di vista economica, ma nello steso tempo altri artisti si stanno inventando nuove formule per avvicinare la loro arte alla gente. Vetrano e Randisi hanno fatto questo oltre dieci anni e ora chiudere questa esperienza ha molto il sapore di una rinuncia non solo a produrre cultura, ma anche a valorizzare e qualificare i paesi del territorio.
Ricordiamo infatti che il loro teatro itinerante ha portato gli spettatori in angoli suggestivi della città di Imola e della Vallata del Santerno, a molti sconosciuti. Una valorizzazione del territorio che forse non è stata colta in tutta la sua importanza.
Stiamo vivendo tempi dove fare cultura può sembrare uno spreco di risorse, anzi qualcuno l’ha apertamente affermato, ma, pur di fronte ad una crisi lunga e difficile, anzi proprio per questo, ritirarsi e rinunciare a proporre iniziative come queste significa dimostrare la propria incapacità di governo. Se amministrare si riduce ad un puro esercizio contabile per decidere cosa e dove tagliare, rischiamo di arretrare sul terreno della qualità della vita, disperdendo ciò che è stato costruito con tanta fatica e tante lotte. Non vogliamo pensare che le polemiche del 2011 per alcuni spettacoli (che fra l’altro hanno poi raccolto premi di carattere nazionale) siano state, anche solo in parte, la causa di questa situazione. Se fosse così il quadro di chi ci amministra è ben peggiore di quello che ci si poteva aspettare. Fortunatamente non tutto è così, gli assessori alla Cultura di Imola e Borgo Tossignano hanno resistito e ora si augurano che il Festival possa riprendere con altre caratteristiche. E’ un augurio a cui ci associamo volentieri. Siamo convinti che nulla è immutabile, che anche il Festival potesse essere rivisto e crediamo che i direttori artistici stessero lavorando in questa direzione, ma un discorso è riflettere per cambiare, altro è chiudere. Non crediamo sia una questione di risorse. Non è credibile.
I nostri territori, fortunatamente, sono ancora ricchi di eventi di ogni genere, ma, di fronte alla crisi che esiste ed è forte,  ci sembra ci sia un arretramento, ci sembra che sia più facile tagliare qualche iniziativa piuttosto che impegnarsi a capire come mantenere alto il livello dell’offerta, non solo come quantità, ma anche come qualità.
(Associazione Attiva)