Imola. La malattia di nostra madre in questi mesi, ci ha costretti a fare i conti direttamente con il sistema sanitario del nostro Paese. Una grave patologia ci ha portati a dover ricorrere ai servizi di emergenza e alle varie specializzazioni, da rianimazione a chirurgia, medicina e lungodegenza dell’Ospedale di Imola. Due mesi di ospedale e un intervallo a casa di una ventina di giorni, ci hanno fatto toccare con mano pregi e difetti del nostro sistema sanitario provinciale e regionale.
Ovunque abbiamo trovato competenza e grande disponibilità, sia umana che professionale, ma abbiamo anche potuto constatare i danni che le politiche dei tagli stanno provocando. Il personale infermieristico e medico è sempre al minimo, e in tutti i reparti, sabato e domenica, il servizio funziona con un medico di guardia, spesso responsabile di più reparti, mentre gli esami diagnostico-strumentali, le visite specialistiche e le terapie fisiche (ad esempio fisioterapia) sono sospese.

Arrivati all’estate, abbiamo assistito ad un altro fenomeno che merita attenzione: per garantire il riposo e le ferie al personale sanitario, vengono accorpati alcuni reparti, ad esempio la Medicina II dell’ospedale di Imola, o addirittura chiusi completamente come il reparto di lungodegenza di Castel San Pietro, con il conseguente “smaltimento” veloce dei ricoverati che vengono spostati nei casi più gravi o dimessi, anche se non totalmente a posto, per mancanza di posti letto. Nel nostro caso, dopo una degenza di una settimana e una riabilitazione diaria di 45/50 minuti per 5 giorni, viene decisa la dimissione. Attualmente qualunque spostamento o attività di vita avviene con l’aiuto di personale qualificato, non è stata ripristinata la deambulazione (anche se a detta degli esperti ha una buona possibilità di ripresa se adeguatamente stimolata). A fronte di tutto ciò, non sono previsti il trasporto in ambulanza al domicilio, presidi o supporti della malattia, l’accesso programmato di un fisioterapista.


Non si parla di contesti di bassa complessità e che trattano patologie “programmabili”, si tratta di geriatrie, medicine e servizi di lungodegenza che solitamente curano anziani, persone fragili, soggetti a riacutizzazioni delle loro patologie. Quali sono le conseguenze di queste scelte? Quali gli effetti se poi a livello territoriale non esiste un sistema organizzato di presa in carico?
La fragilità del paziente e la complessità del suo stato psicofisico, rendono il ritorno a casa propria difficile e, a volte pericoloso, come abbiamo purtroppo constatato. Si passa da un’assistenza qualificata di 24 ore su 24, all’intervento sporadico del medico di famiglia.
Possibile che in un territorio come il nostro, non esista la dimissione protetta per soggetti che si trovino in situazione di temporanea fragilità, con temporanea e notevole perdita di autonomia, che richiederebbero perciò ancora di sorveglianza medica e di trattamento riabilitativo?
Non è il rifiuto di farsi carico, ma la preoccupazione di non essere in grado di leggere le problematiche mediche che potrebbero sorgere e che per mancanza di supervisione, come ci è già successo, comportino il rischio di perdere la persona cara.

Pensiamo che la “criticità della dimissione” non sia tanto quella del posticipo dei tempi, ma quella di definire tempi e modalità, valutando problemi o rischi del paziente al momento della dimissione, il carico assistenziale richiesto a familiari non preparati adeguatamente e scarsa attivazione dei servizi territoriali.
Probabilmente una maggior attenzione al quadro generale del paziente, una migliore comunicazione e educazione terapeutica, un coordinamento del processo di dimissione e presa in carico tra ospedale e territorio, e un potenziamento dell’assistenza domiciliare con la presenza di servizi che garantiscano la continuità di cure assistenziali, riabilitative e di presidi per l’autonomia (es. deambulatore) potrebbero facilitare il raggiungimento dell’obiettivo che , ci auguriamo, sia ancora la guarigione, il mantenimento e potenziamento dell’autonomia del paziente.
Chi se ne deve occupare? Invece di tagli selvaggi e “scaricamento” dei pazienti sulle famiglie, forse si potrebbe costruire un servizio più efficace e, forse addirittura, meno costoso.
(Marco e Daniela Dini)

La risposta dell'Ausl
Gentili Signori Dini,
comprendiamo il disagio provocato dall’esperienza di lunga malattia di vostra madre, ma ci pare necessario fare alcune puntualizzazioni per restituire un quadro più oggettivo della rete dei servizi garantiti dall'Azienda Usl e dal nostro sistema sanitario.
La riduzione dei posti letto programmata ogni anno in questo periodo di fisiologica e parallela riduzione dei ricoveri, è una strategia consolidata che permette di attuare riorganizzazioni dei servizi e ristrutturazioni periodiche di porzioni ospedaliere in vista del più intenso periodo autunnale, oltre che di garantire al personale di usufruire delle ferie, senza che si creino disagi alla popolazione. Lo stesso accade nei week end, quando esiste una riduzione di routine dell’attività programmata, ma sono comunque sempre garantiti i livelli adeguati di assistenza e le consulenze necessarie.  
In questi anni, proprio nell’ottica di garantire il mantenimento di un servizio sanitario pubblico di qualità, universalistico ed equo, nonostante l’effettiva carenza risorse, sono state definite scelte strategiche precise,  indirizzate in particolare alle fasce più fragili della popolazione (anziani, malati cronici, infanzia) e, consci che i determinanti di salute e benessere non sono solo né prioritariamente sanitari, ci si è sempre più impegnati verso un’integrazione degli interventi di ambito sanitario e di ambito sociale.
Le dimissioni protette e l’assistenza domiciliare territoriale pertanto sono nodi cruciali di queste scelte strategiche. L’Ausl di Imola si è posta tra i suoi obiettivi principali l’assicurare al malato e alla sua famiglia un adeguato supporto sanitario e socio assistenziale al momento del suo rientro a domicilio, ma anche l’aumento dell’appropriatezza dell’assistenza a domicilio e l’ottimizzazione dell’uso delle risorse attraverso una corretta individuazione e la precoce attuazione dei percorsi terapeutico assistenziali per ogni singolo paziente. Esiste una collaudata procedura per le dimissioni protette che, attraverso il coordinamento del “Punto unico di accesso alle cure domiciliari” (Pua), si attiva precocemente per pazienti con necessità sanitarie o socio-sanitarie complesse. Nel primo semestre 2012  sono state attivate 1712 dimissioni protette contro le 1080 dell’intero 2011. Certo vi sono prestazioni che il Servizio sanitario nazionale non può garantire al domicilio, in quanto non previste nei livelli essenziali di assistenza: questo vale ad esempio per il trasporto ospedale – domicilio o viceversa (che nel nostro territorio è comunque garantito, al bisogno, da alcune associazioni di volontariato) o per la fisioterapia a domicilio (che peraltro la nostra Ausl eroga ai gravissimi disabili). Al domicilio, a secondo del bisogno, vengono attivati i servizi e i professionisti necessari per la dimissione protetta (infermieri, medici di famiglia, servizio sociale, unità di valutazione geriatrica, specialisti ospedalieri, volontariato, ecc…) ed erogati i presidi, i farmaci ed i supporti individuati dai medici di reparto (solitamente consegnati prima della dimissione) o richiesti dal medico di famiglia. Va infatti sottolineato che il Pua viene attivato anche dai servizi territoriali qualora emergessero bisogni per un paziente seguito a domicilio.    
Tutto ciò premesso, nel caso specifico da voi riportato, seguito dal nostro ospedale con la dovuta continuità da circa 3 mesi, non emergendo ad oggi un quadro che renda indispensabile una dimissione protetta, non vi è stata attivazione da parte del reparto che ancora ospita vostra madre del Pua, che però è un servizio sempre aperto e disponibile a rispondere alle richieste dei pazienti e/o dei loro famigliari e che certamente potrà aiutarvi a trovare adeguate soluzioni per rispondere, entro le possibilità dettate dalla normativa vigente, ai bisogni che avete rilevato.    
Nella speranza di aver risposto ai vostri dubbi, vi ringraziamo per la segnalazione, che ci ha fornito l’opportunità di descrivere brevemente il funzionamento di un servizio molto importante per la collettività.