Il Parlamento ha convertito in legge una proposta del governo che prevede una profonda revisione delle norme che regolano il comparto dell’editoria. Abbiamo perciò posto alcune domande all’ex presidente di Mediacoop, Lelio Grassucci, per capire meglio la portata di questo provvedimento.
Mediacoop ha dato una valutazione positiva della nuova legge per l'editoria, ma ha anche detto che mancano i soldi.
Possiamo descrivere questa norma in maniera più articolata?
“Il Decreto n. 63 del 18 maggio 2012, cosiddetto decreto Peluffo, con le modifiche apportate in Senato nel corso della Conversione in Legge, ha introdotto novità importanti. Infatti, le nuove norme, unitamente a quelle contenute nel regolamento Bonaiuti (DPR. 223 del 25 Novembre 2010), consentono di dare maggiore trasparenza e migliore finalizzazione all’intervento pubblico nell’editoria, evitando, inoltre, per il futuro, usi impropri e, talora, delittuosi della legge. Molte delle nuove norme erano state, da tempo, sollecitate da Mediacoop a cominciare da quelle che legano il contributo alla qualità professionale del prodotto informativo. A partire dai contributi relativi all’anno 2013, infatti, possono accedere le imprese editrici a condizione che la testata edita sia venduta: per quelle nazionali nella misura di almeno il 25% delle copie distribuite e per quelle locali nella misura di almeno il 35%. Inoltre, le cooperative per usufruire dei contributi debbono possedere il requisito della mutualità prevalente. Importante è il fatto che siano stati introdotti nuovi criteri per il calcolo dei contributi. In primo luogo è stato stabilito, come tetto massimo, quello relativo al consuntivo dell’anno 2010. Ovviamente se non ci sono le risorse sufficienti, si va al riparto della cifra disponibile tra gli aventi diritto. Il contributo è diviso in due parti: una quota fissa pari al 50% dei costi del lavoro (120.000 euro per ogni giornalista e 50.000 euro per ogni poligrafico, annui, assunti a tempo indeterminato), dell’acquisto della carta, per la stampa, per la distribuzione e per gli abbonamenti alle agenzie di stampa; una quota variabile fino a 0,25 euro per copia venduta per i quotidiani nazionali, 0,20 euro per i quotidiani locali e 0,40 euro per i periodici. La quota fissa ha un tetto massimo pari a 2.500.000 euro per i quotidiani nazionali, a 1.500.000 euro per i quotidiani locali e a 300.000 euro per i periodici. La quota variabile non può essere superiore a 3.500.000 euro per i quotidiani e a 200.000 euro per i periodici. Rilevante è anche la nuova norma che esonera dall’attesa dei 5 anni per accedere a i contributi, le cooperative di giornalisti che editano testate di aziende in crisi. Alle nuove cooperative, inoltre, non è richiesta la proprietà della testata. La condizione, comunque, è che l’azienda in crisi accedesse già ai contributi”.
Mediacoop si è concentrata nella difesa dei contributi per le testate cooperative, quelle che più soffrono in questa fase a causa delle esigue risorse del fondo per l'editoria. Che quadro rischiamo di avere nel prossimo futuro?
“Il problema della drastica riduzione delle risorse del Fondo editoria sta rendendo tragica la situazione. Prima di ogni altra cosa è opportuno ricordare che dai circa 600 milioni del 2001 siamo passati ai 414 del 2008 e ai 170 del 2012. Per i contributi diretti, in verità, siamo arrivati ai 114 milioni del 2011 rispetto ai 230 del 2007. Per il 2012 le somme stanziate, ai fini di tali contributi diretti, ammontano a 53 milioni. In queste condizioni, se il Governo ed il Parlamento non adegueranno il Fondo, stanziando almeno 70 milioni, gran parte dell’editoria cooperativa e non profit sarà costretta a chiudere. Per tante altre non è certo che riusciranno, indenni, a superare le difficoltà. È possibile, in ogni caso, che una parte delle attuali testate si trasformeranno in ‘on line’ mentre una altra parte verrà esclusa dai contributi per mancanza dei requisiti di accesso. In ogni caso il ‘risparmio’ per le casse dello Stato (anche nell’ipotesi, che speriamo si realizzi rapidamente, dello stanziamento di 70 milioni) sarà di ulteriori 20 milioni”.
Veniamo anche alle nuove imprese, che hanno alle spalle pochi anni di vita e che sono tendenzialmente concentrate nella rete. Cosa prevede per loro la nuova normativa? E' previsto uno start up di impresa?
“Lo start up per le nuove imprese non è stato possibile introdurlo nel decreto a causa dell’impossibilità di reperire la copertura necessaria. La nostra iniziativa cercherà di farlo inserire nel Ddl di Delega al Governo per la riforma più generale dell’editoria, attualmente in discussione in Commissione Cultura della Camera. Mediacoop cercherà, inoltre, di costruire le condizioni per l’estensione, mutatis mutandis, dei contributi ai quotidiani on line. Nel decreto Peluffo approvato, vengono introdotte alcune novità per l’editoria digitale:
a) alle società che trasformano “on line” la testata edita, sia quotidiana che periodica, per due anni continueranno ad essere garantiti i contributi nella misura del 70% dei costi sostenuti, oltre ad una quota calcolata sulla base di 0,10 euro per ogni copia digitale venduta in abbonamento;
b) semplificazioni autorizzatorie e gestionali per i periodici web di piccola dimensioni.
Il Governo inoltre ha chiesto, in sede comunitaria, il via libera per equiparare l’Iva sull’on line a quella prevista per l’editoria cartacea (4%)”.