Bologna. Chissà perché tante decisioni importanti vengono prese in piena estate. E’ così anche per la maxi aggregazione tra il gruppo Hera e Acegas Aps approvata mercoledì 25 luglio dal Cda della holding emiliana e dall’assemblea della multiutility controllata dei Comuni di Trieste e Padova. “Una operazione oscura della quale non solo i cittadini, ma anche i consiglieri comunali, le giunte e moltissimi sindaci non sanno nulla”, avevano gridato nei giorni scorsi i rappresentanti dei coordinamento dei Comitati per l’acqua bene comune e per l’acqua pubblica Emilia-Romagna. Il percorso però è avviato e l’obiettivo è di arrivare a fine anno con le firme dal notaio. In mezzo i passaggi nei consigli comunali dei Comuni coinvolti dalla maxi operazione. Ma chi avrà il coraggio di dire no?
Hera si appresta così ad acquisire il 100% di Acegas Aps dando via ad una realtà economica con un fatturato da 4,5 miliardi di euro. In cambio i Comuni di Padova e Trieste avranno il 10,67% di Hera oltre a 3,4 milioni come “buonuscita” e la partecipazione al patto di sindacato che garantisce, per il momento, la proprietà pubblica, con il 51%.
“Il Gruppo AcegasAps e il Gruppo Hera condividono numerose caratteristiche, non solo di carattere industriale e storico, ma anche di assetto proprietario e di percorso di crescita che possono favorire lo sviluppo di un processo aggregativo – si legge nel comuncato congiunto -. L’integrazione tra le due realtà consente, infatti, di valorizzare al meglio le rispettive presenze industriali, in particolare nei settori dell’Energia, dell’Idrico e dell’Ambiente, sia sulle dimensioni della scala che in quelle di ampiezza del presidio delle filiere, consentendo di affrontare al meglio le sfide competitive del mercato e la prospettiva delle future gare per l'affidamento dei servizi. Inoltre, la nuova realtà avrà una dimensione e una solidità industriale che potrà agevolare l’eventuale percorso aggregativo di ulteriori entità all’interno dei rispettivi territori, sfruttando la presenza industriale e operativa rinveniente dall'attuale combinazione”.
L’operazione, quindi, non sarebbe che l’anteprima di una politica tesa a individuare un unico soggetto per il nord Italia. Chiaramente non mancano le polemiche, avevano iniziato i Comitati per l’acqua pubblica, poi dopo la conferma del via libera arrivano i no del Movimento 5 Stelle e del Pdl. C’è chi chiede il referendum consultivo, chi invece si appella a sindaci e forze politiche in vista dei passaggi nei consigli comunali. Ma l’impressione è che ormai sia molto difficile fermare l'’perazione.

Il posizionamento del nuovo Gruppo
La nuova realtà potrà contare su un valore della produzione superiore a 4,5 miliardi di Euro, un margine industriale (Ebitda) di oltre 750 milioni di Euro e un Utile Netto di circa 140 milioni di Euro, con una solidità finanziaria testimoniata dal rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda intorno a 3,2, proiettandola dunque ad essere il secondo gruppo nazionale tra le Local utilities, con leadership e posizionamenti di assoluto rilievo: primo operatore italiano per rifiuti trattati (5,4 milioni di tonnellate, di cui 3,7 verso parti terze); secondo operatore per volumi di acqua venduti (300 milioni di mc); terzo operatore nella distribuzione del gas (quasi 1,5 milioni di punti di fornitura e 2,9 miliardi di volumi distribuiti); quinto  operatore nella vendita energia elettrica a clienti finali (~11 TWh di energia elettrica venduta, con oltre 650.000 clienti); settimo operatore nella vendita di gas naturale a clienti finali (2,8 miliardi di mc venduti, con quasi 1,4 milioni di clienti).