Egr. redazione,
leggo con piacere ed un certo stupore, (non capita tutti i giorni che un ministro risponda) l'”avventura” del sig. Paolo Soglia e i suoi assegni familiari; mi permetto di aggiungere il mio contributo sull'argomento.
Sono sposato, padre di sette (7!) figli e da oltre 10 anni non prendo un centesimo di assegni famigliari. Dov'è l'inghippo? Una legge del 1973 (o 75? Non ricordo bene), stabilisce quale condizione base per percepirli sia che il reddito totale del nucleo famigliare (regolarmente “registrato”) sia formato almeno per il 70% da un reddito che preveda una contribuzione all'Inps, semplificando la questione parliamo solo di lavoro dipendente. Che mi accadde? Dieci anni fa mia moglie, già con partita Iva ha trovato un “lavoro” (consulenza) regolare (tra parentesi: direttamente o indirettamente la paga lo Stato…), ma paga i contributi alla sua cassa professionale (è un medico, paga all'Enpam). Dunque da dieci anni il suo reddito partecipa oltre il 30% alla somma tra il suo e il mio, quindi il sottoscritto lavoratore dipendente (con sorpresa, ne parliamo dopo) non becca un cent di assegni famigliari. Neanche in proporzione! Mia moglie contribuisce al 40%? Mi spetterebbe, a logica, almeno il 60% degli assegni. Invece no! Al 70% + 1 € = 0 (zero) assegni!
E qui scatta un meccanismo perverso e una famiglia nostra conoscente ha rischiato di farne le spese e il sig, Paolo Soglia ne ha ben accennato: se una famiglia formata da un lavoratore dipendente più un coniuge autonomo (a partita Iva, ultra precario, saltuario: insomma non paga l'Inps) si ritrova con il lavoratore dipendente in difficoltà tali da perdere reddito (le varie Cig, disoccupazione, mobilità) in modo da partecipare al complessivo reddito famigliare per meno del 70% … l'anno successivo perde gli assegni famigliari!
Ovvero: cornuto e mazziato! Il sig. Paolo Soglia, veramente, ha parlato d'altro ma ugualmente perverso: se casualmente il “non protetto” riesce a superare il 30%, anche di pochissimo, = zero assegni! E magari supera il limite per un importo inferiore agli assegni famigliari che perderà il coniuge dipendente. Anche qui: cornuti e mazziati!
Nel mio caso protrei rimediare, la sorpresa è questa… Ora sono in mobilità, l'indennità che percepisco è di circa mille e duecento euro lordi mensili, pari (cifra tonda) 16.000 euro annui, mia moglie in questo condizioni mi stra-supera…, però se mi separassi e mi prendessi tutti i figli a carico? A 16.000 € mi spettano per sette figli 907,20 mensili di assegni = 10.886,40 annui! Per non parlare dell'incremento delle detrazioni fiscali; quello che perderebbe parimenti mia moglie è un'inezia!
Ergo: chi perde gli assegni famigliari per queste norme è meglio che si separi… Sfido chiunque a dimostrare che non è vero. Ricordo, tra parentesi, che non vi sono limiti di reddito. Coniugi con lavori precari al limite della sussistenza non li prenderebbero. La “partner” con quattro figli formalmente a carico e lavoratrice dipendente li prende, nulla osta che la controparte sia un famoso cardiochirurgo e formalmente (ripeto: formalmente) non partecipi alla cura della prole…
Dimenticavo: sono delegato dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose. Sono anni che ci battiamo per eliminare questa anomalia…, invano.
Magari troviamo in lei maggiore comprensione.
La ringrazio per l'attenzione e le porgo gli auguri di buone ferie e… lavoro.
(Flavio Visentin)