Castel del Rio (BO). E’ di oggi la notizia che un giovane marocchino di 20 anni si è suicidato a Castel del Rio. Aveva appena finito di lavorare come volontario alla “Sagra del Porcino”. In un foglio che aveva in tasca e nella testa il no al rinnovo del permesso di soggiorno. “Apprendiamo con grande sgomento ed enorme tristezza del suicidio di un ventenne marocchino avvenuto a Castel del Rio – scrivono Manuela Muscherà (responsabile politiche migranti Prc federazione di Imola), Antonella Caranese (segretaria Prc federazione di Imola), Filippo Samachini (segretario Pdci sezione Zappattera Imola) -. Gli avevano negato il rinnovo del permesso di soggiorno lo scorso 24 agosto. Morire a 20 anni perché la legge italiana lo avrebbe costretto alla clandestinità. Dare un futuro alle/ai giovani, tutte/i, significa sostenerli, accompagnarli nel loro percorso di vita, dare loro gli strumenti per affrontare la vita quotidiana e avere leggi che garantiscano i diritti per una reale e buona integrazione nella società, avere lo Stato al tuo fianco, ma soprattutto essere considerato come una persona umana libera di scegliere”.
“Crediamo che la mancanza di futuro, sia nel nostro Paese che in quello di origine, abbia contribuito a spingere il giovane a togliersi la vita ed è su questo che dobbiamo riflettere – commenta Nicola Ballarano dell'Ufficio Immigrati della Cgil di Imola -. Di fronte a simili tragedie, riteniamo che non debbano essere fatte distinzioni tra giovani italiani e immigrati. La crisi economica ha causato la perdita di migliaia di posti di lavoro e rende per tanti impossibile trovare un’occupazione. Per i lavoratori immigrati questo significa essere costretti all’irregolarità perché non si ha diritto al permesso di soggiorno. Per questo è necessario rivedere tutto l’impianto della legislazione italiana sull’immigrazione che ormai ha assunto un carattere strutturale per il nostro Paese”.
Il Prc e il Pdci criticano poi la stampa locale che “sembrano mettere in luce per il giovanissimo suicida solo aspetti quali: senza fissa dimora, guai con la giustizia, detenzione di droga, furti… Perché così non ci sentiamo in colpa, come se anzi la colpa fosse sua. Invece per noi dare un futuro ai giovani vuol dire che non stiamo tutti a guardare perchè diventeremmo complici! Significa condannare ogni atteggiamento, comportamento e legge che ha ridotto questo giovane alla vita di clochard e alla clandestinità con gli effetti psicologici che lo hanno poi spinto al tragico gesto. Vuol dire che dobbiamo cambiare la legge Bossi-Fini che fabbrica clandestinità ed è priva di rispetto per i diritti umani. Morire a 20 anni è inaccettabile quando sarebbe sufficiente consentire normativamente un’opportunità per ricominciare. Sappiamo che gli esseri umani non reagiscono allo stesso modo di fronte alle difficoltà. Per questo lo Stato che vogliamo è quello che dà una prospettiva di un futuro a tutti, specie ai più deboli. E noi vogliamo denunciare questo sistema che non funziona, che esclude tanti perchè crediamo in un altro mondo possibile e migliore”.