Imola. È stata una vera e propria “irruzione nella vita” quella di Marta Innocenti con Break in Life, primo disco degli Addiction Crew, seguito poi da un importante tour europeo. Era il 2005 e da allora a oggi ci sono stati diversi show in tutto il mondo, una carriera da insegnante, un nuovo disco degli Addiction Crew (Lethal, 2008), i testi scritti per vari artisti rock (The Fire, Rezophonic, Eva) e due tour on the road negli Stati Uniti con il new country del duo acustico Dodici Note (Twelve Notes). Autrice, insegnante di inglese, interprete e madrina per molti rockers made in Italy: il ritratto di Marta Innocenti è quello di una vera professionista della musica. L'abbiamo intervistata in occasione dell'uscita dell'Ep del duo Dodici Note, di cui si possono acquistare da oggi i brani su iTunes.
Per info sul duo 12n (DodiciNote): www.12n.biz
Sito Marta Innocenti
Dal 2005 ad oggi chi è diventata Marta Innocenti?
“È il frutto di quella prima esperienza. Gli Addiction sono stati fondamentali per il mio ingresso nella musica a livello professionistico. Da lì in poi si sono aperte diverse porte, come l'incontro con Olly dei The Fire (ex Shandon). L'ho incontrato come una fan, ma poi sono diventata autrice di molti brani della sua band. Olly invece ci ha aiutato ad arrangiare i brani del duo per l'ultimo Ep, con cui propongo materiale scritto da me e l'approccio con il pubblico nei live è molto più diretto.”
Ti saresti mai figurata la tua carriera come madrina del Rock?
“A dire il vero non avrei mai pensato di scrivere così tanto per altri. Ma fin da quando avevo 15 anni amavo proporre idee mie, creare testi e linee melodiche. Presumo che fosse inevitabile e mi dà molte soddisfazioni. Raccontare il mondo di altri artisti, con una canzone che loro portano in giro su mille palchi, è stimolante sia a livello creativo che professionale. Negli ultimi anni ho scritto women on the edge cantato da L'Aura nell'ultimo disco dei Rezophonic (Nell'Acqua), Chainless per Eva Poles (ex Prozac+) nel suo primo album solista (Duramadre), e molti brani per i The Fire.”
Nonostante il periodo riesci a mantenerti di sola musica, viene da chiedersi: come fai?
“Bisogna lavorare su tutti i fronti possibili e sfruttare al meglio le nuove tecnologie. Io mi divido tra musica dal vivo, songwriting e dei progetti didattici che mi stanno dando grandi soddisfazioni. Propongo corsi di inglese, per adulti o ragazzi delle scuole superiori pubbliche, dove insegno la lingua con l'aiuto della musica e del rock. Un altro esempio è il progetto My American Friend, una serie di podcast didattici in lingua inglese. Non sono altro che conversazioni tra me e un'amica statunitense. E abbiamo raggiunto 60mila download in un solo anno!”
C'è davvero molta differenza tra il mercato musicale italiano e quello americano?
“Si, ed è una differenza significativa, che ho potuto provare di persona durante i tour americani per il duo (2006 e 2009). Non dipende dal mercato in sé, ma dalla mentalità delle persone negli States: fare musica è considerato un mestiere, non un hobby come da noi. Un primo esempio che posso fare è quello di una madre con tre figli: quando va a fare jogging dopo una lunga giornata di lavoro, ascolta dal suo lettore i brani che ha acquistato da iTunes, perderebbe più tempo a trovarli da scaricare che non spendere 99 centesimi, che sono puro guadagno per l'artista. Nei pub la cosa è anche più evidente. Sono divisi quasi tutti in due sale ed una è approntata per la musica live. L'ingresso alla sala costa 2 o 3 dollari, che però la gente paga molto volentieri… e spesso lasciano anche la mancia! Sembrano sciocchezze, ma fanno riflettere quando pensi a come è più difficile ottenere gli stessi risultati qua in Italia.”
Credi che ci siano ancora ancora opportunità per chi vuole fare musica, anche grazie a internet?
“Il web è una grossa opportunità per chi sa come utilizzarla. Io ho vissuto l'intera evoluzione, da quando ero una ragazzina al liceo, e possedere un Vhs in lingua originale era come possedere un tesoro, ad oggi dove si possono scaricare podcast in lingua direttamente dalla rete. Quando uscimmo con Break in life esisteva a malapena Myspace. Io credo che il mercato debba ancora assestarsi, ciò che faceva guadagnare un tempo ora non lo fa più e questa via di mezzo tocca poco i nomi più grossi, ma strozza gli artisti medio-piccoli. Dall'altra parte però chi vuole iniziare a suonare, registrare e promuoversi lo può fare a dei costi quasi nulli.”
Dunque, la storia di Marta è quella di una ragazza che è riuscita a coronare il suo sogno?
“Quando arrivò l'opportunità con gli Addiction Crew avevo un lavoro a tempo indeterminato, una cosa che ora varrebbe oro. Mi licenziai e non me ne sono mai pentita. Sono una libera professionista, economicamente indipendente, ma soprattutto: do valore alle mie qualità. Non è un mestiere che puoi scegliere, spesso è il mestiere che sceglie te. Gli americani si chiedono 'What's your thing?', qual è la tua cosa? Questa è la mia. Ed ecco quello che consiglio a tutti i giovani: find your thing, trova ciò in cui sei bravo.”
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Nel breve termine mi occuperò di promuovere i brani dell'Ep del duo Dodici Note. È un progetto a cui tengo molto, e contiene un brano significativo per la mia storia: Partner in crime, dove parlo delle difficoltà passate durante la malattia del mio compagno (e chitarrista), e di come siamo stati in grado di superarle diventando più forti insieme. A ottobre invece esce il nuovo album dei The Fire, e 10 pezzi su 10 sono stati scritti da me.”
(Andrea Montefiori)