Medolla (MO). Zona rossa. C’ è una sensazione di apparente silenzio in questi comuni dell’ Emilia colpiti dal terremoto il 20  e il 29 maggio 2012. Le zone rosse sono quasi sparite qui a Medolla, comune del modenese, epicentro della forte scossa del 29 maggio. Segno che lavoro ne è stato fatto parecchio. Ma Medolla ha avuto quattro morti. Quattro operai morti in fabbrica la mattina della scossa del 29 maggio. La gente arriva piano piano dentro una grande tenda. Siamo nella piazza principale del paese. Dentro questa grande tenda ci sono gli uffici del comune. A poche centinaia di metri c’ è un’ altra piccola tendopoli, nella zona retrostante il Municipio, transennato anche quello per inagibilità. E’ Il vicesindaco di Medolla, Giuseppe Ganzerlila tendopoli della Protezione civile del Molise. Incontriamo il vicesindaco dentro un container, nella piazza davanti al Municipio stesso. Giuseppe Ganzerli, vicesindaco di Medolla, assessore ai Lavori pubblici e Bilancio, ci accoglie subito nel suo improvvisato ufficio temporaneo. Gli chiediamo subito se ci sono ancora molte persone nelle tende. “Subito dopo la notte del 20 maggio avevamo 380 persone nelle tende. Oggi ne sono rimaste 100. E entro ottobre le tende dovranno essere smontate”, spiega il vicesindaco. “ Fortunatamente le scuole hanno resistito. Solo la materna dovrà essere ricostruita. Ma la solidarietà che è arrivata ci ha sorpreso tutti. Una miriade di associazioni, conosciute e non conosciute, si sono adoperate per farci arrivare finanziamenti e fondi per la ricostruzione. La città di Bolzano ha addirittura fatto un progetto con tanto di finanziamento per la realizzazione di una nuova scuola materna. La Fondazione del cantante Paolo Belli, 'Rock No War' ricostruirà la materna per dicembre di quest’ anno. Insomma abbiamo ricevuto aiuto e solidarietà che non credevamo esistessero più”.
Alla domanda tecnica sui rimborsi eventuali delle case perdute, il vicesindaco Ganzerli ha fornito alcune cifre: “Lo Stato, attraverso la Regione, e il Commissario Errani, dovrà gestire i finanziamenti per la ricostruzione. Chi ha perso la casa riceverà un contributo dell’ 80% con Perizia giurata, e il restante 20 % rientrerà per un 50 % nelle detrazioni”. Ganzerli stesso, prima della domanda, ci aveva precisato: “Dovranno essere fatti poi dei controlli sulle infiltrazioni mafiose per gli appalti. Controlli antimafia anche per i privati, non solo nelle opere pubbliche”.
Ma cosa accadrà a chi ha perso la casa e ora è nelle tende, quando le tende verranno smontate? “Abbiamo individuato aree sulle quali mettere dei moduli abitativi, ma vogliamo evitare che siano o restino soluzioni definitive, per non creare ghetti o piccole new town. Abbiamo difficoltà a reperire appartamenti sfitti. Gli affitti saranno poi sostenuti dallo Stato, ma è un problema che dovremo risolvere. Un ultima domanda, il governo Monti non ha posticipato il pagamento delle tasse, sollevando l’ ira dei cittadini di questi comuni colpiti dal terremoto. Può spiegarci meglio cosa succede? “Dunque, la proproga delle tasse era al 30 settembre 2012, poi è stata prorogata al 30 novembre. Ma questo non può basare per chi ha problemi come i nostri, e quindi la nostra protesta è stata aperta per ottenere la proroga, per le case inagibili e per le aziende, fino al 30 giugno 2013, per avere il tempo di rimetterci in piedi. Ma su questa cosa qui, da parte del governo e non solo, c’ è poca chiarezza”.

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Cavezzo (MO). Incontriamo alla periferia del paese una giovane intenta a ripulire pietre vicino a un piccolo edificio semidistrutto. Lei si chiama Agnese Lodi, l’ edificio è, o era, l’ oratorio secolare del paese. Agnese è una dei volontari che recuperano le vecchie pietre per la ricostruzione. Agnese è archeologa. Ci dà indicazioni su come trovare il centro e gli uffici comunali. Arriviamo allora al Coc (Centro operativo comunale), che ospita in un edificio intatto e antisismico, gli uffici del Comune e gli uffici preposti alla ricostruzione del paese. Incontriamo qui, l’ assessore alle Attività produttive, Maria Cristina Ferraguti, disponibile a un intervista. “La prima notte arrivammo a 300 pGiuliano Bugani con l'assessore del Comune di Cavezzo Maria Cristina Ferragutiersone senza casa. Trovammo sede al Palaverde, una struttura polivalente antisismica. Poi dopo il primo intervento della Protezione civile, costituita dai volontari del nostro comune, è arrivata la Protezione civile “Colonna Abruzzo”, racconta l’ assessore Ferraguti. Poi abbiamo chiesto se c’ erano state vittime. “Noi abbiamo avuto quattro morti. Due persone sul posto di lavoro e altre due persone in bassicomodi di pianura”.
Entrando in questi comuni colpiti dal terremoto, tutte le abitazioni pericolanti sono state abbattute fino al piano primo, per evitare in caso di nuove scosse che i muri facciano vittime o altri danni. Ma le macerie sono ancora lì. Perché? “Intanto va detto che le demolizioni sono a carico del Comune e sono state effettuate su ordinanza del sindaco per mettere in sicurezza le aree colpite. La rimozione delle macerie purtroppo deve seguire tempi complessi. Ma speriamo che entro la fine di agosto vengano portate via”.
Cosa succederà quando i campi tenda verranno evacuati? “Davanti l’ inagibilità della casa, il cittadino acquisisce il diritto al Cas, che è un acronimo che definisce delle quote di denaro per le famiglie colpite e senza casa. In pratica, se una famiglia, dopo l’ uscita dalla sistemazione in tenda, vuole andare in una casa in affitto, l’ affitto verrà sostenuto dallo Stato con queste modalità: per ogni persona verrà erogata una quota di 200 euro, fino a un massimo di 900 euro al mese per famiglia. Il nostro problema però è reperire case in quanto, non essendo il nostro un comune che ha cementificato, ma ha preservato il territorio, sono poche le case sfitte. Un’ altra soluzione saranno i moduli abitativi, che saranno di 30 mq l’ uno e, secondo il nucleo familiare, potranno essere aggiunti uno all’ altro”. Qual è stata la difficoltà maggiore che ha trovato? “Guardi, intanto devo dire che c’ è stata una solidarietà infinita da parte di tutti, residenti e persone arrivate anche da lontano. Pensi che la prima notte abbiamo montato un tendone per le scuole in cinque ore. Mentre il faro veniva sorretto a mano, altre quindici persone montavano la tenda per non lasciare i bambini, il giorno dopo senza la scuola. Il problema più grande è la burocrazia! Operazioni che potrebbero essere veloci, vengono rallentate a dismisura”.  Vuole lasciare un messaggio per chi ci legge? “Abbiamo ricevuto una grande solidarietà. Qui non c‘era più niente e sono arrivati interi camion di alimentari, per esempio. Sono state fatte feste in tantissimi Comuni d’ Italia per la raccolta fondi. E’ nata una rete solidale che ci ha fatto stare bene e sperare. Ma una cosa voglio chiedere a tutti voi che vi occupate dell’ informazione: continuate a seguire quello che accade nei nostri territori, anche nella ricostruzione. L’ attenzione pubblica fa sì che ci sia attenzione anche da parte di chi si muove nel dopo terremoto. Vegliate! “

(Testo di Giuliano Bugani, foto di Massimiliano Valentini)