Imola. Continua a generare dissidi e dissensi la nuova società Beni comuni che l’amministrazione comunale vorrebbe far partire all’inizio di ottobre. “Visto che la legge approvata in agosto e voluta dal governo Monti – spiega la vicepresidente del sindacato autonomo Csa regionale Marina Giambi – impone ai Comuni di non fare più affidamenti diretti a società pubbliche con costi sopra i 200mila euro all’anno a partire dall’inizio del 2014, abbiamo diffidato la giunta dal continuare nel suo percorso. Infatti, le promesse fatte dal sindaco Daniele Manca non potrebbero più essere rispettate poiché anche la società Beni comuni dovrebbe presto partecipare a gare d’appalto per aggiudicarsi i lavori e se le perdesse i dipendenti potrebbero restare disoccupati. Quindi ci sono parecchi rischi”.
Dunque per il Csa “sarebbe auspicabile che la giunta usasse la massima prudenza in questa fase mentre invece sono già partiti diversi colloqui con una serie di futuri dipendenti quando i sindacati non sono nemmeno stati ufficialmente informati sui nomi degli amministratori della società”. Intanto sono già 60 su 88 i dipendenti che hanno firmato il ricorso al Tar.
(Massimo Mongardi)