Le decisioni “partecipate”
Ci risiamo, il sindaco Manca decide ed esterna, dimenticandosi che in Italia, come a Imola, vige ancora la Democrazia.
La città metropolitana: il dibattito è aperto da diversi lustri e Imola ha sempre ritenuto di mantenere distinta la propria identità con scelte che, con il senno di poi, si sono rivelate come minimo onerose per la collettività, come quella di mettere in piedi un Circondario fantasma per molti anni o di “accanimento terapeutico” nel tenere in vita una Ausl di dimensioni non idonee alle sfide del momento.
C'era comunque una diffusa consapevolezza dell'importanza di non venire assimilati nel calderone indistinto di Bologna, finendo per costituire una periferia o comunque una zona priva di rilevanza strategica o potere contrattuale.
Imola non si riconosce la vocazione ad essere un satellite e seppure sentimentalmente si senta romagnola, in relazione alle dure sfide di questo periodo storico, la città merita un'ampia discussione ed un'attenta valutazione dei pro e dei contro. Pro e contro che vanno “pesati” su una bilancia ad alta precisione.
Servizi e opportunità offerti dalle opzioni possibili, città metropolitana o provincia romagnola, dovranno essere oggetto di un'analisi attenta e partecipata di tutti i soggetti componenti la comunità.
La città merita di essere condotta alla scelta definitiva non con spirito di sudditanza verso le realtà dominanti ma come attiva protagonista, in grado di dare ed esigere un significativo contributo.
Sel ribadisce che, sebbene sia molto di moda,  a noi non piace il decisionismo.
Riteniamo che le scelte determinanti per futuro di una collettività debbano essere approfonditamente spiegate, chiarite, discusse ed in ogni caso decise dopo un ampio confronto democratico con la cittadinanza. (Sel Imola)

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Bologna o Romagna? Comunque azzerare il Circondario
Il Governo Monti, sostenuto da Pd – Udc e Pdl, ha varato la legge per l'accorpamento delle Province svuotandole di fatto delle loro funzioni ma senza alcun criterio di virtuosità e reale risparmio. Viene da pensare che tutto ciò abbia un unico scopo, sistemare le varie figure politiche sino a quando, orfani di poltrona, non saranno ricollocati in partecipate ed altri enti. E' passato poco tempo da quando la proposta Idv per abolire definitivamente le Province è stata affossata in parlamento proprio dal Pd, questo la dice lunga sulla reale volontà di riformare il paese, ma si è andati ben oltre. Forse non tutti sanno che sono stati presentati emendamenti alla ‘spending review’ dettati da un unico scopo, far rimanere in vita il carrozzone chiamato Circondario imolese, ne ha dato notizia ‘casualmente’ l'ex sindaco di Bologna attuale senatore Pd Vitali, spacciando il tutto come un gran risultato. “Per l'Italia dei Valori è necessario, se si vuole affrontare seriamente una discussione su città Metropolitana o Provincia di Romagna, vedere i dati economici dei territori coinvolti e degli asset presenti: partecipazioni azionarie, proprietà fondiarie, piani e leggi per lo sviluppo; oltre che valutare gli statuti, ancora da scrivere, dei nuovi Enti. Questo presuppone un’inversione di tendenza, per condivisione e trasparenza, da parte del Pd su questi temi e in particolare sull'ente circondario che, così com'è, non va assolutamente bene. Per questi motivi l’Italia dei Valori continuerà la battaglia per l’abolizione ‘vera’ delle Province, declinando al grande schieramento dei pressappochisti il folklore e le scelte al buio. (Giuseppe Casisi – Idv)

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Bologna o Romagna, deve essere una scelta partecipata
Sulla scelta del nostro Comune di aderire alla città metropolitana di Bologna piuttosto che alla nuova grande provincia romagnola, il Movimento 5 Stelle avendo nel suo programma l'eliminazione delle province esattamente come il legislatore che a seguito dell'istituzione delle regioni intendeva sostituirle con comprensori sovracomunali di cui il circondario di Imola rappresenta ancora oggi una testimonianza tangibile, necessariamente propende per l'adesione di Imola alla città metropolitana di Bologna, intendendola come ente di secondo grado che oltre ad evitare la moltiplicazione dei costi del personale politico in potenza permette una maggiore programmazione territoriale.
Detto questo però dato che oltre alla buona politica e alla riduzione dei suoi costi siamo favorevoli anche alla democrazia diretta, visto che quella rappresentativa a volte non capiamo chi rappresenta, vorremmo sapere dalla nostra amministrazione se la norma che prevede la consultazione tramite referendum dei cittadini per aderire alla città metropolitana (L42/2009 art 23 comma 4) è ancora in vigore oppure no. In ultima istanza attendiamo dal sindaco, come da lui recentemente promesso, che renda pubblico il dettaglio dei pro e dei contro per entrambe le alternative, in termini di impatto sui conti pubblici, trasferimenti di risorse, patto di stabilità, conseguenze occupazionali nell'amminstrazione comunale e relative società partecipate, programmazione dei servizi pubblici e relative tariffe, e infine di opportunità e/o conseguenze per i lavoratori e per le imprese del territorio. (Movimento a 5 Stelle)

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Unn invito alla chiarezza
La mia osservazione critica verso il PdL, fatta al di fuori dei giochi partitici, era un invito alla chiarezza  nei confronti dei cittadini. Nelle mie intenzioni non c'era nulla di strumentale.
Ho anche scritto, criticando la posizione espressa dal sindaco sulla stampa, che senza partecipazione informata e senza progettualità Imola rischia la sua autonomia, sia che si voglia restare con Bologna sia che si voglia andare con Ravenna.
Penso che il sindaco abbia consapevolezza di questa necessità.
Comunque lo Statuto della Città Metropolitana dovrà essere approvato entro ottobre 2013, quindi sarà il nuovo Consiglio comunale e il nuovo sindaco a prendere la decisione.
Ho anche detto che le elezioni amministrative non possono essere un sostituto del referendum o di altra forma di consultazione dei cittadini e delle associazioni , in quanto la questione travalica la divisione destra/sinistra. Rimane la scelta delle strumento partecipativo, il Referendum è certamente una possibilità, ma ho cercato di precisare che non è obbligatorio dal punto di vista costituzionale. E' una questione che riguarda lo Statuto comunale.
Mi è parso ovvio sottolineare che prima del Referendum il Consiglio comunale si debba pronunciare con un atto di indirizo politico-istituzionale, sul quale appunto sarà possibile convocare un referendum. A questo proposito ritengo che i fautori del Referendum dovrebbero farsi carico di raccogliere le firme necessarie e non delegare al sindaco la responsabilità di promuoverlo.
Un referendum consultivo di carattere politico, al di fuori dello Statuto, non avrebbe alcuna pregnanza istituzionale. Ci sono comunque altri strumenti consultivi, che possono superare le tradizionali consultazioni del Comune. Si tratterebbe di coinvolgere tutto l'associazionismo, non solo quello economico e sindacale e di utilizzare il Web. Si potrebbe anche sperimentare l'invio di un questionario a casa delle famiglie. Rimane comunque una certezza che sarà il Consiglio comunale a dire l'ultima parola, in quanto tutti questi strumenti di partecipazione saranno consultivi.
E a quel punto , se non ora, anche il PdL e il suo Gruppo dirigente dovranno esprimere una posizione politica. (Raffaello De Brasi)

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Caro De Brasi, devono decidere i citttadini
Da quel che ho letto sulla stampa e confermato dalle tue odierne riflessioni, è evidente che anche tu come altri eviti  pregiudizialmente di voler accettare la posizione del Pdl sulla scelta della collocazione della nostra città. Ma ho troppa stima per te e per gli obiettori di giornata per non avere chiara la strumentalità della critica rivolta alla presunta non-scelta operata dal Pdl.
Invece la scelta del Pdl è chiara: devono decidere i  cittadini su un tema così importante e delicato e il compito della politica e dei partiti è quello di metterli nelle condizioni di farlo, ma non quello di decidere per loro esclusivamente  per tornaconti personali o peggio ancora per rendite di posizione e cadreghe (sport preferito dai tuoi ex amici) e soprattutto decidere nelle segrete stanze del Pd.
Prima di passare a sposare una o l'altra opzione per la quale oggi i pareri sono inevitabilmente diversi, per il Pdl del territorio imolese che rappresento, ci sono alcuni punti fermi dai quali non si può prescindere:
– optare per Bologna piuttosto che la provincia romagnola è una scelta che  sarà senza ritorno almeno per un qualche numero di anni e come tale va ponderata con estrema attenzione;
– scegliere per il bene della città richiede di conoscere i contenuti delle opzioni in campo oggi ancora “scatole vuote” dal contenuto misterioso; la conoscenza deve essere obbligatoriamente allargata anche ai cittadini, non si può parlare in politichese o con termini da ingegneria istituzionale su  opzioni prima e  scelte poi che andranno ad incidere direttamente sulle famiglie e imprese imolesi; i cittadini devono comprendere e capire la valenza di questa scelta e quindi vanno coinvolti;  
– La scelta deve tenere conto degli interessi del nostro territorio a tutto campo e non può basarsi solo su decisioni preconfezionate all’interno di un solo partito egemone che altro non fa che tentare di mantenere le attuali posizioni di controllo del territorio. A dimostrazione di questo  i comunisti locali pongono una questione di metodo ovvero non possono decidere il Pd e Manca, ma secondo loro l'intera coalizione che governa la città.
– scegliere per il bene della città è assolutamente necessario che siano tenute in considerazione le diverse istanze che, a partire dal coinvolgimento diretto del Consiglio comunale, possano mettere in campo le associazioni, il modo imprenditoriale, i Forum… e soprattutto quelle dei cittadini.
Per queste ragioni il Pdl ha  proposto di ricorrere ad un referendum popolare. Non è  accettabile che un sindaco prossimo a terminare il suo mandato amministrativo decida autonomamente la collocazione futura della città senza averne prima ascoltato  pareri ed opinioni e che lo faccia solo in base ad accordi tutti interni al solo Pd.
Pertanto, il Pdl imolese pur mantenendo la richiesta di un referendum, sollecita l’apertura di un confronto a tutto campo che permetta di capire cosa conviene veramente alla città. Solo quando questo percorso sarà stato completato sarà possibile un giudizio completo che consenta di operare la migliore scelta che altro scopo non abbia se non quello di ricercare il bene per la nostra città. Esprimere oggi una referenza senza sapere di cosa si parla appare un tantino presuntuoso. Forse qualcuno non si è ancora accorto che i partiti hanno chiuso con la politica dell'autoreferenzialità e dell'autoservizio, ma devono, e a Imola Il Pdl lo ha sempre fatto, essere al servizio della gente e della comunità e soprattutto a fianco dei cittadini in scelte importanti e vitali come questa. Cerchiamo allora che si apra un dibattito aperto che aiuti a comprendere i termini in discussione e soprattutto i loro contenuti, poi si potrà prendere una decisione che ribadisco fino alla noia spetta alla maggioranza dei cittadini imolesi non certamente al sindaco (tra pochi mesi sarà ancora lui?), non certamente al Pd e non certamente alla sola coalizione che governa la città. (Alessandro Mirri)

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A nome di chi parla il sindaco?
Quel “noi resteremo con Bologna” pronunciato dal sindaco di Imola sul Resto del Carlino, seguito da un netto rifiuto del referendum proposto dal Pdl, mi è subito sembrato stonato.
Due domande correlate mi vengono in mente. Chi rappresenta quel “noi” e il Sindaco come intende coinvolgere i cittadini e l’associazionismo su di una decisione così importante se esclude il referendum?
Il sindaco può parlare ovviamente a titolo personale, forse a nome del suo Partito se il Pd abdica alla sua autonomia e può parlare a nome della sua maggioranza se ha ricevuto questo mandato.
Ma quel “noi” non può rappresentare tutto il Consiglio comunale e quella parte dei cittadini che non hanno votato Manca. Eppure anche questi cittadini formano l’identità comunitaria di Imola.
Se poi volessimo partire dalla crisi di rappresentanza dei partiti e delle istituzioni democratiche ci sarebbe da chiedersi quale sia stato il grado di coinvolgimento degli iscritti ed elettori del Pd per arrivare ad un pronunciamento così definito.
Si potrebbe pensare che le prossime elezioni amministrative della primavera 2013 siano un valido sostituto del referendum proposto dal Pdl, ma non è così perché il tema va oltre la divisione tra sinistra e destra.
Ci possono essere cittadini che voteranno per il Pd ma che preferiscono collocare Imola nella nuova Provincia romagnola, uscendo dall’orbita bolognese e viceversa se focalizziamo l’attenzione sull’elettorato di destra.
Insomma, mi pare che Manca non possa sottrarsi dall’indicare come intenda promuovere la partecipazione dei cittadini su un tema di così grande rilevanza, mentre il Pdl non potrà a lungo evitare di esprimere la propria posizione politica sia che si svolga o meno il Referendum che propone.
Per quanto riguarda il referendum  la Costituzione lo prevede per i Comuni che vogliano aggregarsi ad un’altra Regione. Mentre il mutamento delle circoscrizioni provinciali è affidato ad una legge della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione. Il Governo Monti ha dato un potere in più alle Regioni, quello di proporre il riordino delle Provincie.
Riordino che dovrà essere anche delle funzioni, per evitare che si cambi tutto per non cambiare niente.
Il riordino delle provincie dovrà da una parte ridurre i costi istituzionali e della politica e dall’altra essere l’occasione per separare in modo più netto le funzioni di gestione amministrativa, da mettere in capo ai Comuni associati, da quelle di pianificazione e di programmazione,in modo da semplificare e ridurre la burocrazia, migliorando la qualità dei servizi e la velocità delle procedure amministrative.
Lo Statuto del Comune di Imola prevede il ricorso al Referendum su atti comunali, definendo  regole e  procedure per renderlo possibile e queste non dipendono dal Sindaco.
Immagino che ad un certo punto del percorso il Consiglio comunale dovrà deliberare un indirizzo politico-istituzionale sulla sua adesione alla Città Metropolitana.
Su quell’atto potrebbe essere attivata dai cittadini la richiesta di Referendum consultivo. Richiesta che appare oggi del tutto prematura.
Non c’è la Città Metropolitana di Bologna e non c’è neppure la Provincia Romagna.
Quando queste nuove realtà istituzionali saranno costituite, i Consigli comunali supportati o meno da un referendum potranno decidere di aderire all’una o altra realtà con una procedura ancora da definire, che comunque dovrebbe sempre passare dalla approvazione regionale , se non addirittura da quella  nazionale.
Accanto alla questione della partecipazione dei cittadini, c’è un’altra questione di primaria importanza se non si vuole che l’adesione unitaria dei Comuni del Circondario imolese alla Città Metropolitana avvenga in modo subalterno.
Qual è il Piano strategico imolese che articolandosi in progetti concreti e finanziabili consentirà al nostro territorio di non essere solo un utilizzatore delle infrastrutture, della logistica, dei sevizi e della formazione bolognesi?
Concordo sul fatto che sia già importante che il secondo comune della Provincia di Bologna e il 10% della popolazione e delle imprese rappresentate dal Circondario di Imola, esprimano il loro protagonismo alla guida della Città Metropolitana, ma questo peso istituzionale del nostro territorio non si tradurrà in nuove opportunità se non saremo capace di impegnare la Città Metropolitana su di un Piano strategico imolese integrato con quello bolognese.
Dubito che il Piano strutturale comunale (Psc che il Circondario presenterà in settembre possa essere definito un Piano strategico progettuale per il futuro del nostro territorio e delle nostre comunità.
Per questa ragione sollecito il sindaco di Imola a promuovere un’ampia partecipazione dei cittadini e delle associazioni alla definizione del Psc e di un Piano strategico per uscire da questa gravissima crisi che ha messo in discussione il nostro modello di sviluppo e che ha già provocato un sensibile arretramento economico, sociale e occupazionale , soprattutto per i giovani e per le donne.
Riassumendo la mia posizione politica, ribadisco ciò che penso da più di 15 anni, che Imola debba partecipare da protagonista alla costruzione della Città Metropolitana, collocando la propria autonomia nel flusso delle relazioni e dell’integrazione con Bologna,senza ovviamente tralasciare di rafforzare le sue relazioni con la nascente Provincia romagnola, ma per evitare di svolgere un ruolo subalterno nella Città Metropolitana, Imola deve esprimere con gli altri Comuni del Circondario un Piano strategico fatto di progettualità condivisa con la società civile. Progettualità e partecipazione sono per ora assenti nella presa di posizione del sindaco di Imola.
Insomma chiedo al sindaco di Imola di far diventare quel “noi” il più largo possibile, un “noi “ che diventerà potente se saprà andare oltre all’orgoglio della propria identità culturale affrontando le nuove sfide del cambiamento senza perdere il meglio del suo passato e così iniziare una nuova storia. (Raffaello De Brasi)