John Stitch ritorna e lo fa con un romanzo ambientato in un futuro prossimo e che ruota attorno ad una serie di intrecci perversi che hanno al centro l’Expo, l'Esposizione Universale che si terrà a Milano del 2015. “Il formichiere del diavolo” (edizioni Gruppo 24Ore) è il terzo lavoro di Claudio Scardovi, professionista della finanza, professore universitario, con la passione per il giallo d’autore, che ama presentarsi con un nom de guerre che nasconde le sue origini italiane ed imolesi.
Un romanzo inquietante, avvincente, che ruota attorno ad una colossale speculazione e dove l'Expo rischia di essere il palcoscenico per un'apocalissse del terrore. Pagine che tengono il lettore sulla corda dall’inizio alla fine. Che lo fa rimbalzare dalle righe del libro all’attualità che lo circonda, in quanto i fatti narrati non si sa fino a che punto siano frutto della fantasia dell’autore o la traduzione della pura realtà, nonostante l’autore avverta che “gli eventi citati non hanno riferimento alcuno, diretto o indiretto, a fatti realmente accaduti nel nostro o in altri paesi, se non in un futuro molto lontano”. Il 2015, appunto.

Insomma un libro da leggere, su cui riflettere su come gira il mondo oggi e quanto sia interdipendente, e non solo quello dell’economia, ma soprattutto quello della politica che ne esce malconcio, se non fosse per quel capo di governo italiano che tanto ricorda l’attuale premier. Un libro che nella sua drammaticità lascia un fondo di speranza legato a comportamenti etici e improntati al bene comune.
Ciò che ci piace di John Stitch è la sua capacità di leggere in anticipo gli eventi. Se qualcuno ha letto i precedenti romanzi, “Lupi & Husky” (2009) e “La sostanza del bianco” 2010 capisce ciò che diciamo. Se non lo avete ancora fatto, prendetevi un po’ di tempo, non tanto, si leggono di un fiato, e capirete. Un secondo aspetto, non secondario, è quello di rendere semplice una materia complessa come la finanza. Di farla capire a chi fa fatica a digerire anche solo il termine Bot.

Il libro, come la realtà, si gioca molto sul mercato dei capitali di rischio, che, “se efficiente, rappresenta uno dei capisaldi dell’economia capitalistica moderna – ricorda Stitch -. Costituisce inoltre uno degli strumenti più efficaci per assicurarne la crescita sostenibile, lo sviluppo continuo e l’innovazione senza limiti. Nel contesto di questi mercati, l’attività di private equity (ovvero l’attività di investimento nel capitale di rischio di società non quotate, con un approccio di ‘proprietà attiva’, quindi orientata alla creazione  di valore per gli investitori) svolge a sua volta un compito fondamentale per la crescita, il rinnovamento e la ristrutturazione delle aziende che operano nell’economia per lo sviluppo  della ricchezza nazionale”.
Le deviazioni di tale attività presenti nel testo “lungi dall’essere una condanna dell’industria specifica e degli operatori in essa attivi, evidenziano piuttosto come, nelle parole dell’Uomo Ragno, ‘a grandi poteri sono associate grandi responsabilità’. Nella scelta degli obiettivi e dei modi di intervento del private equity si esplicita, infatti, una nuova, millenaria e quasi mitologica rappresentazione della lotta tra il giusto e l’ingiusto, tra bene e male, tra amore e odio, tra Dio e il Diavolo, dove le linee di confine sono spesso confuse, ma gli effetti nell’un senso o nell’altro spesso duraturi ed importanti”.

(Valerio Zanotti)