Sestola (Mo). Che succede quando ad una normale mountain bike si aggiunge una ammortizzazione elevata ed un assetto assolutamente da discesa? La risposta è il downhill.

Questa specialità (abbreviazione Dh) nacque negli anni '70 in California, teatro anche del primo contest, nel 1976. Si incontrano percorsi ripidi, di montagna (da cui il nome; letteralmente tradotto giù per la collina) che possono variare da 2 a 7 chilometri circa, che il biker deve percorrere nel minor tempo possibile. In questa disciplina l'atleta può raggiungere sovente velocità di oltre 80 km/h, quindi deve indossare protezioni molto robuste, simili a quelle del motocross ma più flessibili e leggere; casco integrale, parastinchi, ginocchiere, armatura e quant'altro si possono trovare oggi nei negozi dedicati. Le bici variano a seconda della specializzazione: quelle da freeride solitamente hanno escursioni di 180 mm mentre i modelli da dh arrivano a 200 mm con una forcella a doppia piastra per una maggiore robustezza. Le biciclette che si usano per il North Shore, una specialità nativa del British Columbia canadese, possono arrivare ad avere escursioni artigianali fino a 300 mm!

Questa variante della normale mountain bike si è sviluppata molto negli ultimi tempi, tanto che in Italia esiste già da anni una sua federazione riconosciuta ed un campionato.

Oltre ad una buona dose di sangue freddo, per praticare questo sport è necessario tenere bene a mente alcune normative utili per la sicurezza di tutti: è infatti importante praticare downhill in aree dedicate per una duplice motivazione: anzitutto per non travolgere nessuno e poi per non arrecare danni, a volte irreversibili, a sentieri e passaggi naturalistici pubblici e quindi non mantenuti dalle società che curano i bike park.

I bike park sono aree dedicate alla pratica di questo sport e pertanto si ovviano i problemi sovrariportati, salvo mantenere comunque una condotta adeguata alla sicurezza di tutti i fruitori. La bicicletta viene caricata dalla seggiovia che ti porta all'imbocco delle piste: in realtà la gestione e la logistica di molte cose assomiglia a quella dei comprensori sciistici (infatti i bike park sorgono in corrispondenza di questi durante le chiusure estive) come ad esempio i segnavia, dove azzurra, rossa e nera equivalgono alle difficoltà del tracciato. A questo punto non resta che mettersi la maschera sugli occhi e lanciarsi nel percorso scelto.

Sono stato una giornata al bike park di Sestola, dove dal piccolo borgo appenninico la seggiovia porta i bikers al Pian del Falco. Questo park ha da qualche anno ottenuto un prestigioso riconoscimento dal marchio Kona, che ha fregiato di questo titolo solamente 12 aree dh in tutto il mondo. Dall'arrivo della seggiovia si snodano tre piste principali: Easy Rider l'azzurra, Falco Rosso l'intermedia e Dh la nera. Scendendo lungo la strada asfaltata invece si incontrano altri tracciati che si ricongiungono sempre a Sestola, arricchiti da ostacoli artificiali molto tecnici ma davvero divertenti. Un pulmino attrezzato periodicamente porta poi i visitatori verso il lago della ninfa, all'imbocco di un sentiero più freeride che raggiunge quasi i 4 km di lunghezza. Mi informano che alcuni percorsi si snodano anche dal borgo di Montecreto, ma per oggi scelgo di godermi appieno questa zona, e delego alla prossima l'esplorazione di altri percorsi. Chi come me poi non è troppo esperto in questo sport, capirà i dolori che si provano ai tendini delle mani e dei polsi a causa delle frenate e delle vibrazioni continue, che talvolta possono diventare pericolosi a scapito di una frenata decisa.

A parte questo la giornata è andata davvero bene, tra qualche caduta da mettere in conto e tanto tanto divertimento off-road!

Per info visitare il sito web del bike park.

(Elvis Angioli)