Gentile redazione,
sempre proposito di raccolta differenziata e dispersione nell’ambiente di plastica vetro e materiale non biodegradabile e degrado generalizzato nella città di Imola, è sufficiente che mi seguiate nell’excursus fotografico che vi invio.
Partendo già dalla parte del parcheggio del Centro Leonardo, a scendere verso l’asse attrezzato, troviamo fra gli alberi e dentro i tombini dell’acqua bottiglie di vetro, plastica, carta plasticata e roba non deperebile.
Scendendo verso il “cratere”, prodotto dai cavatori di ghiaia, appare un paesaggio surreale e a tratti spettale. Avvicinandoci notiamo che le recinzioni nuove, che delimitano un area che è incolta da anni, racchiudono una flora caratterizzata da caspi di erba medica e erbacce rinsecchite, oltre ai grossi sassi che compongono il terreno dell’ex cava. All’interno, incredibilmente, delle panchine che sono nuove  di zecca, non si capisce per quali fruitori, visto il totale abbandono del terreno e la sua ubicazione.
Dai due lati della grossa depressione, sbucano sinistri due grossi fori che dovrebbero convogliare l’acqua che scende, la quale, se arrivasse, annegherebbe inevitabilmente i fruitori di questo piccolo “salotto”  che, specifichiamo, non è proprio quello di Marta Marzotto. Vicino poi a una panchina, troviamo una fontana nuova di zecca che forse non ha mai erogato acqua e, a fianco, un supporto metallico che non si capisce se doveva servire per degli allacciamenti elettrici.
Non c’è che dire un bel “quadretto” di cui gli automobilisti dell’asse attrezzato possono godere pienamente. Penso poi a quelli di passaggio. Si porteranno a casa questa “cartolina”.
Mica è finita, su questa area in cui fu estratta la ghiaia pende un procedimento della magistratura aperto nel 2004, a seguito di un esposto presentato dal vicepresidente del Wwf, Mssimo Bolognesi, uno dei rari ambientalisti che stimo.
Indagati pezzi grossi di cooperative e altri. Forse qualcuno dopo essersi impossessato della ghiaia attende con ansia la prescrizione… Parlando con Massimo Bolognesi, mi ha riferito di essere a disposizione anche della stampa per fare il punto dell’inchiesta.
A conclusione una domanda: dove sono i “ranger imolesi”, le guardie ecologiche, per controllare chi butta vicino al Leonardo la spazzatura indifferenziata? E forse più facile aprire i sacchetti della spazzatura, violando la privacy dei cittadini o comminare 300 multe senza l’esercizio dell’onere della prova?
Sembra proprio di si. Penso però che presto qualcuno confuterà questo modo illegittimo di operare.
(Francesco Grandi)