(video di Leonardo Bettocchi)


Bologna. “Ormai è crollato il muro di Berlino tra chi fruisce i contenuti televisivi e chi li costruisce. La mescolanza si fa sempre più forte. Questa è la vera rivoluzione televisiva”. Loris Mazzetti, uno degli autori più noti della Rai, non ha dubbi. Il panorama televisivo italiano sta cambiando rapidamente “anche se non dobbiamo farci troppe illusioni, la tv generalista continua a vincere su tutto. Lo stesso Michele Santoro, commentando la sua straordinaria esperienza di Servizio Pubblico, ha detto mi è andata bene, ed ora sta cercando di tornare alla tv generalista dopo l’esperienza sul multipiattaforma”.

“Social Tv. Guida alla nuova tv nell'era di Facebook e Twitter”. Questo è il nome che Giampaolo Colletti e Andrea Materia hanno dato al libro che cerca di raccontare e capire questo mondo televisivo che cambia. “La Tv oggi si fa sempre più plurale, partecipata, esce dallo schermo, vive sui social network” dice Colletti presentando il suo libro alla Feltrinelli di Bologna. “Il problema rimane il rimbalzo, il dialogo tra le differenti piattaforme”. Un tema centrale su cui interviene con forza anche Giovanna Cosenza, esperta di media televisivi e docente universitaria. “Il vero rischio è la Retorica del Tweet. Non basta far vedere un tweet a lato dello schermo per essere social”. Quello che serve è un dialogo vero tra spettatori e i creatori dei contenuti televisivi. “La Rai deve avere anche un valore educativo, e certamente dovrebbe insegnare anche il linguaggio di questo nuovo mondo” commenta la Cosenza. “Ha fatto più Fiorello per Twitter con il suo hashtag davanti al nome del suo programma” che anni di trasmissioni e talkshow cinguettati.

La direzione presa dalle tv di tutto il mondo è verso un’apertura sempre più forte alle altre piattaforme informative e di intrattenimento. “Esistono addirittura paesi in cui il palinsesto televisivo viene cambiato a seconda dei riscontri che si raccolgono sui social network” spiega Colletti. L’Italia purtroppo è indietro. E lo è particolarmente la Rai. “Il vero problema della Rai è la mentalità” dice Mazzetti “la figura del giornalista non è più quella di una volta. Per questo manderei in prepensionamento 2.000 dipendenti Rai e farei entrare forze nuove, con idee nuove, quelli che sono partiti da una telecamerina da quattro soldi e montaggi in un garage. Purtroppo nessuno ha la bacchetta magica per cambiare le cose, e le precedenti gestioni della Rai l’hanno lasciata ad un passo dalla bancarotta”. Una bancarotta che fa crollare tutto il castello dell’innovazione televisiva. “Prendiamo la sede Rai di Bologna, è come una tenda nel deserto. O ancora Rai 3, costretta a comprare contenuti dall’esterno quando una volta produceva il 95% dei suoi contenuti”.

Pur in questa congiuntura difficile per la sopravvivenza delle oltre 600 web tv nate in Italia, Loris Mazzetti non ha dubbi. “Il futuro è nella social tv. Non avrei dubbi a consigliare ad un figlio di buttarsi in questo settore, perché qui è il futuro”. Un futuro in cui l’Auditel avrà meno potere e si punterà maggiormente su “Qualitel”. Un futuro in cui attorno ad un evento televisivo si costituirà una community che continuerà a parlare dei temi trattati anche quando la trasmissione sarà finita. Un futuro in cui il Tweet non sarà solo un modo per aumentare l’audience di un programma, ma in cui servirà per un reale dialogo tra chi produce e fruisce il contenuto televisivo. La sfida per la televisione del futuro è appena partita. Tante piccole realtà sono schierate sul nastro di partenza.

(Grasso Denis)