Imola. Ho appreso con stupore che la giunta di Imola si appresta ad approvare una variante urbanistica che consente di demolire totalmente o parzialmente il Silvio Alvisi per consentire l’edificazione di residenze, uffici, ecc e la successiva vendita all’Ausl di Imola proprietaria dell’edificio. Purtroppo ancora una volta la Giunta di Imola continua sulla strada di una cattiva e speculativa urbanistica frutto di una cultura della cementificazione del territorio ingiustificata economicamente e socialmente, che dopo aver previsto di distruggere un bene culturale come l’area vincolata del Piratello, prevedendo la costruzione di case (sic) bioenergetiche, si appresta a consentire la demolizione di un altro bene culturale, l’edificio del Silvio Alvisi, progettato e realizzato da un grande architetto, purtroppo recentemente scomparso, come Enzo Zacchiroli. Si tratta di uno dei pochi edifici costruiti ad Imola dopo la seconda guerra mondiale di grande valore architettonico, un’opera pregiata che per anni, e spero anche in futuro, ha qualificato la nostra città. La sua demolizione sarebbe una perdita culturale gravissima e mi auguro che chi ha a cuore il bello della città voglia sostenere questa battaglia di difesa di questo pezzo pregiato di architettura e che la Soprintendenza, denominata propria ai beni culturali e  paesaggistici sulla base del nuovo codice dei beni culturali, possa e voglia intervenire per evitare questo scempio.
Purtroppo manca da anni un disegno strategico, non solo su dove edificare, ma anche su come distribuire le funzioni non residenziali, escluse quelle commerciali già sovradimensionate. Si trattava e si tratta di definire come usare strategicamente non solo  i grandi contenitori dentro e fuori il centro storico, sia in relazione ai  servizi pubblici che a quelli  privati. Bastano alcuni esempi. I servizi del Comune di Imola sono frazionati sul territorio, dispersivi per gli utenti, a differenza del Comune di Bologna che ha costruito una nuova sede con il concorso finanziario dei privati concentrandovi tutti i servizi principali, mentre ha conservato la sede di rappresentanza in piazza Maggiore. In secondo luogo si è consentito al centro Valsalva di demolire il cinema della Pedagna per costruire la nuova sede senza valutare se poteva essere collocata nel patrimonio pubblico esistente: vecchio ospedale, Lolli, Osservanza, ecc. E gli esempi potrebbero continuare.
Il Psc di cui tanto si parla affronta questo problema? E se si come? Ancora una postilla perché il bello non è di casa ad Imola per quanto attiene gli arredi urbani del centro storico, ma non solo: dopo aver distrutto lo spazio architettonico di piazza dei Servi, dopo aver rotto la prospettiva della vista del duomo con gli alberi posti di fronte a porta Montanara, (positivo l’eliminazione dei porta biciclette in ferro in via Bixio e il parcheggio sul sagrato del duomo), abbiamo circondato il sagrato con un parcheggio e inserito dissuasori con  cubi di cemento bianco, ed infine, in questi giorni nella piazzetta dell’Ulivo (un anomalo inserimento del sindaco DeBrasi) sono state collocate due orribili, enormi, panchine – divano di color grigio e schienale marrone, in sostituzione dei vecchi e più compatibili con l’ambiente architettonico fittoni in arenaria.
Infine anche la nuova piazza Matteotti beneficia di quattro cubi di cemento con installati i segnali stradali di divieto di sosta e inoltre nell’angolo del Sersanti è stata collocata un’impropria mi pare isola ecologica che deturpa la simmetria della nuova piazza. Senza ricorrere alla consulenza di Riccomini, purtroppo per poco tempo visto il degrado intervenuto, come aveva fatto il sindaco di Bologna Vitali per gli arredi del suo centro storico, o di andare all’estero, suggerirei agli amministratori e agli architetti del Comune che si occupano di arredo urbano, di visitare a Bologna piazza Maggiore, nella quale esiste analogo divieto di sosta ma senza alcun cubo di cemento, e piazza delle Sette Chiese in Santo Stefano, in cui sono state collocate come dissuasori di fronte all’ingresso della basilica delle palle rotonde di ghisa e non dei mammelloni di bianco cemento.
(Baccarini Cesare)