Imola. Ben 624mila ore di cassa integrazione dall’inizio dell’anno nelle aziende dell’imolese, esclusa Medicina, non solamente meccaniche, sono la spia di una crisi che continua e della quale non si vede alcuna luce in fondo al tunnel. Se si considera poi che i lavoratori nel settore metalmeccanico sono diminuiti negli ultimi quattro anni da 8500 a 7500 e che nel piccolo intervallo da luglio a settembre di quest’anno sono incrementati di 350 le persone che hanno dovuto far ricorso ad ammortizzatori sociali, ce n’è abbastanza perché il segretario della Fiom-Cgil Stefano Pedini lanci l’allarme: “Il 2012 sarà peggiore del 2011 con un aumento significativo di imprese che stanno ricorrendo agli ammortizzatori sociali, in tutto 110 con un incremento di una decina, quali la Cefla nel settore Finishing con i contratti di solidarietà per 134 persone, l’Hydrocontrol, la Berco e altre”.

“Siamo molto preoccupati – continua Pedini – anche perché ci pare che le istituzioni e il mondo della politica stiano sottovalutando un fenomeno molto preoccupante. E’ vero che esiste un accordo a livello di circondario, che scade a fine anno e dovrebbe essere rinnovato, secondo il quale 5 banche si impegnano ad anticipare gli ammortizzatori sociali ai dipendenti ma non sempre avviene a fronte di persone che hanno conti correnti in rosso a causa del fatto che non stanno percependo lo stipendio da alcuni mesi. Un esempio è la Sermec a Borgo Tossignano in cassa straordinaria dove i salari non vengono pagati da febbraio. Inoltre all’Elettronica Santerno hanno cercato di tagliare le indennità di trasferta, senza riuscirci, e, infine, alcuni lavoratori indirizzati ai servizi sociali sono stati respinti”.


Filomarket. Fra le imprese a rischio chiusura, la situazione più difficile è quella della Filomarket. “La proprietà – ha dichiarato Pedini – ci ha comunicato l’impossibilità, a fronte di forti difficoltà di mercato, di mantenere tutti i dipendenti e vorrebbe licenziarne 34, ovvero un terzo. Noi e le Rsu siamo nettamente contrari poiché riteniamo che ci siano le condizioni per andare avanti mantenendo inalterata l’occupazione attraverso i contratti di solidarietà già in atto. La realizzazione di una nuova newco, possibilmente una nuova cooperativa con il convinto sostegno delle imprese del territorio (si pensa soprattutto alla Coop Adriatica o alla Cefla visto che la Filomarket produce carrelli, ndr) potrebbe essere una soluzione valida , mentre si potrebbe andare verso un concordato preventivo per la vecchia azienda”. Bisogna però tener presente l’esistente pesante situazione debitoria di circa 8 milioni verso le banche e di 5 nei confronti dei fornitori.

Micro-Vett. Un’altra azienda in un momento disperato, o quasi, è la Micro-Vett per la mancanza pressoché totale di commesse. Attualmente quasi tutti i dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria e i dipendenti non vedono gli stipendi da luglio. Lunedì 24 settembre si terrà un incontro fra la proprietà e i sindacati di categoria, poi probabilmente si aprirà un tavolo di crisi in Provincia.

(Massimo Mongardi)