Imola. Non è servito l’incontro con il sindaco di Imola Daniele Manca, presidente del “Patto di sindacato” dei soci pubblici di Hera SpA, per fare cambiare idea ai comitati “Acqua pubblica” della Regione Emilia Romagna in merito alla prossima fusione tra Hera ed AcegasAps: “L’operazione non è nei fatti mirata ad una migliore gestione dell’acqua e dell’ambiente, ma si cura della struttura societaria e finanziaria dell’azienda al fine di garantire i dividendi agli azionisti” Da qui un no secco ribadito anche dopo l’incontro della settimana scorsa.
Secondo i comitati “appare assai poco credibile che la fusione abbia l’obiettivo di rafforzare il ruolo del pubblico: con la fusione Hera-AcegasAps, l’ingresso nel capitale sociale del Fondo strategico italiano (Fsi), e la possibile conversione in azioni di 140 milioni di euro di obbligazioni, la maggioranza pubblica delle azioni di Hera detenute dai comuni è fortemente in pericolo. Sarà determinante il pacchetto della Cassa depositi e prestiti (Cdp), che sappiamo muoversi nella prospettiva delle fusioni e delle privatizzazioni. In aggiunta, la scadenza del patto di sindacato determinerà il rischio concreto della riduzione della proprietà pubblica al di sotto il 51%. In ogni caso la maggioranza pubblica dei Comuni emiliano romagnoli scenderà sotto il 50%, perdendo in tal modo il valore per noi fondamentale di un’azienda legata al proprio territorio”.

A sua volta il Fondo strategico italiano “dovrebbe agire per rafforzare la presenza pubblica, anche a scapito dei soggetti finanziari. Infatti la Cdp è nella possibilità di azzerare la presenza privata all’interno di Hera, visto il basso valore attuale delle azioni delle multi utilities: in questo modo si aprirebbe la strada ad un concreto percorso di ripubblicizzazione delle dei servizi pubblici. Tuttavia appare evidente che il Governo si muove in direzione totalmente opposta”.
Critiche anche alla preannunciata riorganizzazione aziendale che “si muoverà in direzione di una spinta di divisionalizzazione (specializzazione), cancellando le caratteristiche di multiutility e le Strutture operative territoriali, minando ulteriormente il radicamento territoriale, a favore di uno spostamento dei poteri al centro. Di questa operazione soffriranno gli utenti, gli enti locali e i lavoratori”.
Non manca un passaggio sulla riduzione degli spazi di democrazia, partecipazione e trasparenza: “La struttura stessa delle società di capitali (in maggioranza SpA miste) esclude qualsiasi intervento delle assemblee elettive (i Consigli comunali) dall’approvazione delle decisioni assunte da queste aziende, dai bilanci ai piani industriali. Questa espropriazione decisionale viene esasperata dalla collocazione in Borsa. Gli spazi di controllo e partecipazione popolare sono praticamente ridotti a zero. I Consigli di amministrazione, i direttori generali, gli amministratori delegati sono gli unici soggetti che realmente gestiscono queste aziende, svuotando in sostanza i termini di indirizzo, programmazione, controllo che dovrebbero essere esercitati dai Comuni. In tale modo è Hera-AcegasAps a decidere le strategie e i Comuni e i territori ad adeguarvisi. A maggior ragione oggi dopo l’abolizione delle Ato provinciali e la costituzione di un’unica Ato regionale, Atesir non è ancora operativa e quindi totalmente assente in questo processo decisionale”.


Da qui la richiesta dei comitati di posticipare l’assemblea dei soci prevista per il 15 ottobre 2012 per permettere un ampio dibattito pubblico partecipato e dare tempo a reali processi democratici, proposta che ha ricevuto il netto rifiuto da parte del sindaco Daniele Manca.
Pertanto i comitati acqua bene comune di tutti i territori dell’Emilia Romagna hanno deciso di mobilitarsi sia attraverso una azione di informazione della cittadinanza, sia attraverso forme di pressione nei confronti delle amministrazioni comunali, chiedendo la bocciatura delle delibere e l’apertura di un pubblico confronto sulla ripubblicizzazione della gestione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.