Imola. Due chitarre e un contrabbasso, una voce atipica che canta testi scritti in inglese, poi anche ukulele, tastiere, metallofono e qualche base elettronica, questi gli ingredienti che hanno portato The Talking Bugs alla finale del Mei Supersound 2012, il più grande festival della musica emergente italiana.

Alessandro di Furio, Fausto Ghini e Paolo Andrini si sono incontrati poco più di un anno fa e hanno cominciato a fare musica insieme incontrandosi fin da subito in un genere particolare, assolutamente loro e, pur misurando le apparizioni tra localini e festival, hanno riscosso un generale consenso per il loro lavoro. Venerdì 28 settembre saranno al Tek di Faenza (via Proventa 50) assieme alle altre tre band finaliste del concorso Superstage 2012, Filarmonica Municipale La Crisi, ZoaS e La Malta Bastarda, vincitrice della scorsa edizione. Sul palco dopo di loroLe maschere di Clara ed a seguire i Nobraino, che per la serata si esibiranno in un concerto di soli pezzi inediti.


Abbiamo incontrato The Talking Bugs dopo una serata di prove e abbiamo chiacchierato con loro per conoscerli meglio.

I video musicali di The Talking Bugs si possono vedere qui >>>

 

Come è nato il vostro gruppo?

Fausto. Ci siamo incontrati tramite annunci, Paolo è stato l'aggregatore. Io e lui ci siamo conosciuti nell'aprile 2010, poi è arrivato Alessandro. Suoniamo assieme dal gennaio 2011.

Alessandro. A me piace fare il chitarrista, quando li ho conosciuti cercavo un cantante che per i miei pezzi, poi sono finito a cantare io la maggior parte delle nostre canzoni.

Paolo. Anche Fausto canta in alcuni brani, ha una voce più “educata” ma credo quella di Ale riesca meglio nel tipo di musica che facciamo, forse anche perché le melodie di voce le compone lui e quindi è più facile per lui eseguirle nella maniera migliore.


La vostra musica è particolare, come la definireste?

P. In un forum su cui avevo postato un nostro video, un commentatore l'ha definita “indietronica in punta di piedi” e ci è piaciuto. Al di là delle definizioni nei nostri pezzi cerchiamo di fare qualcosa che ci piaccia, è evidente, abbiamo uno stile nostro, con contaminazioni che vanno dalla musica balcanica a quella ispanica, dal reggae al tango moderno.

A. Sì, indietronica come definizione è accettabile. Sul particolare non saprei, nel mondo della musica oggi c'è già tutto, sono convinto che quello che fai alla fine c'è già, magari è difficile trovarlo ma credo che in realtà qualche parte esista già… è un po' brutta questa cosa da pensare ma credo sia così.


Come componete la vostra musica?

P. Ale è quello che ha più idee, ma poi lavoriamo ai pezzi insieme

A. Ci vediamo a casa di Paolo e una o due volte a settimana e suoniamo, uno propone e gli altri vanno dietro, seguono l'idea o la bocciano. Per mancanza di tempo, dal momento che facciamo tutti un altro lavoro per vivere, e perché viviamo in posti diversi, io sto a Faenza, Fausto a Bologna, Paolo a Imola, capita che ci scambiamo dei file in rete e poi ognuno li ascolta e li sviluppa autonomamente, ma è una cosa che avviene sempre dopo, il grosso del lavoro lo facciamo insieme.

Quello che è un po' diverso nel modo di comporre è che pur facendo musica diciamo moderna, non usiamo batteria o percussioni, usiamo un po' di elettronica e questo ci dà la possibilità di usare i nostri strumenti, principalmente chitarre e contrabbasso, in un modo diverso che non è quello della classica orchestrina popolare.


Che musica ascoltate?

A. Mi piacciono le atmosfere malinconiche della musica balcanica, la world music dell'est europeo, con le trombe, i tromboni. Anche le versioni remixate.

P. Ultimamente sto ascoltando molto rock in varie sue forme, so che la definizione è troppo ampia, diciamo post rock: Neon Indian, The Notwist, o anche The Strokes.

F. Io forse sono quello che ha i gusti più classici, forse è dovuto all'età, ho una decina d'anni in più di questi due, diciamo che ho cominciato ad ascoltare i Beatles quando John Lennon era ancora vivo. Gli ultimi due dischi che ho ascoltato sono stati Let it be dei Beatles e una raccolta di Django Reinhardt.


Qual è stato il vostro concerto più bello?

P. Di sicuro al Marea Festival di Fucecchio. Ci hanno fatto suonare su di un palco enorme, c'era tanta gente, è stato davvero bello. Io gli avevo mandato del nostro materiale per partecipare al concorso musicale ma poi, nonostante fossimo dei perfetti sconosciuti, siamo stati chiamati per suonare direttamente e abbiamo suonato sul palco grande lo stesso degli Africa Unite, dii Guano Padano e dei Saluti da Saturno.

A. E' stato bello anche perché il palco era perfetto. Di solito quando suoniamo su palchi che condividiamo con altri gruppi abbiamo dei problemi perché sono preparati per band che in genere fanno rock, e quindi hanno volumi diversi. Quando suoniamo in acustico siamo più taglienti, quando invece amplificati il nostro suono si asciuga un po', diventa più freddo.

F. A me è piaciuto anche molto il nostro primo concerto, nel luglio dell'anno scorso a Bologna alla libreria Golconda. E quello di Imola a Trama di terre. In un ambiente racchiuso il suono non si disperde, il pubblico è vicino, ed è lì per ascoltarti.


E quello che vi è piaciuto meno?

F. Un festival dove suonavamo per strada assieme ad altri gruppi, quello vicino ci copriva completamente, suonavamo a memoria perché non riuscivamo a sentirci. La gente poi passeggiava e non sembrava nemmeno interessata a sentire la musica.

P. Io avevo trovato la data e mentre suonavo mi vergognavo un po' perché avevo chiamato anche qualche amico…

A. Comunque a Paolo non possiamo rimproverare niente dopo che ci ha trovato Fucecchio. E' lui che fa il manager, trova le date, si occupa della promozione, usa i social network. Io e Fausto lo lasciamo fare volentieri.


Dopo appena un anno di di concerti siete già in finale al Mei Supersound.

P. Siamo contenti, vediamo come va. Al di là del Mei io sono soddisfatto della nostra musica anche se ovviamente tutto è migliorabile. Siamo fortunati a trovarci in un gruppo in cui facciamo delle cose che ci piacciono e ci dà soddisfazione farle. Anche se generalmente ai nostri concerti non c'è tanta gente, un po' per la musica che facciamo e per i posti dove suoniamo, un po' perché siamo degli sconosciuti, c'è sempre qualcuno del pubblico che arriva e ci chiede se abbiamo l'album o ci fa i complimenti, vuole sapere dove trovare i pezzi…


State preparando un disco?

A. Al momento abbiamo undici pezzi, direi che sono quasi pronti, dobbiamo lavorarci sopra ancora un po' e togliere qualcosa per arrivare sugli otto. La nostra idea era quella di cominciare adesso a metterci sotto, finito il periodo estivo in cui si suona di più in giro, poi la chiamata del Mei ci ha fatto cambiare leggermente i programmi e inizieremo ad ottobre.

F. Pensavamo di autoprodurci, registrando noi qualcosa, poi ci sono arrivate un paio di proposte e ora siamo in attesa, è la nostra prima volta e dobbiamo valutare come muoverci…

P. Adesso al Mei li rincontreremo e ne parleremo meglio, poi chissà che non spunti qualcos'altro. Ad ogni modo qualora non trovassimo nessuna proposta che faccia al caso nostro registreremo autonomamente.

(Leonardo Bettocchi)