Imola. Quando alcuni giorni fa ho firmato la petizione “Trasformare l'Autodromo di Imola in un elemento paesaggistico con stazione termale” promossa da Mario Cacciari, appassionato e competente paesaggista imolese, mi sono rivista in un pomeriggio abbastanza lontano dentro un mesto corteo nel viale Dante di Imola: una specie di manifestazione – funerale per il parco delle Acque Minerali che stava per subire una grave amputazione. Era il 10 dicembre 1994, e di lì a breve il campo del tamburello – uno spazio racchiuso da verdi scarpate e alberi – sarebbe stato sacrificato alla “necessità” di ridisegnare il tracciato della pista.

Sulla semicurva contigua, quasi un rettilineo che i piloti imboccavano a tutta velocità, il 1° maggio di quell’anno si era ucciso il campione del mondo Ayrton Senna. Fosse stato per il povero Ronald Ratzenberger, morto il giorno prima per un incidente durante le prove, a nessuno sarebbe forse venuto in mente di porre la questione della sicurezza dell’autodromo imolese. E invece…
Invece l’amministrazione comunale – e in prima persona il sindaco di allora Raffaello De Brasi – cominciò un intenso lavoro di consultazioni a largo raggio per trattenere sulla pista cittadina il prestigioso Gran Premio di San Marino. Se ne trovano abbondanti notizie sulla stampa dell’epoca. Ci furono vari pareri e polemiche anche. “Siamo tutti colpevoli dal primo all’ultimo” scrive su “sabato sera” del 7 maggio il giornalista sportivo Walter Fuochi. Un cittadino, Lamberto Montanari, risponde piccato rifiutando una simile omologazione.


Il settimanale imolese, allora diretto da Claudio Caprara, indìce subito tra i lettori un referendum, o meglio un sondaggio, basato su due domande: “Si deve continuare a fare la Formula 1 a Imola? Per salvaguardare la vita dei piloti è giusto modificare l’autodromo investendo anche i soldi del Comune?”. Giungono alla redazione seicento tagliandini con le risposte: 94% di sì alla prima, 74% di sì alla seconda. Voci autorevoli comunque rifiutano di appiattire sull’autodromo l’immagine di Imola, di lasciarsi trascinare in una specie di esaltazione per il fatto che la loro città sia stata proiettata nel gran circo mediatico, dentro il villaggio globale: potrebbe essere, suggerisce il più diffuso settimanale locale, un’occasione da sfruttare, a patto di rovesciare in positivo l’evento luttuoso, e magari intitolare a Senna un tratto della via Emilia cittadina. Per fortuna c’è chi reagisce alla proposta e la attacca definendola “offensiva nei confronti della città, della sua identità”. E dopo avere ampiamente argomentato, conclude:  “Forse qualcosa mi sfugge nella logica dei mass-media, ma tutto ciò mi sa tanto di speculazione…”: così l’articolo firmato da Massimo Montanari su “sabato sera” del 21 maggio.

Il luogo dove Senna si è ucciso è già in quei giorni meta di pellegrinaggi: fiori, bigliettini, lacrime, un turismo particolare che rallenterà a poco a poco. Quello che non si arresta, con un’efficienza che di questi tempi meraviglia, è la velocità con la quale procede il piano comunale per salvare a Imola il Gran Premio. Non però “a tutti i costi”, esige Valerio Zanotti. Mentre Massimo Davi propone addirittura di “Salvare la pista e ampliare il parco”. Magari…

Nello scorrere dei mesi, emerse sempre più chiaramente che il costo ci sarebbe stato, piuttosto alto, e si sarebbe scaricato sulle nostre Acque Minerali con un taglio particolarmente deturpante: l’abolizione dell’area del tamburello: un pesciolino, come dissero con amarezza gli appassionati di quello sport, di fronte alla balena.

Alla fine del percorso (progetti, consultazioni, delibere ecc. ecc.), quando nel febbraio del 1995 iniziarono i lavori per “adeguare” la pista, apparve sui giornali una lettera firmata da alcuni autorevoli esponenti dell’Associazione sportiva del tamburello: una lettera di rammarico, breve, educata (anche troppo) firmata da Aristodemo Bandoli, Ottavio Tarabusi, Adriano Roncassaglia.

Le cronache dicono che quel 10 dicembre 1994 fummo in circa duecento a comporre il corteo che mosse dalla piazza grande e si arrestò alle porte dell’autodromo, dopo il ponte sul Santerno; in circa trecento firmammo la protesta contro le mutilazioni inflitte al parco.
Nel 1995 il Gran Premio si corse di nuovo e per alcuni anni il campionato di Formula 1 passò per Imola. “Mi chiedo che cosa ha rappresentato il primo maggio 1994 per Imola, per la sua immagine internazionale, per i media”, aveva scritto appena due settimane dopo l’incidente Claudio Caprara sul suo settimanale. Adesso, dopo 17 anni, dobbiamo ridarci delle risposte, fare un bilancio e disegnare un futuro. Possibilmente diverso dal presente.
(Giuliana Zanelli)

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