Egregio direttore,
mi permetto di intervenire ed umilmente di esprimere alcune considerazioni, sulle questioni sollevate da Angelo Gentilini nella sua lettera dal titolo “Quale produttività?” che ripropone di fronte a questa crisi economica una proposta già fatta anni fa da parte del mondo del lavoro. Riduzione dell'orario di lavoro, lavorare meno per fare lavorare tutti. Proposta snobbata, nonchè dileggiata non solo da parte imprenditoriale, ma anche da forze che avevano la pretesa di rappresentare il mondo del lavoro. Ciò non avvenne, ma gli imprenditori di fatto in questi ultimi decenni l'hanno applicata con riduzione di personale, chiusure di aziende, cassa integrazione ecc… Riscontro però nella lettera di Angelo Gentilini e nelle risposte che ha avuto che la difficoltà a cambiare e l’ancoraggio a questo Modello si sviluppo. Non passa giorno che tutti, ministri, imprenditori, segretari di partito, sindacati, governo non pronuncino la fatidica parola Crescita, senza mai indicare dove e su cosa crescere, e soprattutto in quali settori, ormai in tutti i paesi si chiede di crescere. Ma non credete che sia ora di affrontare seriamente un modello culturale che indichi, anche e soprattutto, un nuovo stile di vita e nuovi modi di consumare, superare il consumo usa getta, un modello che cominci a parlare di Acrescita, di scuola e di ricerca, di risparmi energetici, di mobilità sostenibile, di risparmio di territorio a favore di una agricoltura di qualità e consumata in luogo. Certo che c'è un problema che riguarda il salario, ma quelli che non l'hanno mai avuto, o che lo perdono quotidianamente o tanti senza ammortizzatori sociali cosa devono dire? Penso seriamente che questa situazione di crisi potrebbe essere favorevole per riaffermare la centralità del lavoro, ma con modelli opposti a questo capitalismo selvaggio.
(Aldo Gardi)