Imola. “Con l’incorporazione di AcegasAps in Hera si realizza un progetto industriale di portata nazionale, in grado di affrontare il processo di liberalizzazione dei servizi, che avverrà attraverso gare ad evidenza pubblica. Hera si collocherà al 20° posto tra le aziende più grandi del paese e non aumenterà l’indebitamento, perché AcegasAps entra in cambio di azioni”. Questa la posizione del sindaco di Imola, Daniele Manca, approvata in consiglio comunale da Pd, Italia dei valori e Sinistra Arcobaleno con il voto contrario di Pdl, Unione di centrodestra, Per Imola e Gruppo misto.
“L’operazione non è nei fatti mirata ad una migliore gestione dell’acqua e dell’ambiente, ma si cura della struttura societaria e finanziaria dell’azienda al fine di garantire i dividendi agli azionisti”, replica il Comitato imolese “Acqua pubblica -. Appare assai poco credibile che la fusione abbia l’obiettivo di rafforzare il ruolo del pubblico: con la fusione Hera-AcegasAps, l’ingresso nel capitale sociale del Fondo strategico italiano (Fsi), e la possibile conversione in azioni di 140 milioni di euro di obbligazioni, la maggioranza pubblica delle azioni di Hera detenute dai comuni è fortemente in pericolo. Sarà determinante il pacchetto della Cassa depositi e prestiti (Cdp), che sappiamo muoversi nella prospettiva delle fusioni e delle privatizzazioni. In aggiunta, la scadenza del patto di sindacato determinerà il rischio concreto della riduzione della proprietà pubblica al di sotto il 51%. In ogni caso la maggioranza pubblica dei Comuni emiliano romagnoli scenderà sotto il 50%, perdendo in tal modo il valore per noi fondamentale di un’azienda legata al proprio territorio”.

Si va comunque avanti e il sindaco Manca parla di una realtà da cinque miliardi di euro di ricavi, 8.000 dipendenti, migliaia di occupati grazie all’indotto. Manca ha invitato a non mischiare l’operazione in oggetto con l’esito del referendum dello scorso anno sull’acqua perché, ha sottolineato, “un conto è la liberalizzazione dei servizi, un altro la privatizzazione forzata. Il disegno del Governo Berlusconi, bocciato dai cittadini, era quello di costringere i Comuni a vendere le partecipazioni nelle aziende. Ma con quelle partecipazioni noi manteniamo i servizi alla cittadinanza: nel 2011 60 milioni di euro sono tornati nei bilanci dei Comuni della nostra regione”.


Il sindaco ha poi speso qualche parola sull’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di Hera: “È un punto d’orgoglio che abbia scelto Hera e non altre aziende, ritenendo il nostro piano industriale più adeguato alla crescita”.
Le quote sociali, al termine della duplice operazione, vedranno una maggioranza pubblica del 56,2%, cui si aggiunge il 5,6 di Cassa Depositi e Prestiti. Tra gli altri 10.000 azionisti, anche un patto di sindacato di minoranza al 7,4%, costituito da Fondazioni bancarie. “Anche queste legate al territorio, non certo fondi stranieri”.

Quanto alle tariffe energetiche e al loro temuto aumento, Manca ha precisato che “sono determinate dall’Authority e il margine discrezionale delle aziende è minimo”. Una precisazione, infine, riguarda il numero di componenti del consiglio di amministrazione, che aumenteranno solo temporaneamente con l’ingresso dei rappresentanti dei Comuni di Padova e di Trieste (per AcegasAps) e della Cassa Depositi e Prestiti. È già da tempo stabilito infatti, su proposta di Manca nella sua veste di presidente del Patto di sindacato dei soci pubblici di Hera, che dal 1° gennaio 2014 i componenti passino da 20 a 15.
Una relazione. quella del sindaco, contestata da Giuseppe Palazzolo di Per Imola secondo il quale “finora si nota solamente una manovra finanziaria che farà aumentare i debiti della nuova società e non si vede un progetto industriale. In secondo luogo, resta la remunerazione del capitale sull'acqua che era stata eliminata dai cittadini con lo strumento democratico del referendum popolare”.

Intanto arriva una differenziazione in seno alla maggioranza. Il Verde Mauro Barnabè, unico consigliere della Sinistra Arcobaleno, anche a seguito di un ordine del giorno da lui presentato e contenente alcuni impegni che dovranno essere garantiti in parallelo all'operazione di fusione, è un voto favorevole. Mentre le altre due componenti, Rifondazione comunista e il Partito dei comunisti italiani, annunciano la loro contrarietà. “ I motivi sono, essenzialmente, derivati dalla filosofia di fondo dell'operazione, che, sia pure positiva per l'azienda Hera, non presenta, per l'Ente locale Comune di Imola (socio pubblico) e la comunità locale di riferimento, tangibili miglioramenti, o elementi nella direzione, anche futuribile, della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato o strumenti di maggiore controllo e radicamento territoriale, anzi…”.

Il Prc è stato contrario fin dall'inizio alla collocazione in Borsa di Hera: “Riteniamo infatti che quello sia il ‘difetto genetico’ che origina poi la mancanza di sostanza decisionale per i soci pubblici, la distanza fra le esigenze del territorio e dei cittadini da quelle del mercato cui Hera deve rispondere, l'utilizzo massiccio di lavoro in subappalto (cioè a minore costo), un servizio che, se pure soddisfacente qualitativamente, potrebbe esserlo ancor di più se non dovesse tener conto della redditività delle azioni.

Dall'operazione risulta una presenza del pubblico inferiore a quella attuale di Hera, anche se naturalmente è salvaguardato, come da patto di sindacato, il 51% pubblico. “I nostri timori sono per altri versi legati alla presenza del Fsi, soggetto non totalmente pubblico e anzi composto anche da soggetti finanziari e speculativi, che rischia di diventare ago della bilancia delle scelte future, esautorando ancora di più gli Enti locali. Soprattutto in vista dicembre 2013, data della scadenza del patto di sindacato”, aggiunge il Prc.