Imola. Protesta molto rumorosa ma poco numerosa contro il circo Martini che aveva portato in città animali fra i quali la giraffa Alexander, poi morta dopo una fuga in preda al panico fra le vie del centro e della zona industriale. Sono arrivati animalisti convinti da Bologna, perfino da Brescia mentre la presenza imolese non è stata certamente consistente a parte alcuni attivisti del canile e del gattile. In tutto, a sfilare c’erano meno di un centinaio di persone.

In ogni caso il corteo, preceduto da un Apecar sul quale si trovavano alcune ragazze con microfoni e una bandiera della pace, è partito al grido di “Animali liberi” e “Vergogna” da piazza Matteotti per tutto viale Dante fino all’entrata del tendone rosa in via Pirandello preceduto da un gruppo di giocolieri, clown sui trampoli e mangiafuoco con vestiti e cappelli variopinti dietro ai quali campeggiava lo striscione più grande “Azione diretta – Animal amnesty”.

Dietro, quasi ogni persona portava un cartello. Fra quelli che si sono distinti maggiormente, ecco “Animali liberi nella natura. In gabbia ladri e sfruttatori”, “Gli animali al circo non si divertono”, “Sangue, sangue sulle vostre mani” e “Circo criminale, libertà animale”.

Una volta giunti davanti al circo, i manifestanti hanno cercato di dissuadere a gran voce almeno un’ottantina di persone, in gran parte genitori con i figli, dall’entrare e a seguire invece lo spettacolo improvvisato e divertente di mangiafuoco e giocolieri. Il tutto senza esito. Alla fine, la manifestazione non violenta si è sciolta senza entrare al circo anche perché l’ingresso era ben presidiato dalle forze di polizia.

Intanto la Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente – alla quale aderiscono le più importanti realtà nazionali (Enpa, Lav, Lega del Cane, Leidaa, Oipa, Chiliamacisegua, Noi Animali, Sos Levrieri) ha spedito al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi una lettera nella quale chiede di “introdurre  tra i criteri preferenziali per l’erogazione dei contributi alle imprese circensi l’offerta di spettacoli realizzati senza sfruttare animali”.

“La fuga e la morte, il 21 settembre scorso, di una giovane giraffa del circo tuttora attendato ad Imola, proprietà di Aldo Martini, hanno riportato all’attenzione della pubblica opinione il tema dello sfruttamento degli animali negli spettacoli circensi – continuano gli aanimalisti -.  Sappiamo bene che la vigente legge 337 del 1968 riconosce la “funzione sociale” dei circhi e che il decreto ministeriale del 20 novembre 2007 con i “Criteri e modalità di erogazione di contributi in favore delle attività circensi e di spettacolo viaggiante, in corrispondenza degli stanziamenti del Fondo unico dello spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985, n.163” definisce attività circense quella di “un’impresa che sotto il tendone di cui ha la disponibilità, presenta al pubblico, in una o più piste, uno spettacolo nel quale si esibiscono clown, ginnasti, acrobati, trapezisti, prestidigitatori, animali esotici o domestici ammaestrat. Se il  governo modificasse quel decreto ministeriale darebbe un importante segnale all’opinione pubblica, turbata per l’incidente occorso ad Imola e generalmente ostile all’utilizzo di animali nel circo”.