Imola. Una cerimonia per ricordare il sacrificio di Rino Ruscello di 17 anni e Marino Dalmonte (Petit) di 21. Era il 6 ottobre 1944 e nelle colline tra Imola e Riolo Terme, in località Cà Genasia, avvenne un duro scontro tra un gruppo di partigiani e formazioni nazifasciste. I due giovani della 7ª Brigata Gap rimasero uccisi. L’iniziativa si terrà sabato 6 ottobre 2012, ore 10, in località Cà Genasia e vedrà la presenza di Daniele Manca (sindaco di Imola), Alfonso Nicoardi (sindaco di Riolo Terme), Valter Attiliani (vice presidente dell’Anpi Imola). Parteciperanno le classi terze, sezioni A, B e C, della scuola secondaria di primo grado (scuola media) Sante Zennaro ed alcuni studenti prenderanno la parola.

La storia
Con l’arresto dell’avanzata alleata, la dorsale del Santerno divenne un terreno ad alto rischio per la presenza continua dei nazi-fascisti. Anche per contrastare le loro azioni nacquero i battaglioni Sap (Squadre di azione partigiane) che operavano in continuità con i Gap (Gruppi di azione partigiana). Le Sap imolesi, fin dal loro sorgere, si dedicarono alla propaganda murale o a mezzo stampa; alla distruzione dei cartelli indicatori e di linee telefoniche e telegrafiche; ai sabotaggi d’automezzi; ad attacchi alle trebbiatrici per non fare cadere nelle mani dei tedeschi il raccolto; al recupero di armi; ad azioni armate contro l'invasore. Esse sono state la continuità, il tessuto connettivo tra Resistenza e società civile. Non ebbero grandi mezzi di sostentamento economico e non furono aiutate dai “lanci” alleati. Le armi di cui erano dotate, erano state strappate al nemico con ardite azioni.

Durante una di queste azioni un gruppo di partigiani, tra i quali i due gappisti Rino Ruscello e Marino Dalmonte (Petit), intercettarono nei pressi di Cà Bellarosa lungo la Codrignanese (strada che collega Imola a Codrignano e Borgo Tossignano) un carro tedesco, nello scontro che ne scaturì un soldato tedesco rimase ucciso, un secondo, ferito, riuscii a fuggire. Mentre i partigiani stavano portando vettovaglie e armi verso le loro basi, una squadra composta da una quarantina di soldati tedeschi con due autoblinde li intercettarono. I partigiani decisero di aspettarli sotto monte Tomba, ma il terreno fangoso bloccò le autoblinde e così tedeschi rinunciarono a proseguire. Nella notte i partigiani decisero di lasciare la zona, Rino e Petit rimasero a Cà Genasia per controllare la situazione e con l’intento di andarsene successivamente.

Ma alle prime ore dell’alba i tedeschi dopo aver circondato Cà Genasia attaccarono. I due partigiani non accettarono la resa. Fu uno scontro cruento. Tutto, dalla cascina semibruciata fino ai muri danneggiati dalle schegge e dalle pallottole, raccontava della durezza della battaglia. Rino e Petit si difesero sparando dalle feritoie. I colpi dei moschetti inchiodarono per lungo tempo i tedeschi. Solo il lancio di bombe incendiarie che distrussero il cascinale, riuscirono a sopraffare i due partigiani, che morirono tra le fiamme. Fu poi accertato che avevano sparato fino all'ultima cartuccia prima di essere sopraffatti. Durante gli scontri morì pure una staffetta di 19 anni, Elisa Gambassi, usata dai tedeschi per fare scudo. I tedeschi, inoltre, presero in ostaggio 10 persone della zona, fortunatamente il giorno dopo li rilasciarono. Forse il sacrificio di Rino e Petit impedì altre morti.

Nel 1968, con decreto del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, alla memoria del giovane partigiano Marino Dalmonte è stata conferita la massima onorificenza al valor militare con questa motivazione: “Partigiano di eccezionale audacia e temerarietà, partecipava a numerosi combattimenti mettendo in luce le preclari sue doti di capo e di combattente. Nel corso di una azione di rastrellamento nemico, per permettere al proprio reparto di sganciarsi, rimaneva volontariamente con altro commilitone a contrastare il movimento avversario, resistendo eroicamente in un casolare benché circondato e provocando al nemico dure perdite. Allorché il nemico, visto vano ogni sforzo, incendiava il casolare egli, anziché cadere nelle mani avversarie, preferiva perire tra le fiamme con il compagno, con l'arma in pugno, tramandando così ai giovani con il supremo sacrificio il più luminoso esempio di patriottismo, di coraggio e di amore per la Patria”. A Rino Ruscello è stata intitolata una via di Bologna.

Come raggiungere Cà Genasia
Per raggiungere Cà Genasia (nelle colline tra Imola e Riolo Terme) prendere la strada che sale sulle colline da dietro la curva della Tosa- Alla rotonda dove parte via Codrignano girare per via Tenni. Tenere la destra (via Capelli) fino all’incrocio con via Sabbioni. Girare a destra e proseguire per circa 3 / 4 chilometri. Il monumento dove avverrà la celebrazione si trova alla congiunzione tra via Sabbioni e via Ghiandolino.