Imola. Si lavora intensamente all’ospedale nuovo per gli ultimi ritocchi nelle pareti che ospitano le sculture di Angelo Biancini, prima collocate alla Villa dei Fiori. In occasione della giornata conclusiva dell’anno bianciniano, promosso in occasione del centenario della nascita dello scultore Angelo Biancini (Castel Bolognese 1911-1988), sabato 6 ottobre si terrà l’inaugurazione dell’allestimento. Il Con.Ami ha voluto sostenere questa giornata, in accordo con i Comuni di Castel Bolognese e di Imola, l’Ausl di Imola e la società Osservanza srl, promuovendo alcuni appuntamenti per valorizzare l’attività artistica dello scultore.
La giornata del 6 ottobre, dal titolo “Angelo Biancini (1911-1988) – Da Castel Bolognese a Imola, ricordando lo Scultore”, si articola su tre appuntamenti, tutti aperti al pubblico, che vedranno la presenza anche del noto critico d’arte Philippe Daverio.
Si comincia a Castel Bolognese, nel chiostro della residenza comunale (piazza Bernardi 1) alle ore 15, con lo spettacolo di danza contemporanea e musica dal vivo “Camille”, una partitura per corpo, basso e voce un progetto di e con Barbara Zanoni e Milco Merloni, estratto liberamente ispirato alla vita e all’opera di Camille Claudel.
Seguirà poi l’inaugurazione della mostra “Angelo Biancini, semplicemente grande”, con l’esposizione, sempre nel chiostro, di 32 gigantografie delle opere monumentali dell’artista di Castel Bolognese. Il progetto e l’allestimento sono a cura dell’architetto Oreste Diversi. Intervengono Daniele Bambi, Sindaco di Castel Bolognese e Mauro Casadio Farolfi, Vice Presidente Con.Ami. A seguire si terrà una lezione del critico Philippe Daverio.
Alle ore 16.30 è prevista la partenza per Imola. All’ospedale Santa Maria della Scaletta (via Montericco 4), alle ore 17, prima all’esterno, poi nell’atrio dell’ingresso principale, si terrà l’inaugurazione delle opere restaurate di Angelo Biancini, trasferite da Villa dei Fiori all’Ospedale Santa Maria della Scaletta.
Intervengono Gennaro Mancino, vice presidente società Osservanza srl, Daniele Manca, Sindaco di Imola, Maria Lazzarato, Direttore Generale Ausl di Imola. Anche in questa occasione sarà presente Philippe Daverio.
Infine, alle ore 18, nella sala “Bcc Città & Cultura” (via Emilia, 212), a Imola, si terrà un incontro che vedrà l’intervento dell’assessore alla Cultura, Valter Galavotti, la proiezione di un video dedicato ad Angelo Biancini, curato da Domenico Giovannini ed Erica Vecchietti (Digialta) e la conferenza di Philippe Daverio dal titolo “Le sculture di Angelo Biancini”.

Un po’ di storia
Occorre ricordare che nel 2004, all’atto dell’acquisto della Villa dei Fiori, la società Osservanza srl (partecipata dal Con.Ami) decise di donare all’Ospedale Santa Maria della Scaletta, in accordo con l’Ausl di Imola, i tre altorilievi scultorei realizzati da Angelo Biancini nel 1966 e posti sulla facciata dell’edificio. In specifico si tratta delle opere Madre e Padre, due figure in cemento, e della maiolica policroma Parabola del dolore, dell’amore e del sacrificio nella vita ospedaliera, concepita come un racconto allegorico e montata in un unico pannello.
A sostenere il restauro e la collocazione all’Ospedale Santa Maria della Scaletta è stato il Con.Ami. Il restauro è avvenuto ad opera di Cesare Biancini, figlio dello scultore, mentre il progetto delle installazioni è a cura dell’arch. Oreste Diversi, che ha previsto l’accostamento su un unico pannello, posto sulla facciata esterna dell’ingresso, delle opere Madre e Padre, e la disposizione su due pannelli posti nell’atrio dell’ingresso, dell’opera Parabola del dolore, dell’amore e del sacrificio nella vita ospedaliera. Inaugurata nel 1967, Villa dei Fiori dagli anni ’80 è diventata la sede del servizio psichiatrico diagnosi e cura, della residenza trattamenti intensivi e dei servizi psichiatrici territoriali, che nel giugno 2010 sono stati trasferiti nell’Ospedale Santa Maria della Scaletta.  
Oggi, con questa operazione si ricompone l’unitarietà fra le opere e il luogo che ospita i servizi per i quali erano state pensate.


Le sculture (testo critico di Oriana Orsi, Musei civici di Imola)
Le sculture realizzate da Angelo Biancini per Villa dei Fiori testimoniano del costante doppio sguardo che lo scultore di Castel Bolognese esercitava nel realizzare le sue opere che erano sì monumentali ma anche armonicamente decorative. Così le suggestioni dei mosaici ravennati e delle narrazioni “medievali” bidimensionali e aprospettiche, si fondono con la potenza plastica e con il sintetismo formale di una costruzione dell’immagine per volumi e piani strutturati. Una contraddizione che ha dato vita ad una scultura originale, vitale, dove i tagli improvvisi alle figure e alle architetture sono il segno quasi trattenuto di una potenza espressiva sanguigna, sicuro tratto di quella”romagnolità” che Biancini possedeva in ogni sua fibra.
Già nel 1964, per l’ospedale milanese Ca’ Granda (ora Niguarda) Biancini aveva realizzato un grande pannello decorativo sul tema del buon governo ospedaliero, dibattito che lo trovava attivo e partecipe. Nel 1966, i pannelli per la Villa dei Fiori proseguono e forse meglio realizzano, quest’idea d’impegno sociale accompagnandolo ad un sentimento dal quale non è esente una vena di laica pietas: l’ospedale è luogo di cura ma anche  di sacrificio per chi soffre e per chi questa sofferenza cerca di alleviare. Le due figure monumentali, icastiche, del “Padre” e della “Madre” che d’ora in poi accoglieranno chi arriverà all’Ospedale Nuovo, sono l’esemplificazione prima dell’idea di protezione e conforto: quella che si riceve in famiglia; la loro stessa dimensione nonché i tratti asciutti, le linee spezzate, ne fanno quasi una sorta di figure archetipiche del sentimento della cura. Più articolati i due pannelli collocati all’interno dove l’amore di Biancini per la narrazione continua, si blocca in singoli episodi nei quali s’intrecciano sguardi e gesti, pietrificati. Questa potenza araldica, simbolica, della composizione è forse la sua forza più grande. In tutti e due i pannelli, sullo sfondo è una città: Biancini sembra dirci “curare il prossimo, incaricarsi di lenirne il dolore è e resterà per sempre, un atto di alta civiltà”.

Angelo Biancini (a cura di Franco Bertoni)
Angelo Biancini nasce a Castel Bolognese il 25 aprile 1911. Il padre lo avvia ad un corso per ebanisti e intagliatori alla Regia Scuola di arti e mestieri “F. Alberghetti” di Imola e successivamente, nel 1929, si iscrive al Regio Istituto d’arte di Firenze dove frequenta soprattutto lo studio dello scultore Libero Andreotti fino alla sua morte nel 1933. Si diploma nel 1934 nel III Corso della sezione “scultura decorativa arte del  legno”. Ottiene i primi riconoscimenti in mostre e rassegne d’arte di ambito locale, come il Premio Rubicone a Rimini nel 1934. Partecipa, sempre nel 1934, per la prima volta alla Biennale di Venezia (in cui sarà presente anche in edizioni successive e continuativamente dal 1948 al 1958). Realizza, nel 1935, la statua dell’Atleta vittorioso nel Foro Mussolini, oggi Stadio dei Marmi. Nello stesso anno espone alla II Quadriennale d’arte nazionale a Roma.
Con oggetti realizzati dall’Enapi (Ente nazionale per l’artigianato e le piccole industrie) su suo disegno partecipa, nel 1936, alla VI Triennale di Milano e nel 1937 realizza due gruppi statuari per il Ponte delle Vittorie a Verona. Dal 1937 al 1940 si trasferisce, per iniziativa di Gaetano Ballardini, a Laveno per collaborare con Guido Andlovitz alla direzione artistica della Società Ceramica Italiana. Nel 1938 espone, fuori concorso, un gruppo di opere dalla SCI di Laveno al I Concorso nazionale della ceramica di Firenze. Elabora nel 1941-1942, i modelli per tre statue (La Virtù militare, la Pittura, La Medicina) per il Palazzo della Civiltà Italiana (ora Palazzo della Civiltà del Lavoro) a Roma. Nel 1943 entra all’Istituto d’arte della Ceramica di Faenza, e nel dopo guerra, subentrerà a Domenico Rambelli nella cattedra di Plastica.
Già in questi anni la figura di Biancini emerge come una delle più autorevoli tra le nuove leve della scultura italiana. Nel 1946 riceve il Premio Faenza con Annunciazione, opera in ceramica maiolicata da Anselmo Bucci. Otterrà nuovamente il prestigioso riconoscimento nel 1957 con Gesù tra i dottori. Nel dopoguerra partecipa alla grande mostra della scultura italiana organizzata dalla Galleria della Spiga di Milano nel 1946 con l’opera Derelitto del Senio. Le due personali milanesi del 1948 e del 1956 alla Galleria San Fedele lo impongono ulteriormente all’attenzione della critica nazionale. Tra le opere monumentali si segnalano i rilievi per la nuova Basilica di Nazareth (1959), il baldacchino del tempio dei Martiri Canadesi a Roma (1961), il ciclo scultoreo per l’Ospedale Maggiore di Milano (1964). Seguiranno i lavori della Chiesa dell’Autostrada del Sole di Firenze, per l’Hospitium di Camaldoli, per il Palazzo della FAO a Roma, Arenzano, Algeri, Buenos Aires e tanti altri. Tra le opere a carattere commemorativo si ricordano il Monumento alla Resistenza di Alfonsine (1972) e i monumenti da Grazia Deledda a Cervia (1956), a Angelo Celli a Cagli (1958), a Alfredo Oriani a Casola Valsenio (1963) e a Don Minzoni ad Argenta (1973). Nel 1973 gli viene riservata una sala personale nella Collezione d’Arte Moderna Religiosa dei Musei Vaticani. Nel 1981 lascia l’Istituto d’Arte di Faenza e continua a lavorare in uno studio nelle immediate vicinanze della scuola. Muore il 3 gennaio 1988.   
(tratto da Franco Bertoni, a cura di,  Angelo Biancini. Sculture e ceramiche dagli anni Trenta al Dopoguerra, Museo Internazionale delle ceramiche in Faenza, 2006, p. 104).