Accendiamo la televisione, guardiamo lo spettacolo della MotoGP, della Superbike, della Formula 1, ci emozioniamo, siamo contenti se chi vince è uno dei piloti che preferiamo, poi spegniamo la tv e non ci facciamo nessuna domanda più approfondita su quello che abbiamo visto. Ovvero, non la gara, la corsa, ma la struttura che la gara la ha ospitata, l'autodromo.

Secondo me non sono in molti a considerare gli autodromi alla stessa stregua di un'azienda che genera lavoro e reddito, anche perché nell'immaginario collettivo le persone e le strutture che, professionalmente, vivono nell'industria del divertimento in realtà non lavorano ma… giocano.


Un autodromo, in realtà, è una struttura assai complessa da gestire, all'interno della quale, poi, girano interessi di molti milioni di euro, per cui possono trovarsi a volte nell'occhio del ciclone.

Le cause possono essere diverse: da un lato i sempre crescenti costi di esercizio, da un'altra gli attacchi che possono ricevere da varie componenti della società, dai cittadini che vivono nelle vicinanze, per esempio, o da infuocati gruppi di ambientalisti che, nel caso gli autodromi si sviluppino in mezzo al verde, caricano a testa bassa contro gli inquinatori chiedendo a gran voce la rimozione di questi impianti rei di distruggere – a loro dire – parchi secolari o scacciare la fauna endemica.

Per stare in Italia questi tentativi da anni si stanno facendo sempre più insistenti a Monza, il cui autodromo inserito in un bellissimo parco secolare è il secondo più antico esistente, dopo Indianapolis, e ha compiuto da poco la veneranda età di novant'anni, diciotto lustri di storia vissuta in una splendida cornice.

L'Autodromo di Imola, sebbene non vanti la stessa nobile origine di quello brianzolo (ricordiamo che il Parco di Monza circonda la Villa Reale, residenza dei monarchi quando si spostavano in visita a Milano) è stato costruito all'interno di uno dei numerosi spazi verdi che circondano la città, sulle prime alture delle colline che introducono all'Appennino tosco-emiliano.

Gli anni di esercizio non sono, ovviamente, i novanta della struttura monzese ma ha ormai raggiunto, comunque, la sessantina di primavere, visto che si è iniziato a discuterne la sistemazione nel 1947 e i primi collaudi avvennero nel 1950.

Imola, 200 Miglia Revival, la preparazione allo start, sullo sfondo la vecchia torre dell'Autodromo Enzo e Dino FerrariQuesto Autodromo, responsabile della fama internazionale di Imola in virtù delle gare di Formula 1, del Motomondiale e – più recentemente – della Superbike, ciclicamente è al centro di contestazioni da parte di ambientalisti e (più strumentalmente) da parte di chi ha scelto di abitare nelle sue vicinanze per l'ovvia rumorosità che si sviluppa sia nelle gare sia nelle prove libere.

A prescindere dalle argomentazioni pretestuose addotte da parte di chi vorrebbe salvaguardare l'ambiente eliminando l'Autodromo, ignorando o fingendo di ignorare che Imola è del tutto circondata dal verde e che certo la fauna non ne risente, tanto che ad una delle recenti competizioni automobilistiche un problema proveniva dalla presenza di… pavoni che volevano assistere da vicino all'evento…

Per quanto riguarda il verde, poi, con tutta la campagna e le colline che circondano la cittadina romagnola questo problema non si pone di certo; se si vuol fare un parallelo si prenda in esame il Parco di Monza che è assolutamente in buona salute anche se, anziché da boschi e campi è circondato da cemento e strade ad altissima densità di scorrimento, senz'altro molto più inquinanti rispetto all'Autodromo stesso.

E anche Imola, da questo punto di vista, se la si vuol considerare penalizzata lo è molto di più dagli scarichi della via Emilia e dell'autostrada che la avvolgono a tenaglia con grandi volumi di traffico.

Ma, tornando al punto di partenza, a parte le ragioni di importanza storica e di fama internazionale, è necessario ricordare che l'Autodromo Enzo e Dino Ferrari è, prima di tutto, un'Azienda.

Abbiamo quindi voluto incontrare l'attuale Direttore dell'Autodromo, Pietro Benvenuti, per avere cifre e dati ufficiali e non frutto della vulgata e di varie leggende metropolitane.

Il dottor Benvenuti, già responsabile marketing a Misano e, prima ancora, in diverse aziende dell'automotive, è persona estremamente affabile e, al tempo stesso, precisa e dalle idee chiare su cosa si debba fare per rendere positivo il bilancio di un'azienda in questo settore.

il caos Imola ha subito, nel recente passato, una gestione disastrosa che ha aperto grandi buchi nel bilancio cittadino, questo va riconosciuto. Ma da pochi anni ha invertito la rotta e, sebbene ci sia da ripianare la situazione debitoria pregressa che costa all'Azienda Autodromo 600.000 € all'anno, tra debiti e interessi passivi, ha come obbiettivo di risanare il tutto in un periodo massimo di quattro anni.

Attualmente – come il Direttore ci ha confermato – l'”Enzo e Dino Ferrari” vanta un fatturato di 6,5 milioni di euro, dei quali 4,5 ricadono immediatamente sulla popolazione degli imolesi impiegati a tempo pieno o parziale nel lavoro in seno all'Azienda Autodromo.

Il dottor Benvenuti tra l'altro ha tenuto a precisare, ringraziando i marshall, che alcune delle attività di manutenzione semplice – sistemazione e riverniciatura dei muretti o delle protezioni – sono a cura proprio dei commissari che si occupano di queste piccole attività, in questa maniera l'Autodromo assicura così a ragazzi che, con la crisi lavorativa esistente, riescono a garantirsi qualche centinaio di euro al mese.

una foto aerea dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, in primo piano la curva della Tosa, a sinistra la Aldilà comunque di questi “conti della serva” i progetti di Benvenuti per il futuro dell'Autodromo dimostrano attenzione nei confronti dei prossimi programmi: aldilà del calendario di gare e di prove libere – nel corso dell'intervista, per esempio, l'Autodromo era pacificamente “invaso” da un folto gruppo di svizzeri e tedeschi che ogni anno si presenta a Imola con le proprie vetture – il Direttore ha parlato di un uso della pista e dei paddock per azioni educative coinvolgendo scuole e organizzazioni didattiche.

È corretto, per esempio, dire che l'Autodromo assolve ad una funzione sociale verso i tanti motociclisti che, anziché arrampicarsi sulle curve della “Montanara” con il rischio di un frontale ad ogni piega, possono venire a correre in sicurezza sulla pista che, per il tracciato che offre e che lo rende uno dei circuiti più tecnici e affascinanti del circo delle corse, mette i piloti nelle condizioni di affrontare una varietà di situazioni che non riescono mai ad annoiare, per questo credo sia lecito affermare che, in ogni caso, questa pista ha salvato più di una vita, con questo tipo di prevenzione.

Ma la storia di chi si interessa all'Autodromo non finisce all'interno della pista: a fronte di una recente raccolta di firme a favore di una petizione che vorrebbe spodestare le corse da questo tempio della velocità si è costituito un nuovo organismo spontaneo, un comitato pro Autodromo, organizzato da Andrea Masi e che tra i soci fondatori annovera anche il nostro collaboratore Tiziano Monti.

Il comitato – che per ora sta raccogliendo firme in una sorta di referendum a favore della struttura – si presenterà ufficialmente con una conferenza stampa pubblica a metà ottobre, della quale MOTOINMOTO darà notizia.

sullo sfondo ancora la vecchia torre dell'Autodromo con il cavallino Ferrari a decorarne le sommità, in primo piano le strutture che serviranno per la copertura del Museo, in costruzione sopra i boxAbbiamo intervistato anche Masi – fisioterapista a lungo impegnato con la clinica mobile del dottor Costa – riguardo alle ragioni per le quali ha deciso di dare vita a questo comitato e quali azioni si prefigge di portare a termine.

Riguardo alle ragioni le motivazioni addotte sono semplici ma lineari: visto che a Imola si sta sviluppando un movimento di opinione che, sebbene minoritario, è decisamente attivo nella sua crociata contro gli “inquinatori”, motociclisti o automobilisti, che frequentano la pista, è giusto ed è tempo che anche chi invece è a favore della struttura si faccia sentire organizzando, in pratica, quel referendum “pro-contro” che, a quanto pare, da sempre i “contro” rifiutano in forma ufficiale.

una vista dalla pit lane delle tribunette poste sopra i boxDa un'altra parte l'intenzione sarebbe quella di organizzare dei centri di rilevamento degli effettivi livelli di inquinamento atmosferico per far chiarezza verso le accuse contro le responsabilità della pista nei confronti di un innalzamento dei valori di tossicità.

A margine di queste due iniziative “politiche” decisamente a favore dell'Autodromo, anche Andrea Masi pone l'accento dell'utilizzo dell'impianto per organizzare sessioni educative per la sicurezza rivolte ai più giovani.

Per concludere un aneddoto accaduto a chi scrive: trovandomi, anni fa, nel corso di un reportage, in uno sperduto paesino delle Ande, venni fermato da un ragazzino che mi chiese da dove provenissi. Quando glielo dissi si illuminò, e per farmi capire che sapeva di cosa parlassi mi citò tre cose: il Papa, la Juventus e… Imola, per l'autodromo, naturalmente. Beh, sarebbe bello che la prossima volta l'Autodromo potesse arrivare in seconda posizione…

Paolo Bastoni – www.motoinmoto.info