Il consiglio comunale di Forlì ha detto no alla fusione tra Hera ed Acegas, la multiutility di Padova e Trieste, in nome dei beni comuni. La decisione arriva dopo il sì di Ravenna e Imola e il rischio di spaccatura a Rimini.  
“Un atto di compattezza che ci lascia molto soddisfatti e che speriamo possa essere di esempio per tutti i consigli comunali che ancora devono esprimersi su questa fusione – sottolinea Tommaso Montebello, coordinatore dell’Italia dei Valori -. La nostra è una posizione forte e unitaria in tutta la regione, dove il nostro partito si è opposto, si oppone e si opporrà a questa operazione, vero simbolo della politica della finanza che ignora gli interessi dei cittadini”.
Una decisione sofferta. Lo stesso sindaco Roberto Balzani, su Facebook, scrive: “Di fuori c'è il lato grottesco: Fiorito, i diamanti, le vacanze al mare, le case, ecc. ecc. Ma, visto da dentro, com'è l'autunno della Repubblica? E' freddo, nonostante i 27° di oggi. E' freddo, perché fanno venire i brividi le lotte per aggredire le spoglie dello stato da parte dei poteri meglio organizzati. Noi a Forlì siamo soggetti a pressioni incredibili – manager, politici, funzionari, ecc. – semplicemente perché non siamo d'accordo con la fusione fra Hera e Acegas. Siamo tutti consapevoli che Hera è una grande azienda che col territorio ha un rapporto assolutamente paragonabile a quello di tutte le altre. Sono tre anni che cerchiamo di convincerci del contrario, senza riuscirci. Perché dobbiamo raccontarci la favola della ‘governance’ pubblica collettiva? La goverance è esercitata, nelle spa (soprattutto se quotate), da chi ha pacchetti azionari pesanti. Gli altri guardano. Punto. E' la realtà. E allora perché prendersela con chi vuol dire questa semplice verità, dimostrando che ‘il re è nudo’? Le cose non cambieranno per il simbolico voto contrario di una città di provincia. Tutto andrà secondo i programmi. Forse, però, ciò servirà ad attrarre l'attenzione su un tema squisitamente politico, di cui nessuno parla in tv”.
Se nel suo partito, fuori da Forlì, Balzani fatica a trovare appoggi, così non è nel mondo associativo. Già è nota da tempo la posizione contraria dei comitati “Acqua pubblica”, ai quali si aggiungono anche Wwf e Legambiente. Per il Wwf, la fusione “contraddice la volontà degli italiani espressa chiaramente con i referendum dello scorso anno. La creazione di una mega società per azioni per la gestione di servizi come quello idrico o quello del ciclo dei rifiuti va nella direzione di condizionare agli interessi del mercato servizi essenziali per la salute dei cittadini e per la tutela ambientale. La fusione tra Hera ed Acegas Aps – le multiutility che in Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia si occupano di acqua, ma anche di rifiuti ed energia – dimostra la volontà di gestire i servizi pubblici locali secondo una logica privatistica di mercato, nonostante la maggioranza assoluta degli italiani, attraverso il referendum del 12 e 13 giugno 2011, si sia pronunciata in senso contrario e nonostante la Corte Costituzionale sia recentemente intervenuta (sentenze n. 199 e 200 del 2012) per ribadire l’esito referendario”.
Legambiente Emilia Romagna invita i consigli comunali di Modena e Bologna a sospender il voto sulla fusione. “Troppi i dubbi sull'operazione, testimoniati dal disorientamento e contrarietà di molti consiglieri di maggioranza. Merola come presidente di Atesir dovrebbe essere il primo a muoversi con cautela. Sono molti, infatti, i casi in cui le maggioranze si sono spaccate e in cui i consiglieri hanno dimostrato di non avere sufficienti informazioni sulle ripercussioni di questa scelta, come è successo con i tanti voti  contrari e di astensione registrati tra i comuni di area forlivese, bolognese e modenese. La fusione, infatti, allontanerà sempre di più la possibilità di controllo dell'azienda da parte del territorio dove è nata e si è sviluppata, e rafforzerà il profilo privatistico delle sue strategie, che mette al primo posto il profitto, rispetto al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e del bene comune”.
A confermare questa prospettiva, secondo Legambiente, è anche la variazione allo statuto di Hera “quando nell’articolo 7 viene proposto infatti che la futura maggioranza pubblica della società non debba più essere saldamente in mano solo agli Enti locali, come ora, ma anche a soggetti il cui capitale sia ‘pubblico’, senza che siano Enti Locali. Questa modifica introduce la possibilità che soggetti come il Fondo strategico italiano (holding della Cassa Depositi e Prestiti), che ha già sottoscritto un impegno per entrare – dopo la fusione – nel capitale privato dell'azienda, vada ad occupare spazi di azionariato lasciati liberi dai Comuni che venderanno le proprie azioni sotto il peso dei tagli cui sono soggetti da anni. Così facendo gli Enti locali non avranno più la maggioranza della società, ma la condivideranno con Enti che, come la Cassa Depositi e Prestiti, già da un decennio hanno spostato i loro obiettivi dal soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e del bene comune, in direzione dei profitti”.