Longarone. La notte del 9 ottobre 1963, avvenne la grande tragedia del Vajont, che causò quasi duemila morti. Una frana finì nel lago sopra al paese, l’acqua fuoriuscì dalla diga omonima. Morirono quasi duemila persone. I sopravvissuti dei paesi limitrofi a Longarone furono solo qualche decina. Tra questi, le voci di Micaela Coletti e Gino Mazzorana, ormai tra i pochissimi rimasti, voci che raccontano storie di ieri, ma molto attuali.

Se su ciò accadde quella notte è stato scritto di tutto, molto meno, anzi, quasi niente si sta scrivendo su ciò che accade oggi. Sappiamo infatti che a seguito del crollo della cima del Monte Toc dentro la diga, il lavoro della diga è stato bloccato fino a poco tempo fa. Ma quasi niente viene detto sull’ allarme che Gino Mazzorana e Micaela Coletti, rispettivamente vicepresidente e presidente del “Comitato sopravvissuti del Vajont”, stanno lanciando da tempo: vogliono riaprire la diga. Già alcuni anni fa il cimitero che raccoglieva le 1500 vittime ritrovate (centinaia di cadaveri non furono mai ritrovati), è stato smantellato, per poi costruirne uno nuovo senza identità dei morti. “Vogliono cancellare la memoria del Vajont per riaprire la diga” ripetono Gino e Micaela, e infatti già una centralina elettrica dovrebbe essere montata proprio sotto l’ invaso. “Noi lo diciamo da tempo”, continuano Micaela e Gino “vogliono riaprire la diga utilizzando il margine che rimane dentro la diga. Stanno solo aspettando che i testimoni, i pochi rimasti muoiano o siano in grado di non denunciare più questo progetto e poi ripartiranno”. Micaela e Gino e il loro comitato sono isolati dalle Istituzioni che sembrano vogliano favorire il processo di riapertura, che viene evocato dal Comitato. Un motivo in più per ricordare quel giorno. Per impedire che possa ricapitare domani.

(Giuliano Bugani)