Imola. “Mi chiamo Jacopo Lanzoni e sono qui per reclutarvi tutti”. E’ bastata questa frase su Facebook del giovane dirigente del Pd che attualmente vive a Londra, ma torna spesso a Imola, per far esplodere una serie di commenti e di richieste di precisazioni alle quali Lanzoni ha risposto: “Vorrei candidarmi per la Camera anche nel caso, che ritengo quasi impossibile viste le direttive europee in tal senso, di cambiamento della legge elettorale”. Il suo nome era già stato sussurrato come possibile avversario dell’on. Massimo Marchignoli nel caso si tengano le primarie del Pd anche per la scelta dei deputati da mandare a Montecitorio.

Lanzoni sarebbe l’alternativa della sinistra del partito, ovvero dei seguaci del senatore Ignazio Marino che nell’ultima direzione in viale Zappi hanno criticato i vertici del Pd locale pur affermando che voteranno Pier Luigi Bersani alle primarie nazionali. Ma, forse inconsapevolmente, Lanzoni potrebbe alla fine fare il gioco di Marchignoli perché pare che in pista potrebbe arrivare anche un candidato “renziano”, impossibilitato in tal caso a giocarsi fino in fondo tutte le sue carte facendo il pieno degli scontenti riguardo all’operato del deputato originario di Castel del Rio.

Si vedrà anche perché intanto Gabriele Zaniboni, fra i fondatori di un comitato per Matteo Renzi che sta per raggiungere un centinaio di aderenti sotto il coordinamento di Davide Di Marco, ha messo al centro della discussione interna un articolo nazionale nel quale si sottolinea che “i popolari ambivano ad esercitare un ruolo significativo nel Pd. In effetti almeno alcuni di essi avrebbero avuto la possibilità di esercitarlo perché, memori di un partito che nella logica della Prima Repubblica stava solidamente al centro ma muovendosi verso sinistra, avrebbero ben potuto nella Seconda coprire un ruolo di cerniera in un partito di sinistra rivolto verso gli elettori di centro. Così non è stato perché essi hanno innanzitutto scelto la strada dei figli di un Dio minore. La massima ambizione in sede locale, è accaduto pure a Imola, è stata quella di fare i vicesindaci o i presidenti di provincia, quasi mai di fare i sindaci. Almeno su questo Matteo Renzi ha segnato una rottura. A questo atteggiamento in sede locale ha fatto poi riscontro una corrispondente scelta tattica sul piano nazionale: i quattro gruppetti in cui si sono segmentati hanno cercato ciascuno un'intesa separata col centro burocratico degli ex-Pci per garantirsi ciascuno una filiera correntizia scissa però da un ruolo politico effettivo. Bindi e Letta prima delle scorse primarie, Franceschini e Fioroni dopo di esse”.

Dunque, i mal di pancia fra gli ex popolari ci sono e, oltre al comitato di Vincenzo Zacchiroli a Castel San Pietro, a Medicina se ne sta costituendo un altro. E qualcuno pensa addirittura di mettere ancora in campo un candidato del Pd  alternativo al sindaco Daniele Manca. Si sta consultando lo statuto del partito per vedere se sia possibile, ma pare proprio di sì.

(Massimo Mongardi)